Mala tempora currunt per i lupi, tra convivenza da ritrovare e ignoranza

[12 settembre 2014]

Mala tempora currunt per i lupi e i suoi “fratelli”. Se quelli italiano hanno ‘riconquistato’ tutte le Alpi, ma devono scontrasi dopo il loro ripopolamente con gli allevatori autoctoni con i quali la coesistenza finora è assai difficile, non va meglio ai loro “cugini” negli Usa. Un possibile “scambio di identità” è, infatti, al centro delle preoccupazioni per una normativa del North Carolina  che consente la caccia ai  coyote, anche con riflettori di notte, in 5 contee dove vive la sola  popolazione selvatica rimasta di lupi rossi americani (Canis rufus), uno degli animali più rari e minacciati di estinzione del mondo.

Le fucilate sono infatti una grande minaccia per il recupero del lupo rosso che si era estinto allo stato selvatico e che è stata reintrodotto nell’Alligator River National Wildlife Refuge. Attualmente ci sono un centinaio di lupi rossi selvatici che vivono tutti nella Red Wolf Recovery Area, in cinque contee della Albemarle Peninsula  nella North Carolina orientale, ma questi lupi spesso, ed anche in pieno giorno, vengono scambiati per coyote. Infatti lupi rossi e coyote sono apparentemente simili, anche per il colore della pelliccia e i giovani di lupo rosso  per peso e dimensione sono molto simili ad un coyote.

Per evitare che lupi e coyote si incrociano la US Fish and Wildlife sterilizza i coyote che vivono  all’interno dell’habitat del lupo rosso e il Southern Environmental Law Center  (Selc) avverte che «Sparare ai coyote sterilizzati annullerà l’efficacia degli sforzi per tenere sotto controllo la popolazione di coyote e comprometterà ulteriormente la popolazione nativa di lupi rossi».

Un problema che si è cominciato a porre dal 26 Luglio 2013, quando North Carolina Wildlife Resources Commission ha autorizzato la caccia coyote, sia di giorno che di notte, nell’area istituita per reintrodurre il lupo rosso.  Un regolamento temporaneo che ha finito per legalizzare la caccia notturna dalle auto con i fari ai coyote anche nelle 5 contee che sono l’ultimo rifugio dei lupi rossi.

Gli ambientalisti di Selc, Red Wolf Coalition, Animal Welfare Institute e Defenders of Wildlife si erano rivolti alla giustizia ed erano riusciti a far sospendere la validità di un provvedimento simile del 2012 almeno nell 5 contee della Albemarle Peninsula ed ora il Selc ha notificato alla North Carolina Wildlife Resources Commission una denuncia per violazione dell’ Endangered Species Act federale per aver «Consententito la caccia di coyote all’interno della Red Wolf Recovery Area» ed altre associazioni ambientaliste minacciano di richiedere una “federal enforcement action” se  la Commissione non prenderà misure per proteggere i lupi rossi.

Questi lupi un tempo avevano un grosso areale negli Usa orientali, ma già negli anni ’60 erano praticamente estinti a causa della perdita di habitat e dei programmi di controllo dei predatori. Nel 1980 il Canis rufus  è venne dichiarato estinto allo stato selvatico e 7 anni più tardi partì il programma di reintroduzione, liberando lupi in cattività nell’Alligator River National Wildlife Refuge. Da allora il loro areale si è ampliato e comprende

Da allora, la gamma si è ampliata per includere 1,7 milioni di acri nel nord-est della North Carolina, l’unico Stato Usa cui vivono. Negli Usa qualche decina di lupi rossi vengono ancora tenuti in cattività per programmi  riproduzione in cattività, come parte di un programma di sopravvivenza della  specie.

Ma in natura la vita dei 100 lupi rossi superstiti non è facile, devono fare i conti con i soliti pregiudizio anti-lupo ed addirittura con le richieste dei cacciatori de di toglierli dalla lista delle specie protette.  Lupi rossi sono già stati uccisi perché “scambiati” per coyote.

Dopo che il Selc all’inizio della scorsa primavera era riuscito a far chiudere temporaneamente la caccia al coyote nella e er loro all’inizio di questa primavera che chiusa, almeno temporaneamente caccia coyote nella Red Wolf Recovery Area, il futuro dei lupi rossi è ancora in bilico: a fine di agosto, il Fish and Wildlife Service  Usa  (Fws) ha annunciato che il programma di recupero dei lupi rischia di essere sottoposto a una revisione di 60 giorni e di aver dato l’incarico al Wildlife Management Institute di valutare il programma, i risultati verranno poi utilizzati per decidere come procedere, il che potrebbe includere anche l’abbandono del programma di reintroduzione e salvaguardia del lupo rosso. Leopoldo Miranda, vice-direttore regionale degli Ecological Services della Fws, conferma: «Una volta che riceveremo a valutazione finale, la  esamineremo e prenderemo una decisione se continuare, modificare o terminare l’sperimentale della popolazione di lupo rosso nella  North Carolina orientale, se non è essenziale».

Sierra Weaver, un avvocato del Selc ha detto al  News Observer  che «Dovrebbe essere dato più tempo all’opinione pubblica per commentare la revisione» ed ha duramente criticato la Fws perché non ha pubblicato nemmeno un  avviso di riesame sul Federal Register, come richiesto dalla legge.

Ora, Selc, Project Coyote,  Animal Welfare Institute ed altre associazioni conservazioniste e ambientaliste stanno chiedendo di presentare osservazioni e proteste  per garantire il futuro dei lupi rossi e sottolinano che ogni tipo di pressione fatta sulla Fws serve. «Inoltre – docono le associazioni – , dato che i lupi rossi sono una specie protetta dal governo federale, indipendentemente da dove viviamo,  noi tutti dovremmo premere  per sostenere il loro recupero».

La data per presentare ossevazioni scade oggi e Project Coyote,  Animal Welfare Institute  invitano ad inserire nel sondaggio on-line del Wildlife Management Institute  e nelle osservazioni alcuni punti precisi: «In quanto predatori, i lupi rossi sono di vitale importanza per la salute e la biodiversità degli ecosistemi. La  Fws  dovrebbe aggiungere ulteriori siti di reintroduzione nel sud-est, secondo ‘areale storico del lupo rosso. Le generazioni future meritano di poter  vedere i lupi rossi in natura.La Fws è legalmente obbligata, secondo l’Endangered Species Act, sia a recuperare i lupi rossi che a seguire al meglio la scienza e non le pressioni politiche».