Manifestazione nazionale per dire no alla soppressione del Corpo Forestale dello Stato

Cattoi: «Distanze siderali e antropologiche tra Cfs e Carabinieri»

[4 luglio 2016]

corpo forestale dello Stato

Il 5 luglio si terrà una manifestazione nazionale indetta delle sigle sindacali di categoria (Sapaf, Ugl Cfs, Fns Cisl, Cgil Cfs e Dirfor) per dire no alla “controriforma” Madia che prevede la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, e Marco Moroni, segretario generale del Sapaf, il primo sindacato per  numero di iscritti del Cfs dice che «Quella del 5 luglio sarà una giornata storica per il comparto sicurezza perché tutti i sindacati delle forze di polizia hanno aderito ad una protesta sacrosanta per difendere le funzioni di polizia ambientale e agro-alimentare, per dire no ad una militarizzazione che ci riporterebbe indietro di 35 anni e per urlare il nostro sì ad una vera riforma dei professionisti in divisa, che migliori l’efficienza e salvaguardi la storia e le peculiarità di tutte le giubbe, per usare una espressione cara al prefetto Gabrielli. Il nostro obiettivo è essere migliaia e sappiamo che con noi ci saranno tante associazioni ambientaliste, parlamentari di vari schieramenti politici e anche militari che parteciperanno a titolo personale, condividendo la nostra protesta che non è certo contro i carabinieri, ma a favore di una riforma che punti tra l’altro a portare maggiori diritti e forme di rappresentanza più democratiche pure tra chi indossa le stellette».

Per Moroni «Il governo Renzi e il ministro Madia possono rendersi protagonisti di una grande riforma del comparto sicurezza, che porterà il loro nome, se avranno la forza e il coraggio di non ascoltare le burocrazie interne e gli aspiranti generali alla Cesare Patrone, ahimè capo del nostro Corpo, che mirano solo ad una poltrona. Se invece proseguiranno sulla via della “controriforma’” spacciata per riforma, troveranno noi, tutti i forestali e i sindacati delle forze di polizia schierati e compatti contro questo tentativo di militarizzare la sicurezza e soprattutto di indebolire la lotta contro i reati ambientali e le ecomafie».

Alla vigilia della manifestazione interviene anche Maurizio Cattoi, segretario del Sindacato nazionale dei dirigenti e direttivi forestali (Dirfor) che in una lettera aperta ai parlamentatari scrive: «Giunti a questo punto della vicenda Corpo Forestale dello Stato, direi, dal nostro punto di vista, in articulo mortis della speranza di salvare principi e ragioni del tutto contrarie ad un progetto che riteniamo sbagliato e depauperante per il Paese, in questo breve spazio che ci è concesso crediamo di poter lasciare agli atti del Parlamento solamente la testimonianza di una grande amarezza: quella di vivere e di subire un genocidio culturale. Uso appositamente il termine di genocidio culturale per descrivere la cancellazione reale di un pezzo dell’Italia che funziona e che funziona bene da 200 anni, adattandosi alle mutevoli esigenze della collettività nel territorio montano e naturale, perché questo termine è stato coniato ed utilizzato, fino a pochi mesi fa, dal nostro Capo, l’ing. Cesare Patrone per descrivere il processo di cui stiamo ora discutendo, condividendo allora questa drammatica valutazione con tutto il personale forestale e tutte le amministrazioni locali d’Italia, le Unioni Montane, i Consigli Regionali e i Comuni che ci sono stati vicini e che tuttora percepiscono chiaramente l’assurdità di questa riforma».

Cattoi sembra avere mweno speranze di Moroni: «Abbiamo ormai capito che l’ultima istanza in materia di legittimità dell’operazione di militarizzazione del personale forestale sarà solo oggetto di contenzioso amministrativo, vista la sordità dei nostri interlocutori nel farsi carico di approfondire le clamorose criticità in ordine allo status giuridico di oltre 7000 dipendenti civili dello Stato, e per questo motivo non entro per nulla nell’argomento, ormai privo di interesse politico. Ma la ferita più profonda ed umiliante, quella che rappresenta la sintesi più completa dell’arco delle errate informazioni e delle mistificazioni su cui si è costruito l’intero procedimento normativo, è l’immagine consegnata alle Commissioni parlamentari dal Capo del Corpo, lo stesso che prima definiva genocidio culturale l’assorbimento della Forestale, quando oggi afferma che “questa scelta è pienamente giustificata dalla contiguità antropologica dei Carabinieri al Corpo Forestale dello Stato”. Ebbene, se c’è una distanza siderale, proprio nei termini antropologici alla Patrone, è proprio quella tra Forestali e Carabinieri. Si può dire, anzi, che non abbiamo nulla in comune, a parte il territorio che calpestiamo, così come lo condividiamo con i veterinari o le maestre d’asilo, ma che non per questo vengono militarizzati. Ci distingue ogni aspetto, dallo status giuridico fino alle modalità di esercizio della responsabilità e dell’autonomia nell’affrontare le situazioni emergenziali, dall’approccio tecnico e scientifico ai problemi della montagna e della popolazione rurale, alla polifunzionalità e alla versatilità nella governance a stretto contatto con le amministrazioni locali, con i Comuni, con gli Enti Parco, con le Associazioni di Volontariato di Protezione Civile e con le Associazioni Ambientaliste».

