Stati membri incapaci di sfruttare i fondi europei per la biodiversità

[17 settembre 2014]

“Il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) è efficace nel finanziare progetti che promuovono in modo diretto la biodiversità nell’ambito della strategia dell’Ue per la biodiversità all’orizzonte 2020?” Secondo la Corte dei Conti europea lo sarebbero se le opportunità di finanziamento offerte dal Fers fossero sfruttate appieno dagli Stati membri.

Questa è la conclusione dell’audit condotto dalla Corte. Un audit incentrato sull’efficacia del Fesr nel finanziare progetti che promuovono in modo diretto la biodiversità. La Corte ha dapprima esaminato in che misura gli Stati membri avessero beneficiato dei fondi Fesr disponibili e successivamente ha valutato la performance di un campione di 32 progetti in cinque Stati membri (Repubblica ceca, Spagna, Francia, Polonia e Romania).

Sulla base dell’auditi la Corte ha affermato che sebbene i progetti cofinanziati dal Fers nel campo della biodiversità rispondano alle priorità degli Stati membri e dell’Ue per arrestare la perdita di biodiversità, è necessario monitorarne il contributo effettivo e accertarsi che i loro effetti durino nel tempo. Molte attività riguardavano la predisposizione di piani di tutela e di gestione, che adesso devono essere attuati per conseguire risultati tangibili.

Quindi in vista del rafforzamento dell’impiego del Fers a favore della biodiversità, la Corte raccomanda alla Commissione di sostenere gli Stati membri nella definizione delle priorità di recupero della biodiversità nei programmi operativi; di valutare la complementarietà tra le azioni di promozione della biodiversità individuate dagli Stati membri nei programmi operativi ed i progetti finanziati da altri fondi Ue; di monitorare l’effettiva attuazione dei programmi operativi, in vista di una tempestiva e proattiva identificazione delle difficoltà.

Per tutto ciò la Commissione dovrebbe assistere gli Stati membri nel dar seguito a progetti preparatori, nel quadro di una politica di tutela attiva, specialmente a proposito dell’efficace attuazione di specifici piani di tutela e gestione di habitat e specie. Dovrebbe richiedere che i programmi operativi includano procedure per la valutazione delle modifiche ambientali ad habitat e specie in seguito agli interventi. Così come dovrebbe fornire consulenza agli Stati membri per quanto concerne l’applicazione delle norme disciplinanti il Fers in interazione con altri fondi dell’UE.

In aggiunta, la Commissione dovrebbe far sì che venga tenuta traccia in modo accurato della spesa diretta ed indiretta dell’Ue a favore della biodiversità (compresa quella per Natura 2000), e gli Stati membri dovrebbero agevolare questo compito fornendo i dati necessari.

La protezione della biodiversità costituisce una priorità ambientale fondamentale per l’UE. Una priorità ribadita dalla strategia dell’Ue per la biodiversità e da una serie di pertinenti strumenti normativi e politiche.

La biodiversità, infatti, è una questione trasversale, interdisciplinare, connessa a numerose normative di diversi livelli (accordi internazionali, direttive e disposizioni nazionali) e connessa a diverse politiche.  Politiche che hanno ognuna le proprie fonti di finanziamento Ue: il Fondo europeo agricolo di garanzia (Feaga), il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr), il Fondo europeo per la pesca (Fep), il Fondo di coesione (Fc), lo strumento finanziario per l’ambiente (Life), i programmi quadro per la ricerca e lo stesso Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr),

Il Fesr è uno dei fondi strutturali ed è destinato a promuovere la coesione economica e sociale tra le regioni dell’Ue. Ma può sostenere la biodiversità. E non solo quando è mirando direttamente alla promozione della biodiversità, ma anche quando non lo è. Basti pensare ad esempio, ai progetti nel campo del turismo, misure complementari incluse in progetti infrastrutturali come compensazione per i danni causati all’ambiente, e progetti per il trattamento delle acque reflue.