Mammiferi italiani, istruzioni per l’uso, come comportarsi per avere un rapporto giusto con la fauna

Intervista all’autrice Paola Fazzi: come risolvere i dubbi prevenendo forme di conflittualità

[18 giugno 2018]

Paola Fazzi, dell’ufficio comunicazione dell’associazione termologica italiana (Atit), ed Emiliano Mori del Consiglio direttivo dell’Atit hanno appena pubblicato iI volume “Mammiferi Italiani:istruzioni per l’uso” (edizioni Belvedere)  che verrà presentato ufficialmente a Firenze il 21 giugno alle 16.15, in occasione dell’ XI congresso del l’atit.

Un lavoro impegnativo e necessario,  che nasce come seconda monografia dell’ufficio comunicazione dell’Associazione teriologica italiana, nato da un ‘idea di Mori e Fazzi per cercare di migliorare il rapporto tra uomo e mammiferi selvatici. La Fauna ed il mondo naturale sono da sempre un’ attrazione per le persone che spesso si avvicinano agli animali con un approccio eccessivamente animalista e disneyano, senza mantenere una corretta distanza che permetta il benessere di uomo e animali. Questo volume, rivolto specificamente ai non addetti ai lavori, quindi a tutti gli appassionati, curiosi, interessati, vuole fornire, grazie al contributo di diversi specialisti italiani, indicazioni per un corretto rapporto con la fauna. Vengono trattati argomenti generici come fotografia naturalistica, turismo naturalistico, recupero di animali in difficoltà, fino a casi specifici quali “regole di comportamento” in caso di incontro con carnivori, chirotteri, cetacei, mustelidi, roditori, specie aliene.

Per saperne di più abbiamo rivolto alcune domande a Paola Fazzi,biologa della fauna selvatica e guida ambientale. Ecco cosa ci ha risposto:

 

Come vi è venuta l’idea di questo libro, e perché?

Lavorare nell’ambito della conservazione della fauna porta noi tecnici  a rapportarci continuamente con il “grande pubblico”, e con appassionati e curiosi spesso geograficamente e culturalmente distanti dall’ambiente naturale. Moltissime persone dichiarano di amare gli animali e la natura e di essere attratti in modo istintivo da essi ma purtroppo nella grande maggioranza dei casi non sanno quali siano i comportamenti corretti da tenere in presenza di fauna, o quali siano le reali reazioni che gli animali selvatici potrebbero avere in determinate situazioni. Spesso le convinzioni che le persone hanno derivano da informazioni scorrette apprese in televisione o sui social network, se non da retaggi infantili (il fantastico mondo di Walt Disney in cui gli animali sono sempre disegnati come innocui, in pericolo ed indifesi). Ed è stato proprio a fronte dei continui video che compaiono su facebook in cui ignari cittadini si approcciano ad animali potenzialmente pericolosi o cercano di “salvare” individui che non si trovano assolutamente in difficoltà, che ci è venuta l’idea di coinvolgere diversi specialisti per scrivere questo Volume in cui si offre un manuale di istruzioni d’uso, delle semplici regole da seguire per vivere la natura e apprezzare l’ambiente ed i mammiferi selvatici senza mettere in pericolo né le persone stesse nè gli animali, ma godendo degli incontri con il massimo rispetto.

Si parla tanto di lupi e le fake news abbondano anche in televisione e sulla stampa nazionale (per non parlare di quella locale), ma in realtà molti – a partire dagli amministratori pubblici – non conoscono i mammiferi italiani, da quelli piccolissimi agli orsi. Quali sono quelli più in pericolo?

La biofilia, l’attrazione dell’uomo verso gli altri esseri viventi, è un processo molto forte ma spesso limitato ad alcune specie carismatiche. Il lupo è tra queste, ed è ritenuto una classica specie “bandiera”, che per il suo appeal attira naturalmente la curiosità di un numero notevole di persone. I fatti di cronaca lo portano poi ad essere continuamente al centro delle discussioni, ma in Italia sono presenti molte altre specie a rischio meno conosciute e che non ricevono la stessa attenzione. Diverse specie di chirotteri si trovano in uno stato di conservazione non favorevole a causa, oltre ad altri motivi, della distruzione dei siti di rifugio,  ma anche in questo caso leggende e paure infondate li rendono più perseguitati e meno noti; abbiamo poi la lontra, un mustelide legato agli ambienti fluviali  che si trova soltanto in piccoli nuclei ed in aree geograficamente limitate nella nostra penisola, l’orso marsicano, sottospecie a rischio e presente in numeri ridotti nell’ Appennino centrale, mentre tra i micromammiferi possiamo indicare il driomio e il moscardino. Si può  poi ricordare la lince, la lepre variabile, la balenottera, specie minacciate di cui però si parla pochissimo.

