Lupus in fabula, o degli incredibili lupi toscani… a caccia di cacciatori

[12 dicembre 2014]

Un cacciatore della provincia di Siena, avventuratosi nel bosco di notte, sarebbe stato circondato da un branco di quindici lupi, rimanendo assediato per ben due ore e mezzo sul tetto di una casupola nel bosco (“Cacciatore in balìa di un branco di lupi: salvato dopo oltre due ore di angoscia”).

La notizia, pubblicata sul portale del quotidiano La Nazione, ha ovviamente avuto un certo risalto, soprattutto in internet, dove è divenuta in breve tempo virale,ottenendo quasi 7.000 condivisioni su Facebook.

Una notizia indubbiamente eclatante, che contiene due aspetti rivoluzionari rispetto all’etologia del canis lupus in Italia. Il primo è che il branco avvistato era di una “quindicina” di esemplari. Veramente tanti per le abitudini di questi animali, che nel nostro Paese sono solitamente composti da due-sette individui. La seconda, ancor più straordinaria e inquietante, è che i lupi si sarebbero dimostrati sicuramente interessati all’uomo, un uomo adulto e in salute, al punto di non averne paura e di assediarlo per oltre due ore.

Ed ecco che l’articolo è stato prontamente riportato in molti siti e blog dedicati alla caccia, ispirando una caterva di commenti, nei quali si sottolineava la pericolosità per l’uomo di questo famelico animale e l’incoscienza dei soliti ambientalisti, che con il loro miope comportamento hanno consentito a questa specie di proliferare in maniera incontrollata, mettendo a repentaglio non solo la sicurezza delle greggi, ma anche la vita delle persone. «Poteva essere una tragedia ma per fortuna l’esperienza del nostro protagonista ha fatto in modo che la brutta avventura si esaurisse con il lieto fine». E’ questo l’incipit dell’articolo, che non lascia dubbi sulla drammaticità dell’evento occorso al cacciatore.

Ma veniamo alla ricostruzione dei fatti proposta nell’articolo. Non possiamo non notare una serie di aspetti che destano la nostra attenzione e fanno sorgere alcuni dubbi. Il primo: viene taciuto il nome del protagonista della vicenda. Dato il fatto così eclatante ci si sarebbe aspettati che la testimonianza fosse resa pubblica, infatti non si capisce per quale motivo il protagonista dell’evento abbia voluto celare la propria identità. Il giornalista motiva l’anonimato aggirando la questione con molta retorica: «Il nome non conta e quindi evitiamo di citarlo, contano invece molto i fatti, soprattutto come monito per chi pensa di poter sfidare i boschi e l’oscurità a cuor leggero, senza comprendere bene quali sono i reali pericoli». Insomma, secondo il giornalista l’identità del testimone sarebbe poca cosa, dato che conterebbero solo i fatti. A nostro avviso il protagonista di una vicenda dovrebbe essere considerato parte integrante dei “fatti”, mentre, se proprio bisognasse operare una distinzione, occorrerebbe distinguere tra fatti e opinioni, ma questa è un’altra storia. Andiamo avanti.

Nel racconto compaiono almeno due incongruenze. La prima riguarda le modalità dell’avvistamento: secondo quanto riportato nell’articolo il cacciatore avrebbe scorto per la prima volta i lupi a 250 metri di distanza, quando ormai erano le 18:30 circa: «La distanza iniziale dal branco di animali di 250 metri in breve si è ridotta ad appena un centinaio, fino a che il cacciatore, senza fucile perché dopo il tramonto la legge non consente di portarlo, si è reso conto di essere circondato. Per fortuna l’esperienza del nostro protagonista e l’abitudine a camminare nei boschi lo hanno consigliato a trovare un riparo sicuro, salendo sul tetto di una capanna».

L’articolo è datato 3 dicembre, e la storia narrata è «datata soltanto di qualche giorno». Controllando su un qualunque portale meteorologico si può constatare che il sole, il 30 novembre 2014, tramontava a Siena alle ore 16.41 e che quella settimana è stata una settimana di cielo nuvoloso e di maltempo. Quindi, alle 18.30 era ormai buio pesto, figuriamoci dentro a un bosco. Eppure il cacciatore protagonista avrebbe scorto il branco ad una distanza di 250 metri, riuscendo anche a contarli (una quindicina).

L’altro aspetto “curioso” è che, dopo essersi rifugiato sul tetto di una capanna, il cacciatore si è visto assediato dai lupi per oltre due ore. A quel punto avrebbe chiamato i propri familiari e alcuni amici, che giunti sul posto lo avrebbero tratto in salvo. Ci viene allora da chiederci perché non abbia chiamato la Polizia Provinciale o il Corpo Forestale dello Stato o altre forze dell’ordine, se la situazione era così pericolosa e drammatica.

L’articolo si chiude con l’ammonizione del cacciatore: «Per fortuna ho un’esperienza di boschi e animali, perché non voglio nemmeno pensare cosa poteva accadere ad un ignaro cercatore di funghi che si fosse trovato nella mia stessa situazione. Si tratta di animali che in certe situazioni possono essere davvero molto pericolosi per l’uomo».

In sostanza, nonostante la straordinarietà della notizia (così eccezionale rispetto al comportamento tipicamente riscontrato nei lupi), nonostante le incongruenze del racconto, l’articolo è scritto senza lasciare spazi a dubbi e perplessità. Lupus in fabula.