L’urina dei pesci essenziale per la sopravvivenza e la crescita delle barriere coralline

Sono i grandi pesci predatori che fertilizzano l’intero ecosistema delle barriere coralline

[18 agosto 2016]

urina pesci coralli

Gli anfratti e le superfici irregolari delle barriere coralline forniscono rifugio a molti pesci, che a loro volta restituiscono il favore rilasciando importanti nutrienti, sotto forma di urina, essenziali per la sopravvivenza e la crescita dei coralli.

E’ quanto emerge dallo studio “Fishing down nutrients on coral reefs”, pubblicato su Nature Communications da un team di ricercatori dell’università di Washington-Seattle, del Center for Biological Diversity, della Smithsonian Institution e della North Carolina State University, che dimostra che la pesca nelle barriere coralline dei Caraibi riduce di quasi la metà la quantità di questi nutrienti essenziali, mettendo in pericolo l’intero ecosistema.

Studi precedenti avevano dimostrato che i pesci rilasciano fosforo nell’acqua quando urinano, questo, combinato all’azoto secreto come ammonio attraverso le branchie, aiuta i coralli delle barriere a sopravvivere, ma i ricercatori avvertono che «Quando i grandi pesci predatori marini al top sono assenti, questo flusso di sostanze nutritive viene perturbato». Il principale motivo? Meno è grande il predatore meno nutrienti dell’urina ci sono in acqua.

Il principale autore dello studio, Jacob Allgeier, della School of aquatic and fisheries science dell’università di Washington, spiega che «Parte del motivo per cui le barriere coralline funzionano è perché gli animali svolgono un ruolo importante nel movimentare le sostanze nutritive in giro. I pesci sono in possesso di una gran parte, se non la maggior parte, delle sostanze nutritive in una barriera corallina nei loro tessuti, e sono anche responsabili del loro riciclaggio. Se si elimina un grosso pesce, rimoviamo  tutte quelle sostanze nutritive dall’ecosistema».

I ricercatori hanno esaminato 143 specie di pesci in 110 siti di oltre 43 barriere coralline dei Caraibi. I livelli di pesca nei vari siti cambiano: dal divieto di pesca assoluto al permesso di pescare i pesci più grandi. Lo studio ha scoperto che nelle barriere con i  pesci predatori più grandi sono stati trovati livelli sani di sostanze nutritive, al contrario le barriere con i numeri bassi di predatori in alcuni casi avevano quasi il 50 per cento in meno di nutrienti, tra i quali fosforo e azoto, essenziali per la loro sopravvivenza.

Allgeier  spiega ancora: «In poche parole, la biomassa di pesci nella barriera corallina viene ridotta dalla pressione della pesca. Se la biomassa si riduce, ci sono meno pesci che fanno  pipì. Questo studio è utile per capire modi alternativi in cui lapesca sta interessando gli ecosistemi delle barriere coralline».

In molte comunità delle barriere coralline, i pesci si rifugiano nei coralli durante il giorno e urinano preziose sostanze nutritive, poi, di notte, vanno a caccia di prede dentro e intorno alla barriera corallina.

Per questo sorprendente studio, Allgeier si è ispirato a una ricerca (Fish Schools: An Asset to Corals), pubblicata nel lontano 1983 su Science  da un team guidato da Judith Meyer, dell’università della Georgia, che dimostrò che le barriere coralline con i pesci crescono ad oltre il doppio della velocità dei reef dove i pesci sono assenti.

Le barriere coralline sono per definizione di un ecosistema delicato: sono altamente produttive in termini di biodiversità, ma non ci sono molte sostanze nutritive. Le barriere coralline sono quello che gli scienziati chiamano un ciclo dei nutrienti “stretto”, cioè ci deve essere un efficace trasferimento di nutrienti perché i  coralli possano  crescere. Questo ciclo è in gran parte controllato dai pesci, che trattengono nutrienti nei loro tessuti e poi li espellono attraverso le branchie e le urine.

Allgeier ha passato 4 anni a misurare la quantità di nutrienti nell’urina e nei tessuti dei pesci per poi costruire un enorme dataset con le dimensioni dei pesci e l’output di nutrienti e quanti ne immagazzinano nei loro tessuti.

Quando faceva la specializzazione,  Allgeier ha lavorato su Abaco Island, nelle Bahamas, che è diventata  il suo laboratorio, e ha catturato centinaia di pesci vivi, li ha messi in sacchetti di plastica per mezz’ora, poi ha misurato i nutrienti presenti nell’acqua prima e dopo. Ha scoperto così che la produzione di azoto varia in modo coerente con le dimensioni del corpo tra tutti i pesci, e che nell’urina dei pesci carnivori c’è più  fosforo che in quella degli erbivori più piccoli. Grazie a questi dati, che servono come base per i loro modelli, Allgeier e il suo team possono stimare la quantità totale dei nutrienti in uscita dai pesci,  conoscendo la dimensione specie e del corpo di pesce in una comunità di barriera corallina, e assicurano che «La robustezza dei modelli è notevole, resta solo di conoscere le dimensioni dei pesci e delle specie».

Allgeier, in collaborazione con scienziati dell’università della California – Santa Barbara, sta attualmente lavorando su modelli che mettono in risalto l’ammontare totale e i tipi di sostanze nutritive forniti dalle diverse specie di pesci alle barrire coralline  nell’Oceano Pacifico. Le barriere coralline continuano a diminuire nei Caraibi e in tutto il mondo, ma secondo Allgeier «Il contenimento delle pratiche di pesca che prendono di mira i grandi pesci predatori potrebbe aiutare a far recuperare le barriere».