Mauritius, il cocktail cacca e siccità che fece strage di dodo e tartarughe (VIDEO)

Come 4.200 anni fa il Mare aux Songes si trasformò in una trappola mortale per 100.000 vertebrati

[5 maggio 2015]

Analizzando polline, diatomee e pigmenti fossili, lo studio “A deadly cocktail: How a drought around 4200 cal. yr BP caused mass mortality events at the infamous ‘dodo swamp’ in Mauritius” pubblicato su su The Holocene da un team di ricercatori olandesi, canadesi e tedeschi , apre una visione unica su come l’ecosistema insulare di Mauritius ha risposto ad una siccità estrema che lo ha colpito 4.200 anni fa. Gli scienziati ricostruiscono i cambiamento della vegetazione e delle  zone umide locali sotto l’influenza dell’innalzamento del livello del mare e del cambiamento climatico e di una siccità che ha portato ad mortalità di massa di grandi vertebrati nel  Mare aux Songes di quella che oggi si chiama Rock Valley.  Il Mare aux Songes rappresentava una fonte d’acqua fresca che attraeva i vertebrati in grandi concentrazioni, ma il brusco aumento della siccità indotta da incendi su Mauritius ha portato ad una diminuzione dei livelli dell’acqua e della superficie coperta dal Mare aux Songes,  portando ad un’ulteriore concentrazione di  animali in questo sito costiero. Il cuneo salino ha raggiunto l’acqua dolce ed ha provocato una progressiva salinizzazione.  Ma il colpo di grazia lo hanno dato gli escrementi degli animali che hanno prodotto condizioni ipertrofiche che, insieme alla salinizzazione ed alle temperature elevate, hanno creato un ambiente adatto per i cianobatteri potenzialmente tossici. Alla fine il Mare aux Songes  era diventato un cocktail micidiale dove hanno perso la 100.000  vertebrati per avvelenamento, disidratazione, calpestio ed altre cause, ma è anche diventato uno dei luoghi al mondo dove i resti fossili sono stati custoditi meglio.

Il principale autore dello studio, Erik J de Boer, un paleo-ecologo dell’università di Amsterdam, sul suo blog scrive che «L’estinzione del Dodo è un esempio iconico dell’impatto negativo che gli umani possono avere sul loro ambiente. Dato che si sa così poco di questo enigmatico uccello incapace di volare, gli abbiamo affibbiato l’immagine di una creatura infinitamente stupida e sgraziata. Di questa immagine se ne sono appropriati con il massimo profitto gli studi cinematografici Aardman (Pirates), Disney (Alice in Wonderland) e Blue Sky Studios (Ice Age). Però pubblicazioni scientifiche recenti mettono il dodo in una luce completamente diversa ( Hume 2012 ; Winters et al 2014. ). Nel numero di maggio di The dell’Olocene discutiamo di come il Dodo fosse ben attrezzata per le sfide difficili che ha dovuto affrontare nel suo ambiente naturale».

I fossili del Mare aux Songes sono stati scoperti nel 2005 e tra gli oltre 100.000 vertebrati finiti in 150 anni in quella zuppa di cacca e di acqua sempre più salmastra c’erano anche i Dodo (Raphus cucullatus) e le tartarughe giganti (cylindraspis spp.) oggi estinti ma che hanno subito una vera e propria ecatombe durante la grande siccità avvenuta ben prima dello sbarco degli olandesi che per primi colonizzarono Mauritius nel 1638.

Il  team internazionale di ricercatori ha collaborato sotto la bandiera della Dodo Alive Foundation  per esaminare in dettaglio l’impatto di questa catastrofe naturale su  un ecosistema isulare ed hanno tentato di rispondere a due domande: come si è formata questa trappola che è diventata il sogno di tutti i ricercatori di fossili e quale era la causa ultima degli eventi di mortalità di massa nel  Mare aux Songes (MAS).  

Secondo de Boer «I nostri dati mostrano come una grande siccità, 4200 anni fa, ha trasformato l’acqua dolce del MAS in un cocktail micidiale. Questo periodo secco prolungato è stata innescato dalla comparsa del regime climatico di El Nino-Southern Oscillation». La siccità regionale ha provocato incendi su Mauritius». Poi il tutto si è trasformato in un mix micidiale che ha sterminato gli animali.

De Boer sottolinea che «Il sito fossile fornisce una finestra unica sulla  risposta di un ecosistema insulare ad un evento climatico estremo. La vita sulle isole non è sempre stato un paradiso per quelle specie che si basavano su una fonte stabile di acqua dolce. Durante i periodi di instabilità climatica e siccità, le specie non territoriali, come i fenicotteri, le anatre e i piccioni, potevano spostarsi in altre parti dell’isola con un diverso micro-habitat. Tuttavia, specie dipendenti dall’acqua dolce, non volatrici e  territoriali, come il Dodo e la tartaruga gigante sono rimasti  legati alle pozze d’acqua locali e potrebbero aver sperimentato il collasso della popolazione dei colli di bottiglia climatici La persistenza di queste specie sull’isola durante il Quaternario dimostra la capacità di recupero di questi biota insulari. Il Dodo e le tartarughe giganti, tuttavia, si estinsero, come decine di altri vertebrati endemici, poco dopo la colonizzazione umana. L’introduzione di ratti e maiali, la caccia e la distruzione su larga scala delle foreste rappresentavano sfide difficili alle quali quasi tutta la fauna autoctona non era preparata».

Ma per de Boer  il vero insegnamento che viene dallo studio riguarda proprio Mauritius: «Come l’isola risponde all’attuale riscaldamento globale. E’ importante lasciare che le specie attuali su un’isola estremamente biodiversa abbiano lo spazio per rispondere ai cambiamenti climatici causati dagli esseri umani. Penso che dovrebbe essere in cima all’agenda politica ed una sfida per uno scienziato,  scoprire se siamo in grado di fornire alla biodiversità minacciata di Mauritius lo spazio sufficiente per sopravvivere alle prossime generazioni».

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