Quali sono le attività umane che mettono più a rischio i mammiferi selvatici italiani?

La perdita di habitat è una delle principali minacce alla conservazione. Attività come l’ampliamento delle aree urbane portano inevitabilmente ad una riduzione dell’ambiente disponibile per la fauna,  che si trova costretta in ambienti di estensione sempre minore e sempre più frammentati, con conseguenza di una diminuzione della biodiversità . L’agricoltura intensiva, con l’uso di diserbanti e pesticidi, le monocolture, e la meccanizzazione creano un peggioramento ed impoverimento della qualità del suolo che si ripercuote quindi sull’habitat delle specie selvatiche.

L’aumento della rete stradale e la scarsa (o nulla) attenzione alla realizzazione di sottopassi e sovrappassi per la fauna crea delle barriere che risultano in molti casi impenetrabili per la microfauna   e comunque fonte di sbarramenti per la macrofauna, aumentando quindi le collisioni ed impedendo attraversamenti anche in zone importanti di corridoio ecologico.

Altre riflessioni sull’impatto dell’uomo sulla fauna meritano di essere fatte riguardo l ’inquinamento in generale e in particolare quello delle acque, e più a largo spettro i cambiamenti climatici, che creano delle modificazioni ambientali che si ripercuotono su tutte le specie animali;  non ultimo il bracconaggio, ossia l’attività di prelievo di specie protette o in tempi e modi non consentiti dalle normative.

Quali sono le specie di mammiferi invasive e che impatto hanno sui mammiferi autoctoni? Gli alieni si possono “gestire” e come?

Una specie è considerata alloctona quando non appartiene alla fauna originaria di un sito ma vi è giunta tramite l’intervento accidentale o intenzionale dell’uomo. Una specie alloctona viene definita invasiva quando si espande rapidamente  creando impatti rilevanti su altre specie ed ecosistemi. Gli alieni sono una grave minaccia perchè possono entrare in competizione con le specie native, trasmettere loro malattie e parassiti provenienti dai luoghi di origine  e da cui gli autoctoni non sanno difendersi, ed ibridarsi arrivando quindi a degradarne il patrimonio genetico. Lo scoiattolo grigio è una specie invasiva proveniente da Nord America  introdotta accidentalmente in Italia ma che mette  a rischio la sopravvivenza dello scoiattolo rosso autoctono a causa della competizione per lo spazio e per le risorse alimentari. Nelle aree in cui è presente lo scoiattolo grigio, il rosso arriva ad estinguersi localmente.

Un altro mammifero alloctono invasivo è la nutria, anch’essa di origine americana, introdotta per la produzione di pellicce (il castorino) che con il suo impatto sull’ambiente danneggia gravemente gli ecosistemi creando impatti sull’agricoltura, agli argini fluviali e  alterando gli ecosistemi  a causa dell’impatto su alune piante. Non deve essere sottovalutata nemmeno l’azione predatoria su uova e pulcini di uccelli nidificanti a terra.

Fortunatamente è  stato da poco emanato un Regolamento Europeo recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive, con il quale si vieta la vendita, la detenzione e il rilascio di un elenco di specie (che verrà periodicamente aggiornato).

La gestione delle specie alloctone si basa sul contenimento numerico e dove possibile sull’eradicazione delle stesse, ma la più importante forma di gestione è la presa di coscienza da parte delle persone che posseggono specie aliene, del pericolo che le stesse creano all’ambiente, evitandone quindi la liberazione all’esterno. Deve inoltre essere evitata ogni forma di contrapposizione o sabotamento dei progetti in atto di contenimento o eradicazione.