Mega-raduno scout a San Rossore: un confronto pubblico, triste ma importante

[16 giugno 2014]

Due comunicati, uno del Parco di San Rossore e uno della Riserva di Torricchio, annunciano con toni profondamente diversi un evento in qualche modo storico per quanto riguarda le aree protette italiane.

Una vera e propria disfida verbale, un confronto pubblico tra chi sostiene l’opportunità e la piena sostenibilità della mega-kermesse degli scout cattolici del 6-10 agosto nella tenuta di San Rossore e chi ne condanna il prevedibile impatto e ne chiede lo spostamento in una zona ambientalmente meno sensibile.

La disfida si terrà mercoledì 18 giugno alle ore 18 presso la Sala Gronchi della tenuta di San Rossore e vedrà l’uno di fronte all’altro Professor Franco Pedrotti, botanico, emerito dell’Università di Camerino, membro del Comitato Scientifico del WWF Italia ed ex Vicepresidente dell’Associazione, autore del primo piano naturalistico di un’area protetta italiana (Stelvio 1966), e il Dottor Andrea Gennai, direttore del Parco regionale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli e presidente Aidap.

Per chi scrive si tratta di un evento al tempo stesso triste e importante.

È triste perché mostra il grado di conflitto cui si può arrivare pur dichiarando di partire dagli stessi presupposti e punti di vista riguardo alla conservazione della natura. Ed è triste anche perché si è dovuti arrivare a una modalità così bislacca a causa dell’impossibilità di un confronto preliminare aperto e realmente rispettoso.

Negli ultimi due mesi – come ho già avuto modo di raccontare alle lettrici e ai lettori di “Greenreport” – la società civile, prestigiosissimi nomi del protezionismo italiano e pisano, intellettuali, associazioni ambientaliste e in ultimo persino cinque membri su sette dello stesso comitato scientifico hanno chiesto all’Ente Parco di fare un passo indietro e di riconsiderare la concessione della parte più sensibile della riserva per un evento di massiccio impatto antropico, mai visto nella storia delle aree protette italiane. Si è proposto sin dall’inizio di tenere comunque la route nel Parco, ma in altre zone. Niente da fare. I protezionisti, a volte figure come Fulco Pratesi e Franco Pedrotti senza i quali le aree protette italiane non sarebbero oggi quello che sono oppure i direttivi della Società Botanica Italiana e quello dell’Unione Zoologica Italiana, sono stati disinvoltamente definiti come incompetenti; nessun incontro è stato mai accettato dai vertici del Parco; il comitato scientifico è stato richiamato prontamente all’ordine dal Presidente che ha spiegato come esso avesse solo potere consultivo e addirittura che se fosse stato preliminarmente coinvolto dal Direttore si sarebbe commessa una grave illegalità, passibile di conseguenze difficilmente calcolabili.

Spiegavo già due mesi fa, quindi, che il copione era già tutto scritto e che non ci sarebbe stata alcuna deviazione dal percorso prescelto, qualunque ne fossero le incogruenze e le criticità. Spiegavo anche che tutto questo si intona perfettamente con lo stile del governo attuale molto efficacemente sintetizzato dall’elegante massima del Ministro del Lavoro: “Sono rispettoso dei rappresentanti delle imprese e dei lavoratori. Ci si incontra, si discute, si riflette ma quando il confronto si è esaurito chi ha il compito di decidere decide”. Con l’unica sostanziale differenza, in questo caso, che qui non vale neanche quella educata foglia di fico del “ci si incontra, si discute, si riflette”. Qui resta solo il “chi ha il compito di decidere decide”.

Né è un caso, quindi, che la “disfida” si svolgerà il giorno dopo che il presidente della Regione Toscana avrà presentato – a Firenze e con grande spolvero istituzionale – l’evento pisano di agosto.

Come ho scritto, non si tratta però solo di un evento, triste, evocatore di una storia sbagliata: si tratta anche di un evento importante.

È importante infatti che la tenacia del mondo scientifico e ambientalista abbia alla fine costretto i responsabili della pervicace scelta di San Rossore a un confronto diretto ed è importante che questo confronto squaderni pubblicamente tutte le criticità della route Agesci così come è stata programmata. Si tratta anzitutto di criticità ambientali (legate all’impatto del mega-evento sul delicato ecosistema del Parco), ma si tratta anche di criticità gestionali (legate a come va gestita un’area protetta), culturali (legate a come deve essere il rapporto tra enti di tutela, studiosi e mondo ambientalista) e democratiche (legate al rapporto tra enti di gestione, enti locali e società civile).

È prevedibile che nonostante l’avvicinarsi della route questo fronte rimarrà ancora caldo perché la ferita apertasi nel mondo ambientalista e nella società civile è molto più profonda di quanto mostrino di avvedersi i “decisori”. La “disfida di San Rossore” si preannuncia insomma come uno snodo importante di questa battaglia e va seguita con passione e attenzione.