Urbanizzazione e evoluzione: come l’uomo accelera i cambiamenti nelle specie di animali e piante

«Gli esseri umani sono la più grande forza evolutiva del mondo»

[10 gennaio 2017]

Si sospettava da molto tempo che le aree urbane che abbiamo costruito e continuiamo a costruire a un ritmo forsennato, abbiano un importante effetto sulle specie animali, ora si è scoperto che questo effetto è sorprendente  ed è in corso e che può avere conseguenze significative per la sostenibilità degli ecosistemi globali.

A dirlo è un nuovo studio statunitense, “Global urban signatures of phenotypic change in animal and plant populations” , pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences da un team guidato da Marina Alberti, del Department of urban design and planning dell’università di  Washington . Seattle, che prende in esame 1.600 casi globali di cambiamento fenotipico – alterazioni dei tratti osservabili nelle specie come la dimensione, lo sviluppo o il comportamento –  e che dimostra più chiaramente che mai che «l’urbanizzazione sta interessando la composizione genetica di specie che sono cruciali per la salute e il successo degli ecosistemi».

La Alberti spiega: «Abbiamo scoperto un chiaro segnale urbano dei cambiamenti fenotipici e una maggiore variazione fenotipica nei sistemi urbanizzati rispetto all’antropizzato naturale e non-urbano, o di sistemi creati dagli esseri umani. I  risultati aprono nuove opportunità per far progredire la nostra comprensione del ruolo degli esseri umani nell’evoluzione della Terra: Collegando esplicitamente lo sviluppo urbano a tratti ereditari che interessano la funzione dell’ecosistema, possiamo cominciare a mappare le implicazioni del cambiamento  del tratto indotto dagli esseri umani per il benessere ecologico e umano».

Secondo i ricercatori, quasi tutti di origine straniera ma che lavorano per università Usa, «La rapida urbanizzazione pone nuove sfide per le specie, alcune delle quali si adattano o si trasferiscono,  mentre altre si estinguono. Con questo studio, abbiamo cercato di capire se i segni del cambiamento causato dall’uomo possono essere rilevati tra le specie negli ecosistemi urbani in tutto il mondo e in quale misura gli esseri umani e le nostre città e società potrebbero star accelerando questi cambiamenti».

Le .600 osservazioni del cambiamento fenotipico in diversi ecosistemi e regioni di tutto il tutto il mondo sono stati inseriti in una banca dati georeferenziata, cercando di discriminare tra i segnali antropici, le linee di base naturali e  i driver non urbani.

Sono stati valutati anche l’impatto relativo delle diverse attività umane, i “disturbi urbani”, compresi l’acidificazione e l’inquinamento degli habitat lacustri, lo spostamento degli animali, il caldo, gli effluenti di una centrale elettrica, la raccolta a lungo termine di alcune piante medicinali, ma anche gli evidenti effetti del riscaldamento globale sui modelli riproduttivi di uccelli.

I ricercatori sono convinti che «L’evoluzione urbana contemporanea influenzerà la sostenibilità dal livello dell’ecosistema urbano fino ad una scala planetaria».

Secondo la Alberti, «Il significato di questi cambiamenti è che influenzano il funzionamento degli ecosistemi. Possono inibire la capacità dei semi di disperdersi, causare l’esposizione a malattie infettive o anche cambiare i modelli migratori di alcune specie».

Lo studi presenta alcuni esempi: il riscaldamento globale causato dall’uomo sta  facendo anticipare la stagione riproduttiva di almeno 65 specie di uccelli che migrano nell’Europa occidentale; l’uso torri galvanizzate per le trasmissioni crea “nuovi habitat” caratterizzati da un’elevata tolleranza allo zinco in molte specie vegetali; le “scale” per la risalita dei pesci  hanno un impatto sulle dimensioni delle trote fario, con  conseguenti ripercussioni sui predatori e prede

John Marzluff , della School of environmental and forest sciences dell’università di Washington – Seattle, ha detto che «”I nostri risultati sulla regolazione rapida e sostanziale di molte piante e animali alle sfide di vivere in un mondo sempre più urbano, dimostrano il potere della selezione naturale mentre viviamo, lavoriamo, preghiamo e giochiamo. La offre anche una speranza a chi è interessato alla conservazione della diversità biologica: Certamente molte specie sono state e continueranno ad essere estinte dall’attività umana, ma ci rivelano come altre stanno evolvendo le strategie e le caratteristiche fisiche necessarie per convivere con l’umanità».

La Alberti conclude: «La ricerca richiede una nuova collaborazione tra biologi evoluzionisti, i biologi della conservazione e scienziati urbani per comprendere meglio come gli esseri umani possono influenzare i processi evolutivi e per informare le strategie di conservazione per guidare questi cambiamenti verso un futuro desiderabile».

Due ricercatori di questo team, Andrew Hendry (McGill University), Kiyoko M. Gotanda (University of Cambridge),  hanno pubblicato insieme allo svedese  Erik I. Svensson (università di Lund) lo studio  “Human influences on evolution, and the ecological and societal consequences” su Philosophical Transactions of the Royal Society B e dicono che rispetto all’epoca di  Charles Darwin «abbiamo una visione completamente diversa.  Una rapida evoluzione sta avvenendo intorno a noi durante tutto il tempo. Molti degli esempi più estremi della rapida evoluzione sono associati alle  influenze umane, il che porta all’affermazione spesso ripetuta che gli esseri umani sono “la più grande forza evolutiva del mondo”».