Le aziende più colpite dagli attacchi sono quelle che non attuano misure di prevenzione

MedWolf: in provincia di Grosseto ci sono 21 branchi registrati di canidi. Alta la percentuale di ibridi

I dati sulle popolazioni e le analisi genetiche. In 16 branchi c’è evidenza di un’avvenuta riproduzione

[28 marzo 2018]

Oggi i tecnici del progetto Life MedWolf hanno presentato a Grosseto i dati sulla presenza di canidi nel territorio grossetano e spiegano: «Nel periodo marzo-settembre 2017 è stata svolta una indagine per valutare la presenza del lupo sul territorio provinciale, per arrivare alla stima di presenza accertata di 21 branchi».

L’area sottoposta ad indagine è stata suddivisa in 172 celle di 3×3 km,  in tutto 1,548 km2, circa 30% del territorio provinciale e 48% dell’area ritenuta idonea per il lupo. Dei  21 branchi fregistrati, 16  sono con «evidenze di avvenuta riproduzione».

A Life medwolf sottolineano che «Utilizzando tecniche di interpolazione e modelli di probabilità, si stima che l’area di presenza del lupo possa essere considerata di 2.216 km2, circa il 50% del territorio provinciale, e che l’area idonea sia non ancora interamente occupata (stima area idonea: 2.838 km2, 63% del territorio provinciale)», I ricercatori aggiungono che «Attraverso metodi di stima della popolazione basati sui modelli di cattura e ricattura dei genotipi, abbiamo stimato la presenza di 80 individui (95%CI = 50-109) prima del periodo riproduttivoConsiderando che la presenza del lupo potrebbe essere non stata rilevata in aree idonee, ed assumendo che invece tali aree siano occupate, la stima potrebbe essere di 22-24 branchi (includendo le aree al limite con le province di Viterbo e Siena) ed una popolazione di 86-115 lupi».

Per quanto riguarda la  presenza di  individui ibridi: «Dei 68 esemplari di cui è stato possibile definire il genotipo individuale, 32 sono stati classificati come lupi e 36 ibridi lupo-cane (53%), con 15 branchi sui 21 identificati che presentano almeno un individuo ibrido».

Dal 2014, anno in cui è stato istituito il rimborso diretto delle perdite subìte a causa delle predazione da lupo e in cui la Ausl 9 di Grosseto ha istituito il Registro delle redazioni, al 2017 «Sono stati denunciati in media 330 attacchi/anno – dicono a MedWolf – Tale misura degli eventi di predazione è sicuramente una sottostima, poiché molti allevatori non denunciano all’Asl per diverse ragioni. Da un campione di 63 aziende che ha subìto attacchi nel periodo luglio 2016-luglio 2017, emerge che il 30% degli attacchi subìti non viene dichiarato. In alcuni casi, gli attacchi non vengono denunciati alla Asl, ma riportati sui giornali locali. Il confronto tra gli attacchi denunciati e quelli riportati sulla stampa riconduce a circa il 20% di attacchi che non viene denunciato, spesso da poche aziende in cui il danno è ricorrente. Tra questi emerge una sola azienda che ha aderito al progetto Life  Medwolf Le aziende maggiormente colpite dagli attacchi predatori (cosiddette “croniche”) rappresentano una percentuale esigua rispetto alle aziende che subiscono danni (4%).

Dal 2014 sono state affidate 80 recinzioni e 46 cani da guardianìa alle aziende in provincia di Grosseto, contribuendo alla messa in sicurezza di circa 90 aziende e i ricercatori fanno notare che «Gli attacchi predatori nelle aziende che hanno adottato misure di prevenzione in generale subiscono una diminuzione del 47% dal momento della loro adozione funzionale, essendo concentrati nelle ore in cui gli animali non sono sottoposti ad alcuna protezione (74% degli attacchi alle aziende con protezione avvengono di giorno, al pascolo incontrollato). Confrontando gli attacchi subìti da aziende con e senza misure di prevenzione nel periodo luglio 2016-luglio 2017, emerge che il 67% degli attacchi avvengono in aziende senza misure di prevenzione e che dal momento che le recinzioni vengono utilizzate come ricoveri notturni, l’81% degli attacchi notturni avvengono a danno delle aziende senza misure di prevenzione. Le aziende con le misure di prevenzione hanno riportato un calo del 50% nella perdita dei capi».

