Mare della Toscana: l’80% dei macro rifiuti che gettiamo in mare sono di plastica

[5 giugno 2013]

I risultati  del monitoraggio dei macro rifiuti marini galleggianti tra la Toscana e la Corsica, frutto di oltre  40 ore di osservazioni dirette in mare, non sono confortanti: «Più dell’80% dei macro rifiuti (più grandi di 25 cm) presenti in mare sia rappresentato da “plastiche”», gli oggetti più presenti sono  teli e buste di plastica, insieme alle  cassette di polistirolo per il pesce.

A rilevarlo è l’Accademia del Leviatano che ha presentato, al convegno sugli indicatori per la Strategia Marina tenutosi a Siena. uno studio pilota (“Composition, spatial distribution and source of floating marine macro litter, in the Northern Tuscan-Corsica marine ecosystem in the Pelagos Sanctuary, monitored along a transborder transect”), realizzato da Cristina Luperini (Accademia del Leviatano e del dipartimento di scienze della terra dell’università di Pisa), Antonella Arcangeli (del dipartimento difesa della natura dell’Ispra e del dipartimento di Scienze dell’università di Roma) ed Alberto Castelli (del dipartimento di biologa dell’università di Pisa).

La ricerca è stata resa possibile grazie all’utilizzo di traghetti della Corsica-Sardinia Lines utilizzati come piattaforme di osservazione ed è stata realizzata dall’Università di Pisa e dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). L’area monitorata è stata una “striscia di mare” larga 100 metri posta a fianco del traghetto e sorvegliata sistematicamente da un osservatore dedicato.

«In media – sottolineano i ricercatori dell’Accademia del Leviatano – è stata trovata una densità di macro-rifiuti pari a due oggetti ogni chilometro quadrato; lungo l’area di studio, la rotta transfrontaliera Livorno-Bastia, la densità di macro rifiuti è risultata essere simile».

E’ stata la Luperini a  presentare il lavoro al Convegno di  Siena al workshop “Biology and ecotoxicology of large marine vertebrates and seabirds: potential sentinels of Good Environmental Status of marine environment, implication on European Marine Strategy Framework Directive” ed ha evidenziato che «Tale protocollo oltre ad avere costi molto ridotti permette di conoscere il fenomeno dei rifiuti marini anche nei tratti di mare alto solitamente poco monitorati. “Il metodo”, è replicabile sia nel tempo sia nello spazio; durante il nostro studio abbiamo contato, all’interno della nostra striscia di 100 metri, un oggetto circa ogni 5 km percorsi. In particolare buste di plastica e reti fantasma possono essere molto pericolose per la fauna marina protetta come tartarughe e cetacei, sia per l’ingestione sia per l’aggrovigliamento. Anche per questo è particolarmente importante poter conoscere l’entità della loro presenza in alto mare. Durante il nostro studio abbiamo contato un oggetto in mare circa ogni 5 km percorsi».

L’Accademia del Leviatano  è convinta che, «Se ampliato in altre regioni marine Italiane, il protocollo di monitoraggio di marine litter, potrebbe essere il punto di partenza per verificare nel tempo gli effetti delle politiche per la riduzione dei rifiuti che finiscono in mare previste sia dalla marine strategy, sia dal recente decreto legge che vieta il commercio di buste di plastica non biodegradabili/biocompostabili per il trasporto di alimenti».