Marine Strategy, Silvia Velo: «La salute del nostro mare è critica. Impegnati a raggiungere buono stato ambientale»

La sottosegretario all’Ambiente conclude all’Elba la campagna informativa con Goletta Verde

[23 ottobre 2015]

Silvia Velo

Si conclude oggi a Portoferraio, all’Isola d’Elba, la campagna informativa sulla Marine Strategy voluta dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, assieme al Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano e realizzata dalla Goletta Verde.

Abbiamo intervistato la sottosegretario all’ambiente Silvia Velo prima del convegno finale “Turismo e Marine Strategy – Un mare in salute fa bene all’economia” al quale partecipa oggi nel capoluogo dell’Isola d’Elba. Ecco cosa ci ha detto:

La campagna informativa che Goletta Verde e il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano stanno realizzando per conto del Ministero  dell’ambiente sta ottenendo un buon successo.  Ma quanto ne sa l’opinione pubblica italiana  di una iniziativa  come la Marine Strategy così importante per l’Italia?

«La Marine Strategy è uno strumento fondamentale per la valorizzazione e la tutela del nostro mare e per la futura politica marittima dell’intera Unione europea. Proprio per questo, l’opinione pubblica non solo è conoscenza di questa direttiva, ma nei mesi scorsi ne è stata anche protagonista attraverso una consultazione pubblica. Abbiamo registrato le opinioni di cittadini e addetti ai lavori in merito a quanto è stato realizzato per l’attuazione della Direttiva  e li abbiamo coinvolti in maniera attiva nell’individuazione della strategia più idonea per raggiungere il buono stato ambientale dei mari italiani a partire dai programmi di monitoraggio».

Lei è l’esponente del Governo che più si è impegnata in questi mesi per l’attuazione e la diffusione della Marine Strategy: quali sono i punti di forza e di debolezza che ha riscontrato nell’attuazione di questa grande iniziativa europea per la salute e l’utilizzo sostenibile dei nostri mari?

«L’obiettivo della strategia marina è quello di preservare le diversità e la vitalità del mare, compreso il fondo marino, mantenendolo sano, pulito e produttivo. Un percorso che il Governo, attraverso il Ministero dell’Ambiente e con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, Istituzioni, associazioni, operatori di settore e mondo scientifico, sta portando avanti con successo. L’Italia, infatti, assieme a Olanda e Germania, è tra Paesi in regola con tutte le attività previste dalla Direttiva, uno strumento indispensabile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche una straordinaria opportunità per uno sviluppo sostenibile».

Uno dei temi ricorrenti nelle iniziative del tour di Goletta Verde sono i rifiuti marini, come intende il ministero affrontare questo problema?

«Il Ministero è fortemente impegnato sul tema dei rifiuti marini che segue con grande attenzione sia nei contesti nazionali che internazionali, con la piena consapevolezza che quella che negli ultimi anni è emersa come una delle principali minacce agli ecosistemi marini, va affrontata con un’azione coordinata a livello di bacino. Per fronteggiare la questione dei rifiuti marini il Ministero è attivo a livello Europeo e  Mediterraneo, attraverso l’implementazione della Direttiva sulla Strategia Marina e del Piano d’azione sui rifiuti marini della Convenzione di Barcellona, alla cui redazione ha fortemente contribuito. Abbiamo, inoltre, realizzato specifiche convenzioni con le regioni costiere per definire il fenomeno e sviluppare metodologie comuni di studio. Sono stati messi a punto protocolli e sono state avviate attività di monitoraggio, in particolare l’analisi dei rifiuti spiaggiati, delle microplastiche, la presenza di plastiche e microplastiche ingerite dagli organismi marini, in modo di potere sviluppare concrete misure per combattere la presenza delle plastiche e degli altri rifiuti nei nostri mari».

Quale è oggi lo stato di salute del mare italiano?

«La salute del nostro mare è critica. A livello europeo è emersa la consapevolezza di questa emergenza e ne è conseguita la definizione di una strategia che ha trovato espressione nella Direttiva. L’obiettivo è quello di raggiungere il buono stato ambientale entro il 2020, secondo un approccio transfrontaliero, che possa garantire la salvaguardia delle nostre acque.Il primo passo per affrontare questa sfida in modo adeguato è stato effettuare una valutazione iniziale che ha contribuito a individuare, secondo parametri scientifici, cosa si intende per buono stato di salute del mare. I risultati hanno confermato la necessità di azioni di miglioramento per la qualità delle acque, per la conservazione degli stock ittici, evidenziando il pericolo di inquinamento da idrocarburi e il rischio derivante dall’invasione di specie aliene».

Quanto c’è ancora da fare per centrare gli obiettivi della Marine Strategy?

«Il percorso è ancora lungo ma è chiaro come procedere al passo con gli altri Paesi Europei. Il 2015 ha visto l’avvio di un articolato sistema di monitoraggio che consente di raccogliere dati qualitativi e quantitativi riferiti all’ecosistema marino e alle attività che possono produrre effetti negativi su di esso. Allo stesso tempo, saranno definite azioni concrete per il mantenimento e il ripristino del buono stato ambientale. La sfida che l’Italia, assieme all’Europa, sta raccogliendo, è quella di continuare in questo percorso che richiede anche un forte cambiamento culturale: il mare è una delle risorse più preziose che abbiamo e può diventare una grande leva per lo sviluppo se saremo in grado di coniugare crescita economica e sostenibilità ambientale».