Metà delle tartarughine marine morte hanno lo stomaco pieno di plastica

Studio australiano. i rettili marini più giovani sono particolarmente vulnerabili

[24 ottobre 2018]

Secondo lo  studio “A quantitative analysis linking sea turtle mortality and plastic debris ingestion”, pubblicato recentemente su Scientific Reports da  un steam di ricercatori australiani della ommonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (Csiro) e dell’univeristà del Queensland,  «La plastica nell’ambiente marino è un crescente problema ambientale in crescita. Le tartarughe marine sono a rischio significativo di ingerire detriti di plastica in tutte le fasi del loro ciclo di vita con conseguenze potenzialmente letali».

Analizzando animali morti per cause note non correlate all’ingestione di plastica come gruppo di controllo statistico, gli scienziati australiani hanno studiato il rapporto tra la quantità di plastica ingerita da una tartaruga marina  e la probabilità di morte. Per farlo hanno utilizzato due dataset: uno basato sulle necropsie di 246 tartarughe marine e un altro composto da 706 dati tratti da un database nazionale sugli spiaggiamenti di tartarughe marine e dicono che «Gli animali che muoiono per cause note non correlate all’ingestione plastica avevano meno plastica nel loro intestino rispetto a quelli che sono morti per cause indeterminate o direttamente per ingestione di plastica (ad esempio attraverso la perforazione dell’intestino)».

I ricercatori australiani sono convinti che i risultati del loro studio rappresentano «un collegamento essenziale tra le recenti stime di ingestione di plastica e gli effetti di questa minaccia ambientale sulla popolazione di tartarughe marine».

Le tartarughe marine sono state tra le prime specie osservate mentre consumavano plastica e le prime segnalazioni di esemplari con sacchetti di plastica nello stomaco risalgono agli anni ’80.

Nonostante la grande attenzione che c’è sull’argomento, si sa ancora poco sull’effetto della plastica sugli animali marini; mentre alcuni materiali plastici possono passare senza far danno attraverso il sistena digestivo delle tartarughe marine, altri si accumulano fino ad ucciderli.

Il team australiano guidato da Britta Denise Hardesty della Csiro ha scoperto che più le tartarughe marine sono giovani più sembrano essere sensibili all’inquinamento da plastica: poco più della metà dei soggetti post-schiusa (quelli usciti di recete dal nido) e circa un quarto dei giovani aveva lo stomaco pieno di plastica, rispetto a circa il 15% degli adukti che aveva ingerito plastica.

Nell’Australia orientale, il numero di pezzi di plastica negli stomaci dei rettili marini varia da uno a oltre 300 e gli scienziati dicono che «Abbiamo trovato una probabilità di mortalità del 50% dopo che un animale aveva 14 pezzi di plastica nel suo intestino».

Un dato preoccupante che si va ad aggiungere a un altro recente studio secondo il quale il declino globale delle tartarughe marine rischia di far estinguere o di portarle sull’orlo dell’estinzione il 60% delle specie di tartarughe marine che nuotano nei mari e negli oceani del nostro Paese.