Un Mediterraneo con più “meduse” e meno pesci e la colpa è nostra

Tra le cause: sovra-pesca, barriere contro l'erosione costiera e porti turistici

[17 giugno 2013]

Arriva l’estate e cresce l’allarme meduse, confermate da notizie come quelle che provengono dal Mar Tirreno dove al largo dell’isola di Gorgona i pescatori segnalano l’inusuale presenza di una grande quantità di meduse  nelle loro reti, che rende difficile ed urticante la cernita del pesce.

A confermare e rilanciare oggi l’allarme intervistato dall’Ansa è Ferdinando Boero, docente di biologia marina all’università del Salento e ricercatore del Cnr,  che pochi giorni fa ha pubblicato lo studio “Review of Jellyfish Blooms in the Mediterranean and Black Sea” su a Studies and Reviews della General Fisheries Commission for the Mediterranean della Fao. Nello studio Boero sottolinea in particolare l’aspetto economico del boom delle “meduse” e spiega che in realtà «Il plancton gelatinoso è formato da rappresentanti dei Cnidari (vere meduse), Ctenophora (meduse pettine) e tunicati (salpe). I cicli di vita dei plancton  gelatinosi sono favorevoli ad eventi di fioriture, con enormi popolazioni che si costituiscono ogni volta che le condizioni sono favorevoli.  Tali eventi sono note fin dai tempi antichi e fanno parte del normale funzionamento degli oceani».

Ma negli ultimi 10 anni i media riportano un numero sempre più elevato di fioriture di questo plancton gelatinoso,  Boero spiega che questo risalto mediatico è dovuto al fatto che migliaia di turisti  vengono punti, ma che anche le attività di pesca vengono danneggiate o addirittura compromesse dalle meduse che mangiano uova e larve di pesce, mentre le praterie di piante marine costiere vengono invase da queste masse gelatinose. Lo studio sottolinea che «La letteratura scientifica riporta raramente questi eventi, così il tempo è maturo per affrontare questo squilibrio tra ciò che sta accadendo e ciò che è in fase di studio. Gli scienziati della pesca raramente considerano il plancton gelatinoso, sia nel loro campo di lavoro che nei loro modelli prodotti al computer, finalizzati alla gestione della popolazione ittica. La meduse sono una causa importante di mortalità dei pesci in quanto sono predatori di uova e larve di pesce, inoltre, si trovano a competere con larve e gli avannotti di pesci nutrendosi di loro cibo crostaceo».

Il rapporto rivede le attuali conoscenze sul plancton gelatinoso nel Mediterraneo e Mar Nero, «In modo da fornire un quadro per includere questo importante componente degli ecosistemi marini nella scienza della pesca e nella gestione di altre attività umane quali il turismo e lo sviluppo costiero».

Una delle cause che spiegano la proliferazione delle meduse è la sovra-pesca che sta facendo scomparire i grandi predatori marini: «Può realizzarsi un circolo vizioso, perché le meduse si nutrono di larve di pesci e avannotti u il che riduce ancora di più la resilienza delle popolazioni alieutiche già colpite dalla sovra-pesca – Si legge nel rapporto Fao – Così  la medusa potrebbe essere la goccia d’acqua che fa traboccare il vaso».

Lo studio fa l’esempio dell’impatto dello ctenoforo Mnemiopsis Leydi  sulle popolazioni di pesci del Mar Nero e quindi sulle attività di pesca, che «Ha mostrato che il plancton gelatinoso è una variabile importante nella scienza della pesca e che non può essere trascurato». Già negli anni ’80 furono messe in evidenza le gravi conseguenze che possono avere le meduse sugli stock alieutici, proprio quando la Mnemiopsis leidyi, una specie che solitamente vive nell’oceano Atlantico, venne accidentalmente introdotta nel Mar Nero, dove ha avuto effetti devastanti sulle popolazioni di animali marini , tanto da mettere letteralmente in ginocchio la pesca. Il problema si è risolto solo con l’arrivo nel Mar Nero di un’altra specie invasiva, la  Beroe ovata,  che si nutre delle Mnemiopsis.

Anche nel Mar Adriatico, da 20 – 30 anni, si osserva un calo delle popolazioni alieutiche opo diversi episodi di proliferazione delle conosciutissime ed urticanti meduse Pelagia noctiluca, come spiega la Fao, «Gli effetti combinati di questa medusa pelagica e della sovra-pesca hanno contribuito molto a ridurre le popolazioni di pesci adulti ad un livello che rende meno efficace la ricostruzione degli stock. Nel passato l’ecosistema era riuscito a far fronte agli episodi di proliferazione delle meduse, ma durante le invasioni degli inizi degli anni ’80 , ha preso un’altra direzione e non è ancora tornato alla normalità di prima della Pelagia».

Se è vero che i media a caccia di notizie estive ci “marciano”, è comunque vero che le meduse sono sempre più presenti negli oceani di tutto il mondo, il che porta diversi esperti a parlare di un «Cambiamento globale di regime, da un oceano di pesci ad un oceano di meduse, nel quale le meduse suppliranno i pesci».

Il rapporto di Boero sottolinea: «Benché le ragione che spiegano questo fenomeno non siano perfettamente comprese, esse comprendono senza dubbio, oltre la sovra-pesca: Il riscaldamento climatico che favorisce le specie tropicali; L’eutrofizzazione che si accompagna ad un aumento della ricchezza di nutrimenti nell’acqua;  Il ricorso massiccio alle dighe per prevenire l’erosione delle coste ed al gran numero di porti turistici, habitat ideale per le meduse che all’inizio della loro vita sono dei polipi».

Tra le misure indicate dal rapporto Fao per prevenire la proliferazione delle meduse quelle considerate più importanti sono: L’integrazione della ricerca sulle meduse con le ricerche alieutiche, Lo sviluppo di prodotti a base di meduse per l’alimentazione – alcune specie sono consumate in diversi Paesi – o la medicina; Altra possibilità: l’utilizzo della “medusa immortale” (Turritopsis nutricula), in grado di invertire il processo di invecchiamento e ricco di promesse, per l’elaborazione di prodotti rigeneranti per gli esseri umani; L’adozione di sistemi di allarme precoce che segnalano il pullulare di meduse, associati a delle barriere protettive negli allevamenti acquicoli.

Il rapporto comunque conclude che «Lottare contro la sovra-pesca, le emissioni di gas serra e le cause dell’eutrofizzazione migliorerebbe senza alcun dubbio la qualità dell’ambiente in generale e potrebbe così ridurre il numero di meduse»