Le specie che rendono elevata la biodiversità delle isole, sono anche quelle che con un tasso di estinzione più alto

Mappe genetiche per le farfalle delle isole a rischio cambiamento climatico

Le farfalle scomparse di Capraia e il Santuario dell’Isola d’Elba

[2 ottobre 2017]

Da molto tempo prima dei celebri studi di Darwin e Wallace, biologi e naturalisti si pongono alcune domande: «Come evolve la diversità di un’isola? Quali fattori rendono differenti le popolazioni insulari da quelle delle terre circostanti, a seguito di una particolare, e spesso unica, storia evolutiva, e talvolta spingendole all’estinzione?». Lo studio Rise and fall of island butterfly diversity: Understanding genetic differentiation and extinction in a highly diverse archipelago, pubblicato sul numero di ottobre di Diversity and Distributions cerca di fornire alcune risposte attraverso le farfalle dell’Arcipelago Toscano.

E non si tratta di risposte facili, visto che per terminare questo studio ci sono ci sono voluti 15 anni di lavoro da parte di un team di  ricercatori coordinato dal Leonardo Dapporto, del Dipartimento di biologia dell’università di Firenze e composto da  Alessandro Cini (università di Firenze e University College London); Mattia Menchetti (università di Firenze e, CSIC-Universitat Pompeu Fabra – Barcelona); Raluca Vodă, Simona Bonelli, Luca P. Casacci e Emilio Balletto (università di Torino); Vlad Dincă, Joan C. Hinojosa e Roger Vila, (CSIC-Universitat Pompeu Fabra e Biodiversity Institute of Ontario, università di Guelph); Stefano Scalercio (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, Centro di ricerca Foreste e Legno); Tim G. Shreeve e Roger L. H. Dennis (Oxford Brookes University); Heinrich Biermann, ricercatore tedesco; Leonardo Forbicioni, entomologo dell’Isola d’Elba; Umberto Mazzantini (Legambiente Arcipelago Toscano); Lucia Venturi (presidente Parco Regionale della Maremma); Franca Zanichelli (Parco Nazionale Arcipelago Toscano).

Un lavoro che ha portato al sequenziamento – con la tecnica del barcoding – di 1303 farfalle, e alla raccolta di dati ecologici e storici delle per le 52 specie di farfalle riportate nell’arcipelago Toscano e con campioni provenienti anche da Corsica e Sardegna. «I risultati – dicono i ricercatori – mostrano come certe caratteristiche ecologiche delle diverse specie possano facilitare la differenziazione genetica tra isole, ma anche renderne più probabile l’estinzione, generando ed erodendo, in un processo continuo, la diversità insulare». Per questo lo studio fornisce anche  materiali supplementari con le informazioni dettagliate di ogni singola specie.

Il team di cercatori spiega che  «Alla base di questa intensa indagine vi è il l’analisi genetica di un gene molto particolare ed importante: il gene mitocondriale per la citocromo ossidasi (COI). Questo gene è caratterizzato da un‘altissima variabilità sia tra specie diverse che tra popolazioni della stessa specie che tuttavia, per vari motivi storici, sono state caratterizzate da storie evolutive diverse. Le informazioni in esso contenute possono spiegare molto della storia di una popolazione e delle forze ecologiche a cui è sottoposta. In questo studio, i ricercatori hanno raccolto e sequenziato il gene COI  in individui di tutte le popolazioni di tutte le specie (48) che vivono nelle sette isole dell’Arcipelago Toscano. Il confronto con individui di Sardegna, Corsica e Toscana ha permesso di capire quali popolazioni dell’Arcipelago Toscano siano endemiche dell’area insulare tirrenica e da quale settore del Mediterraneo hanno colonizzato, in origine le sette isole. Inoltre, lo studio ha evidenziato come alcune caratteristiche ecologiche di alcune specie (capacità migratoria, uso di piante ospiti, fenologia e tolleranza climatica) potrebbero averne facilitato nel corso dei millenni la differenziazione, ma al tempo stesso facilitarne, oggi o in prossimo futuro, una possibile estinzione».

