Le politiche Ue l'hanno favorito, o addirittura lo mettono a rischio?

Lupo, orso, lince: luci e ombre nel ritorno dei carnivori in Europa

È necessario guardare a quelle situazioni specifiche che hanno consentito una reale convivenza a bassa conflittualità tra questi predatori e l’uomo

[29 novembre 2017]

Un gruppo di ricercatori internazionali, guidato da Spartaco Gippoliti della Società italiana per la storia della fauna “Giuseppe Altobello”, ha revisionato criticamente il “modello” di conservazione dei grandi carnivori nell’Unione Europea (Gippoliti et al. 2018. Europe as a model for large carnivores conservation: Is the glass half empty or half full? Journal for Nature Conservation 41). Infatti sulla base dell’aumento della consistenza delle popolazioni di alcuni grandi carnivori (principalmente il lupo) nell’Unione Europea, era stato suggerito nel recente passato che ciò fosse dovuto principalmente all’efficacia della legislazione ambientale dell’Ue.

Nel presente articolo si evidenzia come la situazione europea sia ben più complessa e come l’ingresso di diversi Paesi dell’Europa orientale negli ultimi anni abbia portato nell’Ue le popolazioni più stabili e vitali di grandi carnivori quali orso bruno e lince, ma che la salute di queste popolazioni non possa certo essere dipesa dall’attuale legislazione europea, semmai da quella preesistente.

Inoltre esiste oggi il rischio serio che le politiche europee (per esempio in campo infrastrutturale e agricolo) possano compromettere proprio la vitalità di queste abbondanti popolazioni est-europee.

Gli autori ritengono che il ritorno del lupo in Europa occidentale sia dovuto anche alle presenti condizioni socio-economiche di questi paesi, ma avvertono che queste condizioni possono cambiare anche molto velocemente.

Essi si mostrano quindi scettici sulla possibilità che la legislazione europea possa costituire un modello esportabile in altri contesti nel mondo. Si mette in evidenza, tra l’altro, che il modello socioeconomico europeo richiede un considerevole input di energia da territori esterni alla Ue; una situazione che in un pianeta finito non può essere replicata indefinitamente.

Meglio sarebbe, secondo gli autori, guardare a quelle situazioni specifiche che hanno consentito una reale convivenza a bassa conflittualità tra carnivori e uomo, come nel caso dell’orso marsicano negli Appennini o l’orso in Slovenia. Questi potrebbero realmente dimostrarsi modelli utili a chi si occupa di conservazione dei grandi carnivori in regioni ben più difficili ed economicamente svantaggiate.

di Corradino Guacci, Società italiana per la storia della fauna “Giuseppe Altobello” per greenreport.it