Quando il lupo fa audience e politica…

Bartelletti, direttore del Parco delle Alpi Apuane: non c’è molta differenza, tra chi agita le paure verso i profughi e chi lo fa contro i lupi

[21 febbraio 2017]

Cesare Bermani, nel 1991, ha scritto un libro stimolante sulle “Leggende metropolitane in Italia”, in cui sviluppa una teoria socio-etno-antropologica oggi largamente conosciuta e condivisa. L’autore osserva come, ai nostri tempi, si siano diffuse forme di “narrazione popolare” che continuano la struttura e le funzioni delle leggende tradizionali. Tuttavia, le nuove “leggende”, nate in ambiente urbano, non narrano più di imprese mirabolanti e di atti paranormali di santi, re, regine, cavalieri e altre figure reali o immaginarie. Da qualche tempo gli attori sono cambiati e, tra questi, troviamo gli untori che diffondono malattie del nostro secolo, i bambini rapiti/uccisi per la tratta di organi e perfino gli alligatori nelle fogne delle città americane, così come i lupi e le vipere lanciati col paracadute nei parchi a scopo di ripopolamento.

Racconti risibili fino ad un certo punto, perché talvolta appaiono verosimili e, soprattutto, dànno corpo ai timori, alle angosce e alle ossessioni collettive del nostro tempo. Sembra un Medioevo duro a morire, ma alcune di queste leggende, che fanno leva su istinti reconditi, sono uno strumento ricorrente per acquisire consensi politici. Non c’è molta differenza, almeno come fine strategico e conduzione tattica, tra chi agita le paure verso i profughi e chi lo fa contro i lupi.

Proprio su questo animale, vittima storica del pregiudizio umano, ritorna ciclicamente la scure della paura ingiustificata e strumentale. Un ulteriore esempio si trova nel servizio televisivo di Edoardo Stoppa sulla “questione lupo”, che è stato trasmesso da “Striscia la Notizia” nella puntata dell’8 febbraio scorso. Pieno zeppo di inesattezza e di notizie distorte, il reportage ha particolarmente indignato i biologi Paola Fazzi e Marco Lucchesi, che da anni collaborano con il Parco delle Apuane sulla gestione della fauna selvatica e del lupo in particolare. I due esperti hanno già tenuto ad informare la popolazione residente nell’area protetta e contigua, come quell’inchiesta televisiva contenesse una serie incredibile di affermazioni sbagliate. In effetti, destituita di qualsiasi verità è la tesi che il lupo appenninico sia stato “reintrodotto” in molte aree montane della Penisola, a cura dell’Unione Europea, dello Stato, delle Regioni ed “associazioni” varie. Secondo Fazzi e Lucchesi ancora più falsa è stata l’affermazione di Roberto Salvini, consigliere regionale, che ha parlato dell’ibridazione del lupo appenninico con lupi provenienti da altri territori e continenti, snocciolando fantomatiche cifre spese dalla Regione Toscana per questo fine con fondi comunitari.

I due biologi tengono molto al rapporto con le popolazioni del Parco, che hanno spesso incontrato con i Guardiaparco per trattare, in modo corretto, la complessa questione della prevenzione e mitigazione dei danni da lupo, dopo che la specie è ricomparsa anche nelle Alpi Apuane.

Riportiamo di seguito, le “controdeduzioni” di Fazzi e Lucchesi rispetto alle notizie distorte sul Lupo che “Striscia la Notizia” ha diffuso dieci giorni fa:

1) Non esiste e non è mai esistito alcun progetto di reintroduzione della specie in Italia, il lupo è tornato a ricolonizzare spontaneamente l’Appennino e parte delle Alpi dal momento che dal 1971 non è più cacciato e, da fine anni ’80, tutta una serie di aree protette sono state istituite, in particolare lungo la penisola, costituendo di fatto delle zone tutelate dalle quali la specie si è diffusa;

2) Le Regioni e molti parchi, oltre all’Unione europea, finanziano ricerche e operazioni di monitoraggio sulla specie ed azioni tese a minimizzare il conflitto con gli allevatori.

3) L’ibridazione è un problema di tipo “genetico” per la popolazione di lupo in Italia, dove sono presenti milioni di cani vaganti che si possono riprodurre con i lupi (appartenendo entrambi alla stessa specie, poiché il cane deriva dall’addomesticamento avvenuto in tempi preistorici proprio del lupo). Ciò non porta a lupi più confidenti e meno aggressivi, come dimostrano gli studi fatti a riguardo ed ancora in corso. Oltre a ciò, l’ibridazione è un fenomeno causato dalla mala gestione dei nostri cani, ma non provocato “direttamente” dall’uomo.

4) Il sequestro di molti allevamenti di cani lupo “cecoslovacchi” avvenuto all’inizio dell’anno non c’entra affatto col problema dell’ibridazione del lupo; in quel caso certi allevatori disonesti volevano ottenere animali sempre più simili ai lupi (per soddisfare le richieste dei clienti) incrociando i cani lupo “cecoslovacchi” con lupi provenienti da fuori Italia. Nessuno degli ibridi risultanti sta vagando per le campagne ma sono tutti sotto sequestro e “tracciati” dai Carabinieri Forestali.

di Antonio Bartelletti, Direttore del Parco regionale delle Alpi Apuane

pubblicato sul sito internet del Parco