Dapporto sottolinea che «Il dato principale, e purtroppo allarmante, che emerge dallo studio è infatti che le specie che sono maggiormente responsabili dell’elevata biodiversità di queste isole, sono anche quelle che hanno mostrato un tasso di estinzione più alto sulle singole isole negli ultimi dieci anni. In particolare l’isola di Capraia ha visto svanire una parte considerevole della propria diversità di farfalle, probabilmente a causa dei cambiamenti climatici e della carenza di copertura forestale che avrebbe potuto mitigare gli effetti delle temperature crescenti. Questo lavoro, identificando quali siano per ogni isola le specie che contribuiscono maggiormente alla diversità genetica, rappresenta non solo un straordinario strumento conoscitivo per capire i meccanismi che regolano l’origine della diversità insulare, ma anche una risorsa essenziale per la conservazione diretta della diversità delle farfalle».

Ma le notizie non sono solo cattive, all’Isola d’Elba da quasi dieci anni è stato istituito, dalla stessa comunità per la conservazione delle farfalle insulari che ha redatto lo studio questo lavoro, il Santuario delle Farfalle Ornella Casnati di Monte Perone. «In quest’area – evidenzia Dapporto – la conservazione diretta delle farfalle si associa ad attività didattiche e di divulgazione allo scopo di far conoscere e proteggere al meglio la diversità unica delle farfalle di queste isole».

Il Santuario delle farfalle Ornella Casnati, inaugurato il primo maggio 2009 e dedicato da Legambiente ed Enel alla memoria della fotografa naturalistica di Legambiente Arcipelago Toscano che ha dato un contributo essenziale alla (ri)scoperta di una farfalla la Zerynthia cassandra che stata solo recentemente riconosciuta come specie distinta da Zerynthia polyxena  e che prima era stata segnalata all’Elba una sola volta nel 1932. Grazie ad alcune differenze con le popolazioni continentali la popolazione elbana si è rivelata una sottospecie endemica: Zerynthia cassandra linnea. Da lì è iniziata un’avventura scientifica che ha portato alla conferma della presenza di altre specie rare e di un’eccezionale biodiversità di farfalle all’Elba e nelle altre isole dell’Arcipelago Toscano. Lungo i circa due Km del magnifico percorso sono stati sistemati circa 50 cartelli che illustrano quasi tutte le specie di farfalle e gli habitat che possono essere osservati e le principali caratteristiche ambientali e biogeografiche che rendono questo luogo così importante per questi animali.

Dapporto aggiunge: «Questo lavoro, identificando quali siano per ogni isola le specie che contribuiscono maggiormente alla diversità genetica, rappresenta non solo un straordinario strumento conoscitivo per capire i meccanismi che regolano l’origine della diversità insulare, ma anche una risorsa essenziale per la conservazione diretta della diversità delle farfalle. Infatti, lo studio indica che se anche è vero che la presenza di un Parco Nazionale su queste isole e del Parco Regionale della Maremma sulla più prossima costa toscana rappresentano un elemento fondamentale per la conservazione delle farfalle e dei loro ambienti, di fronte a cambiamenti globali così intensi e rapidi come quelli che stiamo vivendo negli ultimi decenni, le strategie di pura conservazione possono non essere sufficienti a conservare l’intera fauna di farfalle. In questi casi possono essere necessarie azioni di conservazione volte a migliorare, non solo a conservare, la situazione attuale». del micro-endemismo elbano Zerynthia cassandra linnea, limitato a un’area molto ridotta dell’Elba e sottoposta a frequenti incendi».

Proprio il caso della farfalla  che ha dato origine all’istituzione del Santuario Ornella Casnati e è una dimostrazione dell’importanza del ripristino e della cura degli habitat, dato che, conclude Dapporto, «Zerynthia cassandra linnea è uno degli elementi micro-endemici più importanti ma che al momento è limitato a un’area molto ridotta e sottoposta a frequenti incendi».