L’istituzione dell’associazione DifesAttiva ha permesso agli allevatori di trovare opportunità di promozione del loro lavoro, di divulgare al pubblico generico ed agli ambientalisti le difficoltà che sono associate alla presenza del lupo nell’ambito della produzione zootecnica. Per MedWolf «Si tratta di un esempio virtuoso di collaborazione e condivisione delle responsabilità, senza mancare del riconoscimento delle difficoltà associate alla presenza del predatore. L’associazione ha firmato delle convenzioni con diverse istituzioni, come il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Il Parco Nazionale dell’Appennino tosco emiliano, l’Unione dei comuni della Garfagnana, per la corretta gestione dei cani da guardianìa ; e con il Wwf Italia onlus e Almo Nature per fornire supporto agli allevatori che hanno i cani da guardianìa, rappresentando così una opportunità di alleviare i costi associati alla loro gestione».

MedWolf ha fatto anche una valutazione del rischio predatorio: «Integrando i dati sulla presenza del lupo, è stato elaborato un modello di idoneità ambientale per la sua distribuzione sul territorio provinciale. Sono state utilizzate variabili ambientali quali la copertura forestale e la presenza di rete viaria, e i risultati riportano che i predatori occupano un’area pari a 2.216 kmq (50% il territorio della provincia). Integrando tale risultato con la dislocazione delle aziende sul territorio è stato elaborato un modello di rischio a livello provinciale. Sono state individuate le aree maggiormente esposte al rischio di predazione, e quelle che rappresentano il contributo maggiore a livello di prodotto interno lordo (Pil)».

Quello che è emerso dalle risposte a livello sociale è che «Le risposte degli allevatori che hanno adottato le misure di prevenzione sono decisamente positive: l’81% degli allevatori ritiene che le recinzioni siano uno strumento valido e il 74% dei beneficiari dei cani si esprime positivamente nei confronti del lavoro dei cani da guardianìa. Nonostante l’esito positivo nell’uso degli strumenti di prevenzione, la loro integrazione nel sistema di gestione degli allevamenti implica un carico di lavoro aggiuntivo, come viene riportato dal 60% dei beneficiari delle recinzioni e dai beneficiari dei cani. La maggior parte dei beneficiari (77%) ha espresso soddisfazione nei confronti dell’iniziativa di cessione degli strumenti di prevenzione e del supporto offerto dallo staff tecnico di progetto. A livello sociale si è rilevata una forte espressione di marginalizzazione e solitudine del settore allevatoriale, che non è necessariamente dipendente dalla presenza del lupo, ma che soffre anche della presenza di questo predatore. In alcuni casi l’adozione di misure di prevenzione è stata considerata come un palliativo che distrae le autorità competenti ed il settore coinvolto dai temi più importanti della gestione del lupo».

Ma a MedWolf non si nascondono i problemi: «Benché le misure di prevenzione siano considerate sufficientemente efficaci, in tutti i casi viene riportato un aumento del carico di lavoro per il loro mantenimento/funzionalità, che a volte non è considerato conveniente o possibile da mettere in atto». Comunque il bilancio finale è positivo: «Indipendentemente dall’esito delle misure di prevenzione, il progetto Life MedWolf  è considerato positivamente dalla maggior parte degli allevatori intervistati, anche in virtù delle azioni tecniche svolte, come la valutazione della presenza del lupo, la comunicazione ed il diretto coinvolgimento degli allevatori e la valutazione dell’efficacia delle misure installate. Molto apprezzate le iniziative svolte a supporto dello scambio di esperienze tra allevatori, e l’atteggiamento aperto dello staff di progetto anche nei confronti di allevatori che non hanno dimostrato disponibilità ad aderire alle iniziative progettuali. Il percorso partecipativo sperimentale svolto nei mesi giugno-luglio 2017 ha dimostrato un elevato grado di disponibilità dei diversi gruppi di interesse a partecipare ad incontri sul tema “gestione del lupo” e a condividere un processo decisionale che porti all’individuazione di interventi gestionali».