Marx e il Piano Paesaggistico della Toscana, Rossi difende il maxiemendamento del PD

[22 febbraio 2015]

Il presidente della Regione Toscana, Enrico rossi, sulla sua pagina Facebook ritorna sull’infuocata discussione scatenatasi intorno al maxi-emendamento al Piano Paesaggistico della Toscana presentato dall’assessore all’urbanistica Anna Marson e fino a pochi giorni fa strenuamente difeso anche dallo stesso Rossi che ora sembra aver preso le distanze dalla Marson che potrebbe dimettersi.

«Polemiche sul paesaggio, grida e serrate, accuse e invettive, Tanta politica strumentalmente contro il PD – scrive Rossi – Le mie linee sono queste. 1- Il piano deve essere approvato e deve conciliare lavoro e ambiente. 2- Gran parte del piano del paesaggio è condivisa dalla maggioranza. Infatti il consiglio regionale lo ha già adottato. 3- Ora in discussione sono soprattutto le cave.Chi pensa che si debbano chiudere esprime una posizione velleitaria che non tiene conto dei problemi del lavoro né del fatto che le cave appartengono da secoli al paesaggio delle Apuane. 4- Le attività di escavazione devono quindi essere regolate, contenute e controllare per ciò che riguarda l’impatto ambientale e paesaggistico. Soprattutto devono essere vietate nuove aperture sopra 1200 metri e si deve impedire che si distruggano le vette e i crinali. 5- la ricchezza che si produce deve essere meglio ridistribuita sul territorio. Per questo si dovrà premiare nelle concessioni quelle imprese che sviluppano sul posto la filiera produttiva e producano più lavoro. Insomma, il marmo scavato deve quanto più possibile essere lavorato nel distretto marmifero. È il lavoro infatti che aggiunge valore. Noi vogliamo tutelare il paesaggio, ma non lo vediamo in contrasto con il lavoro perché ci interessa anche il benessere degli uomini».

Rossi spiega che «Questo è il senso della citazione di Marx che ho fatto. E pure del mio impegno su questo tema».

Il presidente Rossi si riferisce a quanto scritto il 20 febbraio, sempre sulla sua pagina Facebook: «Sono in Val d’Orcia e attorno a me – nello splendore attorno a me – non c’è un lembo di terra che non sia stato plasmato dal lavoro umano. La bellezza del paesaggio, la sua salubrità, sono opera degli uomini. Intanto altrove si discute ancora del Piano del Paesaggio, come è giusto che sia in vista della prossima approvazione. Esso custodisce il nostro futuro, il modo di concepirlo, la nostra visione del lavoro e della natura. La filosofia con cui io mi accingo a votarlo è riassunta in uno dei tanti splendidi pensieri del giovane Marx, che spiega molto bene il nesso inscindibile e profondo tra natura, salute, lavoro e bellezza: “L’uomo è parte della natura. La natura è il corpo dell’uomo e con la natura egli deve stare in costante rapporto per non morire […]. Il lavoro, l’attività vitale, la vita produttiva stessa sono per l’uomo un mezzo per soddisfare il bisogno di conservare l’esistenza fisica […] ma l’uomo, libero dal bisogno fisico mediante il lavoro, produce in modo universale, secondo la misura di ogni specie e di ogni oggetto. Per questo l’uomo crea la bellezza e costruisce secondo le sue leggi” (K. Marx, Primo manoscritto economico filosofico 1844, paragrafo: [XXIV])».

Probabilmente Karl Marx non si riferiva alle cave delle Apuane, né tantomeno alle concessioni delle spiagge, quando scriveva queste cose 171 anni fa e molta acqua (e molti drammi, successi ed errori) è passata sotto i ponti della Sinistra da quell’epoca, così come quel che abbiamo davanti in Italia non è solo la bellezza frutto del lavoro umano della Val d’Orcia, ma il molto scempio della bellezza, del territorio e dell’ambiente, la crisi economica e ecologica del nostro Paese e del mondo, che sono anche loro frutto di un lavoro umano che non è stato il fulgido progresso immaginato da Marx per il futuro dell’umanità, grazie alla liberazione dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Ed anche dove c’è stata la rivoluzione proletaria le cose non stanno meglio e il lavoro non liberato si è trasformato in un disastro ambientale diffuso, come in Cina oggi e come nell’ex socialismo reale sovietico ieri.

Il Piano Paesaggistico, così come lo presentavano Rossi e Marson, prendeva atto di questo passaggio di epoca, anche per la Toscana, proponendo cose non certo rivoluzionarie, ma mettendo “a regime” vincoli  e nuove politiche di gestione/valorizzazione/tutela del territorio. Basta questo in Italia e Toscana per essere “rivoluzionari” e innovativi in un Paese che ha il record europeo di consumo di cemento e territorio e di dissesto idrogeologico.

E, visto che ci siamo, bisognerebbe capire cosa ne pensa, all’epoca del jobs act,  il PD di Renzi del marxismo resuscitato da Rossi e se le citazioni giovanili di Karl Marx sono utili solo quando c’è da contrapporre un’ideologia ormai rinnegata – magari non da Rossi –  alle proteste di chi, anche a Sinistra, ha un’altra idea progressista del rapporto uomo e natura, diversa da quella ottocentesca e novecentesca, da un paradigma meramente “produttivistico” del lavoro e dei consumi al quale sembra fare ancora riferimento il PD toscano e che, ci si consenta dirlo,  ci sembra abbia davvero poco a che fare con il “Primo manoscritto economico filosofico 1844” di Marx.