La Polizia: «scoperto giro di carne nociva per la salute».

Macellazione clandestina nel Parco dei Nebrodi, 33 misure cautelari nel Messinese

Legambiente: «Agromafia efferata e pericolosissima, antica e moderna allo stesso tempo»

[14 dicembre 2016]

Oggi la Polizia di Stato di Messina ha eseguito 33 le misure cautelari «nei confronti dei componenti di un’associazione per delinquere che metteva in commercio alimenti pericolosi per la salute, poiché privi di controlli sanitari e quindi ad altissimo rischio per la trasmissione di malattie infettive, quale la tubercolosi».

In un comunicato la Polizia spiega che «Agli indagati viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di un numero elevato di reati tra cui: furto, ricettazione, maltrattamento e uccisione di animali, commercio di sostanze alimentari nocive, nonché truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio, falso, omissione in atti d’ufficio e favoreggiamento. I provvedimenti emessi sono due custodie cautelari in carcere, nove arresti domiciliari, 18 obblighi di dimora, un divieto di dimora e tre sospensioni dall’esercizio di pubblico ufficio».

Si tratta dell’operazione “Gamma Interferon”, con la quale i poliziotti del Commissariato di Sant’Agata Militello e della Squadra mobile di Messina, «hanno fatto emergere il coinvolgimento di allevatori e macellai, affiancati da medici veterinari in servizio presso l’Asp di Sant’Agata Militello, ciascuno con un preciso ruolo nell’organizzazione che aveva creato una filiera illegale e clandestina delle carni».

La Polizia spiega sottolinea che «C’era chi si occupava di reperire la materia prima attraverso furti e caccia di frodo all’interno del Parco dei Nebrodi. Si passava poi alla macellazione clandestina senza alcun controllo e rispetto di norme igienico-sanitarie; la carne così ottenuta finiva nelle macellerie a scapito dei consumatori ignari di ciò che compravano. L’organizzazione che aveva la conoscenza e il controllo del vasto territorio, utilizzava auto apripista per il trasferimento degli animali al fine di evitare i controlli da parte delle Forze dell’ordine. Il giro della carne clandestina era gestito da due gruppi che convivevano sul territorio senza scontrarsi, muovendosi in maniera autonoma; il primo gruppo si muoveva nella zona di Tortorici, il secondo in quella di Cesarò. Il primo gruppo, rispetto al secondo, aveva però l’appoggio dei veterinari dell’Asp di S. Agata Militello che  consentivano la “legalizzazione”, sulla carta, della carne, con falsa documentazione e apposizione di marchi identificativi sugli animali oggetto di furto. Dalle indagini sono emersi anche episodi in cui la presenza di capi non identificati o infetti non è stata registrata. Così come non è stata registrata la presenza di importanti quantitativi di farmaci irregolari e illegali da somministrare agli animali».

Secondo Rossella Muroni, presidente di Legambiente, «L’operazione di stamane è l’ennesima conferma della radicata presenza di vere e proprie organizzazioni criminali attive all’interno del Parco dei Nebrodi e nei territori circostanti. Proprio ieri abbiamo consegnato il premio Vassallo al sindaco di Troina, Sebastiano Venezia, per il suo impegno nel contrasto alla criminalità organizzata nel territorio del Parco in cui ricade il Comune che lui amministra. Ora, le indagini condotte dai poliziotti del commissariato di Sant’Agata di Militello, guidato dal vicequestore aggiunto Daniele Manganaro, stanno portando alla luce uno spaccato di agromafia davvero efferata e pericolosissima, antica e moderna allo stesso tempo».

I Anche il Cigno Verde siciliano evidenzia che «Da quanto emerge infatti dalle indagini, le persone indagate farebbero parte di una filiera criminale che prende piede con i furti di bestiame, prosegue con la somministrazione agli stessi di sostanze dopanti e illegali per finire con la macellazione clandestina, quindi la vendita al dettaglio».

Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia, conclude: «Il nostro plauso va alle forze dell’ordine, alla procura di Patti e a tutte le istituzioni che stanno sostenendo questo nuovo percorso di legalità all’interno del Parco dei Nebrodi  rispetto a un territorio dove appare troppo alta la commistione fra interessi pubblici e squallidi interessi privati, alle volte concentrate in singoli individui, come dimostra anche l’inchiesta di oggi. Colpire queste organizzazioni ecocriminali vuol dire sia salvaguardare l’economia sana e sostenibile di aree già gravata da grave crisi economica e occupazionale, dando una speranza per chi decide di rimanere e investire qui, che tutelare la salute dei cittadini, visto che la macellazione clandestina è la causa dell’impennata di casi di brucellosi e tubercolosi in questa zona del messinese».