Lupo, come costruire la convivenza tra dialogo sociale e soluzioni condivise

«In un’epoca in cui si è ripreso dal rischio di estinzione e la sua presenza aumenta, i conflitti restano localmente elevati e richiedono una strategia di gestione integrata»

[10 novembre 2017]

530 lupi in Toscana, 150 in Piemonte, 6 branchi in Trentino: sono solo alcuni dei numeri presentati nel corso del simposio internazionale “Il lupo e le attività umane”, congresso conclusivo del progetto Life Medwolf. Cifre che evidenziano come il lupo sia tornato su Alpi e Appennini, con dinamiche di espansione territoriali e numeriche che, pur se del tutto spontanee, stanno creando problemi di tipo economico alle attività zootecniche a livello locale.

In Toscana, regione che più ha investito in Italia sulla conservazione e gestione del lupo, i risarcimenti ai danni causati dal predatore ammontano a più di 700 mila euro all’anno per l’ultimo triennio. A questi, l’amministrazione pubblica ha cercato di porre rimedio attraverso misure di prevenzione: recinzioni fisse e mobili, ma anche cani da guardianìa, che sono costate circa 180 mila euro all’anno nell’ultimo quinquennio. Ben 74 recinzioni fisse in metallo sono state posizionate nella sola provincia di Grosseto come strutture di ricovero notturno grazie al progetto Life Medwolf. Insieme ai 56 cani da guardianìa, hanno mostrato che, se utilizzate in modo appropriato, le strutture di prevenzione evitano la predazione sulle greggi protette, riducendo significativamente i livelli di perdite.

Nonostante il corretto utilizzo delle opere di prevenzione possa mitigare i danni, la ricolonizzazione da parte del lupo di aree dove gli allevatori non sono più “adattati” alla sua presenza è una sfida, in Italia come in Portogallo, dove sono situate altre due aree coinvolte dal progetto Life Medwolf. A partire dal 2012, infatti, la presenza del lupo ha iniziato ad aumentare nei territori a sud del fiume Duero, lungo il confine con la Spagna. Questa costituisce un’area importante per la conservazione europea del lupo, dal momento che consente il collegamento tra la popolazione portoghese e quella spagnola situata a sud del Duero, ma è anche una zona caratterizzata da un’elevata vocazione alla pastorizia, in maniera molto simile a quanto accade in Maremma. Per questo motivo, anche in Portogallo il progetto Medwolf ha cercato soluzioni condivise per ridurre l’impatto della predazione sul bestiame libero. Attraverso il coinvolgimento di 31 allevatori, sono stati donati 34 cani da guardinania della razza Serra da Estrela e posizionati 34 recinti fissi, dimostrando come tali misure possano ridurre il numero di attacchi alle greggi anche fino al 90%.

A fronte dei risultati positivi evidenziati in tutte le aree ove vengano messe in atto, le misure di prevenzione e il risarcimento dei danni non sono però sufficienti. «In un’epoca in cui il lupo si è ripreso dal rischio di estinzione e la sua presenza aumenta in modo molto dinamico, i conflitti restano localmente elevati e richiedono una strategia di gestione integrata: una gestione del conflitto che si affidi esclusivamente al risarcimento dei danni è un approccio obsoleto ed inefficace», secondo Giancluca Catullo che per l’Istituto di Ecologia Applicata ha raccolto i dati di attacchi, danni e rimborsi da lupo in 17 regioni e 13 parchi nazionali.

La questione ha una connotazione spiccatamente sociale anche secondo Valeria Salvatori, coordinatrice del progetto Life Medwolf. «Proprio per questo motivo attraverso il progetto non abbiamo risolto il problema, che è tuttora molto complesso in una area come la provincia di Grosseto». Però Medwolf, attraverso la sua partnership complessa in quanto inclusiva di tutte le categorie sociali interessate, “ha avviato un percorso, un approccio, un coinvolgimento che, attraverso l’ascolto degli allevatori  e delle loro problematiche, traccia una strada che le categorie sociali potranno proseguire nei prossimi anni insieme alle istituzioni”, ha dichiarato la Salvatori.

«Quattro anni fa, alle prime riunioni della piattaforma locale di progetto – una sorta di tavolo partecipativo, ndr – ricordo che dissi che avevo accettato l’invito a partecipare, per discutere di questa problematica, perché mi sentivo solo. Ora non è più così: il percorso avviato con il progetto ha portato ad un ascolto dei miei problemi, dei problemi legati alla pastorizia», ha concluso Fabio Neri, allevatore di Grosseto vice-presidente di  Difesattiva, associazione creata nell’ambito del progetto.

di Filippo Zibordi – progetto Life Medwolf, per greenreport.it