Messico: delfini addestrati dell’Us Navy salvare la vaquita dall’estinzione

Il governo federale messicano proibisce le reti da posta nell’Alto Golfo de California

[3 luglio 2017]

Messico ha annunciato l’intenzione di utilizzare dei delfini addestrati per  far spostare le ultime focene vaquita (Phocoena sinus)  in un’area marina protetta. S tratta dell’ultimo disperato tentativo di salvare il cetaceo più a rischio del mondo, del quale ormai ne rimangono solo 30 esemplari che vivono solo nelle acque del Golfo della California.

Il ministro dell’ambiente messicano, Rafael Pacchiano , ha detto che verranno utilizzati delfini dalla US Navy  specializzati nella ricerca di subacquei dispersi che verranno addestrati per individuare le vaquita: «Dobbiamo garantire che cattureremo il maggior numero possibile di vaquita per avere l’opportunità di salvarle».

Il governo federale messicano ha anche proibito  l’utilizzo di reti da posta che rappresentano un rischio elevato per l’esistenza di molte specie marine, alcune delle quali in pericolo di estinzione come la vaquita. In un comunicato il governo spiega che «La minaccia che da decenni travolge la focena messicana è stata una preoccupazione del presidente Enrique Peña Nieto da quando ha assunto il governo della Repubblica. Per questo motivo, ha chiesto di sforzarsi di costruire  il consenso con pescatori, scienziati, ambientalisti e organizzazioni della società civile, nonché con le varie agenzie governative coinvolte, per garantire la tutela di questa specie che vive nell’Alto Golfo de California».

A fianco del governo messicano nel disperato tentativo di salvare le  vaquitas ci sono associazioni ambientaliste internazionali come Wwf e Greenpeace e anche le Fondazioni di Leonardo di Caprio e Carlos Slim Helu, che hanno firmato un accordo di collaborazione con le autorità messicane per la realizzazione di misure concrete per fermare la predazione di piccoli cetacei.

Le reti da posta, che nell’Alto Golfo de California vengono utilizzate a partire dai primi anni ’70, sono vere e proprie pareti di fili sottili a maglia piccola, alte in media 5 metri e lunghe 30, note anche come “reti fantasma”, perché come spiega una nota del governo messicano, «Tendono ad essere abbandonata in mare, ma continuano a uccidere le balene, le tartarughe marine e gli squali, tra le altre specie protette che vengono catturate o gravemente ferite. La decisione di porre il veto al’’uso di questo tipo di attrezzo da pesca nell’Alto Golfo de California diventa rilevante per la responsabilità ambientale del Messico nel mondo per l’interesse di preservare non solo la specie di punta di questa regione geografica del Messico, ma anche altre, come il pesce totoaba e le tartarughe marine, dalla pesca illegale» .

La decisione di proibire le reti da posta, chiesta da anni dalle associazioni ambientaliste,  è stata s finalmente pubblicata sul Diario Oficial de la Federación e Jorge Rickards, direttore del Wwf México esulta: «Questo è un grande e incoraggiante passo in avanti sulla strada per salvare la vaquita, sempre che tale misura venga accompagnata da alternative di pesca per le comunità locali. Questo giorno segna una pietra miliare per il  mammifero marino più a rischio del mondo, perché questo divieto permanente delle rete da posta elimina l’unica minaccia nota per la Vaquita.  Mentre il governo messicano si è impegnato a sviluppare nuove tecniche di pesca per consentire ai pescatori locali di svolgere attività di pesca sostenibili e legali, il Wwf ribadisce la necessità per le comunità locali di avere un accesso immediato a all’utilizzo delle  alterative di pesca esistenti che non catturano le vaquitas. Il sostegno e l’impegno delle comunità locali è assolutamente fondamentale per gli sforzi di conservazione. Allo stesso modo, si richiede un’azione urgente e coordinata tra i governi di Messico, Stati Uniti e Cina per  porre fine al commercio illegale di vesciche natatorie di Totoaba che negli ultimi anni ha intensificato l’uso di reti da posta nell’Alto Golfo de California. Senza un’azione collettiva, rimangono a rischio sia le ultime vaquitas che l’incredibile biodiversità del loro habitat».