17 organizzazioni scrivono una lettera aperta ai parlamentari europei

Il Mediterraneo al collasso: il 95% degli stock ittici è sovrasfruttato

Nuovo rapporto sulla pesca: ogni euro investito in dati e controlli ha un ritorno di 10 euro

[10 ottobre 2013]

«Il Mediterraneo è vicino al collasso e rischia la distruzione ambientale». E’ questo l’allarme lanciato, a pochi giorni da un importante voto europeo, da 16 organizzazioni italiane appartenenti alla coalizione internazionale Ocan2012 (5 Terre Academy, Bottlenose Dolphin Research Institute, Centro  Ittiogenico Sperimentale Marino, Centro Turistico Studentesco e Giovanile, Federazione Italiana Pesca in Apnea, Fondazione Cetacea Onlus, Gas Pavia, Green Life, Gruppo Ricercatori Italiani sugli Squali, Legambiente, Marevivo, MedSharks, Oceanus, Slow Food International, Stazione Zoologica Anton Dohrn, Tethys Research Institute) e Wwf in una lettera inviata oggi agli europarlamentari italiani.

Le associazioni avvertono: «Per la pesca nel Mediterraneo siamo vicini al punto di  non ritorno. O si mettono immediatamente in atto misure per il recupero degli stock o assisteremo a breve a una crisi irreversibile delle risorse del nostro mare e dello stesso settore della pesca».

Il 23 ottobre il Parlamento europeo dovrà decidere se ripristinare, nell’ambito del nuovo Fondo Europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp),  gli aiuti alla costruzione di nuovi pescherecci nonostante il gravissimo degrado degli stock ittici o aumentare le risorse per migliorare la gestione della pesca attraverso la raccolta dati, i controlli e il recupero degli stock.

Le 17 organizzazioni italiane riprendono l’allarme lanciato dal Comitato scientifico, tecnico ed economico della pesca europea (Stecf)  che, poche settimane fa, ha rivelato il drammatico stato degli stock ittici del Mediterraneo: «Ormai al 95% pescati a livelli insostenibili», tanto che la stessa commissaria agli affari marittimi e alla pesca, Maria Damanaki ha detto: «Nel Mediterraneo gli stock sono sovrasfruttati così come lo Perano quelli dei mari del nord dieci anni fa. I paesi del Mediterraneo devono agire subito per fermare la pesca eccessiva prima che questa determini  un grave collasso  delle risorse e la distruzione ambientale».

Secondo i ricercatori dello Stecf, «Per ripristinare il livello di sostenibilità degli stock  mediterranei, bisogna ridurre in media la pesca del 45 – 51%, con punte del 90% per la pesca del nasello in alcune aree».

Le associazioni sottolineano che «Per la pesca italiana, poi, la situazione è persino più preoccupante. Nel Tirreno centrale e meridionale, nell’Adriatico meridionale e nello Ionio tutti gli stock esaminati sono sovrasfruttati».

Ecco Stato degli stock nelle aree di pesca intorno all’Italia secondo lo Scientific,Technical and Economic Committe for Fisheries:

Geographical Sub Area (GSA) 9 – Liguria e Tirreno settentrionale Tutti gli stock esaminati sono sovrasfruttati ad eccezione del gambero rosa. Per rispristinare ad esempio lo stock del merluzzo a livelli sostenibili la pesca dovrebbe essere ridotta dell’85%, quella dell’acciuga del 40%. Per lo stock della sardina basterebbe invece una riduzione solo dello 0.2%

GSA 10 – Tirreno Centrale e Meridionale Tutti gli stock esaminati sono sovrasfruttati. Per rispristinare ad esempio lo stock del merluzzo a livelli sostenibili la pesca dovrebbe essere ridotta dell’86%, quella del Gambero viola del 35%.

GSA 11 – Sardegna Tutti gli stock esaminati sono sovrasfruttati. Per ripristinare lo stock della triglia rossa la pesca dovrebbe essere ridotta dell’88%, quella del gambero rosso del 49%.

GSA 16 – Sicilia Meridionale Tutti gli stock esaminati sono sovrasfruttati ad eccezione degli stock di Scampi e sardine. Per ripristinare lo stock dell’acciuga la pesca dovrebbe essere ridotta del 20%.

GSA 17 – Adriatico Settentrionale Tutti gli stock esaminati sono sovrasfruttati  ad eccezione delle acciughe. Per ripristinare lostock della sogliola la pesca dovrebbe essere ridotta del 67%, quella del merluzzo del 90%.

GSA 18 – Adriatico Meridionale Tutti gli stock esaminati sono sovrasfruttati. Per ripristinare lo stock della cannocchia la pesca dovrebbe essere ridotta del 74%, quella del gambero rosa del 53%.

GSA 19 – Ionio Occidentale Tutti gli altri stock esaminati sono sovrasfruttati. Per rispristinare ad esempio lo stock del merluzzo a livelli sostenibili la pesca dovrebbe essere ridotta dell’82%, quella della Triglia dell’85%.

Proprio oggi la New economics foundation (Nef) pubblica la ricerca “Acque sconosciute” che rivela gli enormi vantaggi che deriverebbero per l’intero settore pesca se l’Ue decidesse di dedicare maggiori investimenti nella raccolta dati e nei controlli. «Attualmente gli aiuti dell’Ue per la raccolta dati (€ 51.000.000) e per le misure di controllo (€ 49 milioni) ammontano a € 100 milioni di euro all’anno. Un dato che rappresenta solo l’1% del valore complessivo potenziale delle catture dell’Ue – spiegano le 16 associazioni di Ocan2012 ed il Wwf – Ogni singolo euro investito nella raccolta dati e nei controlli potrebbe invece generare un ritorno di €10». Secondo la Nef questo farebbe «Triplicare gli attuali finanziamenti per la raccolta dati e i controlli potrebbe contribuire a ripristinare gli stock ittici e a generare un valore di € 3,2 miliardi per la pesca europea».

Le associazioni italiane concludono così la loro lettera agli europarlamentari: «La flotta di pesca dell’Unione è stata alimentata grazie anche agli aiuti per la costruzione di pescherecci e, nonostante questi siano stati interrotti nel 2004, esiste ancora una enorme sovracapacità di pesca rispetto alle poche risorse rimaste. Riproporre oggi questo tipo di aiuti è una follia. Ci auguriamo che il 23 ottobre il Parlamento europeo esprima il suo pieno sostegno a favore di tutte quelle misure che potenzieranno nei prossimi anni il recupero degli stock ittici, come la raccolta dati e i controlli, senza distrarre risorse per potenziare una flotta che in un mare svuotato non potrà più operare».