La malattie delle api domestiche minacciano gli impollinatori selvatici. Effetti potenzialmente devastanti

[19 gennaio 2015]

Un nuovo studio (Emerging viral disease risk to pollinating insects: ecological, evolutionary and anthropogenic factors)  realizzato da Robyn Manley,  Mike Boots e Lena Wilfert, del Centre for Ecology and Conservation dell’università Britannica di Exeter e pubblicato sul Journal of Applied Ecology,   ha fatto una scoperta molto preoccupante: i virus portati dalle api domestiche possono “saltare” nelle popolazioni di impollinatori selvatici, «con effetti potenzialmente devastanti». Per questo i ricercatori chiedono di introdurre nuove misure che impediscano l’introduzione di impollinatori malati negli ambienti naturali.

I tre scienziati dell’università di Exeter spiegano che «Le specie commerciali di api e bombi sono in genere utilizzate per impollinare colture come pomodori, peperoni e colza. I virus in veloce evoluzione trasportati da queste popolazioni gestite hanno il potenziale per decimare le specie impollinatrici selvatiche, tra cui api, sirfidi e farfalle, mettendo a rischio la biodiversità e la sicurezza alimentare». Il valore globale degli insetti impollinatori è stimato in circa 153 miliardi di euro all’anno e lo studio sottolinea che «I servizi di impollinazione commerciali sono forniti prevalentemente dalle api e dai bombi, ma gli impollinatori selvatici hanno un ruolo importante nell’impollinazione di colture e piante autoctone. Gli impollinatori negli ultimi anni hanno subito cali ed estinzioni, a causa della distruzione dell’habitat, con l’’utilizzo di pesticidi e le malattie infettive che svolgono  ruolo potenzialmente crescente.

La Wilfert ha detto che «Il nostro studio mette in evidenza l’importanza di prevenire il rilascio di impollinatori commerciali malati in libertà. Le malattie portate dalle specie commerciali interessano una vasta gamma di impollinatori selvatici, ma la loro diffusione può essere evitata migliorando le procedure di monitoraggio e di gestione. Gli apicoltori hanno la responsabilità di proteggere dalle malattie le comunità di impollinatori selvatici ecologicamente ed economicamente importanti».

I ricercatori hanno esaminato gli studi esistenti per determinare il potenziale dell’emergere di malattie basate sui virus della api domestiche  nelle comunità di impollinatori selvatici e dicono che il principale colpevole delle stragi delle colonie di api domestiche, l’acaro Varroa, un parassita che aiuta a diffondere malattie virali e può aumentare la loro virulenza, è pericoloso anche per gli impollinatori selvatici. «Uno di questi virus, il virus dell’ala deforme, è stato recentemente identificato come una malattia emergente negli impollinatori e la sua prevalenza nelle api commerciali è stata collegata alla sua esistenza in bombi selvatici – evidenziano alla Exeter – Il comportamento sociale delle api, dei bombi e delle vespe sociali offre le condizioni ideali per la trasmissione di malattie sia all’interno della colonia che tra specie diverse».

Ma il rischio di trasmissione di malattie può essere ulteriormente aumentato dalla cattiva gestione delle specie domestiche, compreso il trasporto internazionale di api senza controlli adeguati, gli allevamenti intensivi, lo scarso screening dei patogeni e l’immissione di api commerciali nell’ambiente che interagiscono liberamente con il lavoro degli impollinatori.

Vanessa Amaral-Rogers, dell’Ong Buglife, ha detto a BBC News Science & Environment che «i risultati dello studio dimostrano  un urgente bisogno di cambiamenti nel modo in cui il governo [britannico] regolamenta l’importazione di api. Le api da miele selvatico non possono più essere trovate in Inghilterra o in Galles, penso che siano state spazzate  via dalla malattia. Ora questi studi dimostrano come le malattie possono essere trasmesse tra le api mellifere allevate ed i bombi commerciali e che potrebbero avere un impatto potenzialmente drastico  sui nostri impollinatori selvatici che rimangono».

I ricercatori pensano in futuro di indagare su quali specie domestiche stiano trasmettendo la malattia ed inoltre stanno monitorando l’efficacia dei programmi di conservazione esistenti per determinare il loro successo nel proteggere popolazioni degli impollinatori selvatici.