Per Cattoi dire che la struttura sarà potenziata è pura istificazione: «Il Forestale, una volta assunto, era esclusivamente per l’Ambiente, era “per sempre”, come i diamanti; adesso sarà a tempo e a ruolo ad esaurimento. Una classe direttiva di funzionari specialisti e laureati in dieci differenti discipline nell’attuale Corpo Forestale, cresciuta anche nelle Scuole della Polizia di Stato, costituirà nel progetto dell’Arma un cimitero degli elefanti, ufficiali militari, che non potrà più disporre di una struttura esclusivamente dedicata all’ambiente, perché a tutti appare chiara l’arbitrarietà e l’aleatorietà della destinazione descritta come “prevalente” nel progetto. La Forestale, le donne e gli uomini della Forestale hanno incarnato per 200 anni gli sforzi di un intero Paese nel perseguire i principi della sostenibilità delle attività umane in territori delicatissimi, preda del dissesto idrogeologico e della perdita di biodiversità, e li ha conservati integri dopo 200 anni restituendoli come dono al Paese e pronti ad un modello di sviluppo tutto da reinventare da parte di una politica assolutamente ingrata. Il NOE dei Carabinieri è nato nel 1986, 30 anni fa, e nel NOE non ci sono profili professionali permanenti, ma è piena e reversibile l’intercambiabilità con ogni altra mansione o specialità dell’Arma. Ora questo modello verrà applicato a tutto il personale forestale assorbito, che scientificamente verrà sostituito in pochissimi anni da altro personale militare la cui formazione non potrà che essere altrettanto generica perché non permanentemente finalizzata, ma sempre ancillare alle esigenze prevalenti della Difesa».

Il segretario nazionale del Dirfor scrive che quella del governo è «Una visione ingrata e miope, perché il Corpo forestale poteva ben definirsi fino ad oggi un’amministrazione smart, leggera, low cost anche per la Corte dei Conti, che si è mantenuta con i proventi dell’attività sanzionatoria soprattutto amministrativa, quella che scomparirà perché poco redditizia sotto il profilo mediatico ma che al contrario è da sempre, dalla nascita dello Stato Unitario, indispensabile per la manutenzione fine del territorio attraverso le norme regolamentari e non solo del codice penale. Anche la distanza tra la funzione di prevenzione di una polizia civile come la Forestale e la funzione repressiva ed ingessata di una forza Armata è antropologicamente e politicamente siderale. Per non parlare dell’educazione ambientale, svolta ora a 360° da ogni struttura del Corpo, e i cui risultati sono incastonati nella coscienza civile ed ambientalista degl’italiani».

Inoltre c’è un altro aspetto: «La Forestale è femmina al 20%, è quindi anche madre, madri che verranno come gli altri sottoposte al ricatto occupazionale di dover accettare lo status militare, ovvero una differente e penalizzante programmazione della vita privata, una drastica riduzione degli spazi di rappresentanza, il passaggio dalla giurisdizione della magistratura ordinaria alla magistratura militare dopo anni e decenni di lavoro professionale ricco e gratificante perché denso di rapporti trasversali ed intriso di società civile. Ci chiediamo quindi dove sta questa contiguità antropologica per cui il Corpo forestale viene fatto scomparire nei Carabinieri. L’unica contiguità antropologica evidente, a parere degli 8000 uomini e donne della Forestale di oggi, è quella nelle posizioni di Vertice, Forestale e Carabinieri, dalle quali lo stesso Capo della Polizia ha cercato di smarcarsi con molta chiarezza e lucidità politica ed amministrativa, prima di essere richiamato alla stretta osservanza del progetto di demolizione governativo».

Cattoi conclude ricordando che quello approvato dal governo è «Un progetto, già definito un errore, che è stato realizzato per conto del Parlamento con l’esternalizzazione ad una Forza Armata, non solo a nostro avviso, in modo assolutamente arido, ragionieristico, viziato da obiettivi che nulla hanno a che fare con l’ambiente e che dimostra già ora, prima di entrare in vigore, la distanza antropologicamente siderale tra i territori montani, rurali e naturali del Paese ed il soggetto istituzionale che si candida, non solo con obiettivi ed organizzazione confusi, alla loro tutela interna, ma addirittura con ambizioni di proiezione internazionale, utile più ad una diversificazione della propria immagine e di quella dei propri Vertici che alla risoluzione dei complessi problemi dell’Ecosistema ambientale Italiano. Se non sopravvive, un giorno la Forestale dovrà essere rifondata. Non basta una macchia di verde su una divisa nera per fare una riforma utile per il Paese».