Partenza e arrivo a Livorno, tappe all’Isola d’Elba, Capraia, Corsica, Sardegna e Liguria

Microplastica: nel Tirreno concentrazioni simili a quelle delle aree più contaminate del Pacifico

"Plastic Pelagos", spedizione scientifica italo-francese nel Santuario dei Cetacei

[20 settembre 2014]

Si è conclusa la missione “Plastic Pelagos” per lo studio dell’inquinamento da plastiche nel Mar Mediterraneo, che era partita l’8 settembre dal porto di Livorno. Si tratta di una importante missione scientifica, organizzata nell’ambito del progetto Plastic Busters,  dall’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e dall’Università di Siena (Dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’ambiente) ed alla quale hanno partecipato i ricercatori del Laboratorio per il Monitoraggio e la Modellistica Ambientale (Lamma), dell’università di Ferrara e dell’Institut français de recherche pour l’exploitation de la mer (Ifremer) e del Groupe Tortues Marines del Museum National d’Histoire Naturelle di Parigi.

La missione italo-francese, a bordo della bordo della nave oceanografia Astrea dell’Ispra, ha attraversato le aree più sensibili del Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos,  toccando La Spezia, Genova, San Remo, facendo tappa nei  porti della Corsica, l’Asinara, isola d’Elba e Capraia, per poi tornare a Livorno il 18 settembre.

Al Consorzio Lamma spiegano che «Si è così potuta ottenere una fotografia dello stato di contaminazione da macroplastiche e microplastiche in una vasta area che comprende il santuario Pelagos, studiando in particolar modo l’impatto dei minuscoli frammenti di plastica (microplastiche) e dei suoi derivati su organismi sentinella, indicatori dello stato di salute del mare, quali ad esempio pesci, tartarughe, mammiferi marini come balene e delfini». Le notizie però non sono buone, la crociera scientifica ha ottenuto  «Risultati preoccupanti che evidenziano concentrazioni di microplastiche simili a quelle delle aree più contaminate del Pacifico». Al Lamma ricordano che «La presenza di “marine litter” (in particolare plastica) nell’ambiente marino è inclusa dalla recente direttiva europea sulla salute del mare, la “Marine Strategy” (2008/56/CE), proprio tra gli 11 descrittori qualitativi del buono stato ecologico delle acque marine».

Il Lamma ha contribuito alla missione “Plastic Pelagos” con un supporto alla scelta dei punti di campionamento. «Infatti spiegano ancora i ricercatori toscani – le  microplastiche, così come le macroplastiche, sono trasportate passivamente dalle correnti marine, i modelli di correnti operativi al Lamma hanno permesso di individuare le possibili aree in cui si possono trovarne maggiori quantità: in tali zone si sono concentrati i campionamenti, avvenuti filtrando le acque di superficie con un retino trainato dalla nave».

I 14 settembre ricercatori hanno messo a mettere a mare un float, cioè «uno strumento oceanografico in grado di funzionare da profilatore autonomo, misurando, a vari livelli di profondità, parametri marini come temperatura e salinità». Il float  trasmette periodicamente la propria posizione, consentendo così  di tracciare le correnti marine di superficie e più profonde; dati che saranno successivamente utilizzati come strumento di calibrazione degli output dei modelli  idrodinamici, operativi al Lamma.

Il float, finanziato nell’ambito del programma ARGO-Italy coordinato dall’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale (Ogs), è stato messo a nella zona di mare a circa 20 miglia a largo dell’arcipelago della Maddalena: a breve i dati trasmessi saranno visibili sul sito web del Lamma.

Il team di ricerca spiega ancora: «Il float è una sonda robotica che si muove trasportata dalle correnti marine e si immerge periodicamente in acqua, realizzando profili di temperatura e salinità fino a 2000 m di profondità. Il ciclo tipico di un float prevede una prima immersione fino ad una profondità di parcheggio, tipicamente di 350 m, in cui lo strumento staziona per la maggior parte del tempo, per poi realizzare il profilo su tutta la colonna d’acqua, riemergendo in superficie per trasmettere i dati relativi alla propria posizione e i dati di temperatura e salinità registrati nel frattempo. La durata dell’intero ciclo è di solito impostata a 5-10 giorni. I float utilizzati nel progetto, in particolare, hanno un sistema di comunicazione satellitare bi-direzionale (Iridium), per poter modificare a distanza i parametri di missione».

Il progetto DRIVE-floats, gestito dall’Istituto di biometeorologia del Consiglio  nazionale delle ricerche (Cnr-Ibmet)   e realizzato in collaborazione con il Lamma, prevede l’ottimizzazione di alcuni parametri di guida del float, come  la frequenza di realizzazione dei profili e la profondità di parcheggio. Al Lamma sottolineano che «L’area investigata riguarda tutto il Tirreno, che è uno dei bacini meno campionati del Mar Mediterraneo, e dove avvengono importanti processi a livello oceanografico con notevoli risvolti nel regime climatico dell’area mediterranea. La procedura di ottimizzazione è piuttosto complessa, e prevede l’utilizzo di metodologie di assimilazione dei dati all’interno del modello idrodinamico di previsione delle correnti marine in uso presso il Lamma (ROMS) che è stato di recente esteso a tutto il Mar Tirreno».ogliere dati sulla presenza delle plastiche e sugli effetti da queste determinati negli organismi marini.

La scelta dei punti di campionamento, grazie alla modellistica delle correnti  del Lamma, permette di valutare quali sono le aree in cui possono esserci maggiori concentrazioni di microplastiche. Un’indicazione preziosa per i ricercatori che si occupano di valutare l’incidenza di inquinanti, frammenti di plastica e metalli pesanti su pesci e organismi marini. Un’occasione per il Consorzio toscano anche per testare sul campo le prestazioni delle proprie catene modellistiche riguardanti il moto ondoso e all’idrodinamica.

La missione “Plastic Pelagos” è stata anche un’opportunità per sensibilizzare l’opinione pubblica e gli operatori commerciali, industriali e turistici nei porti toccati dall’Astrea sulla urgente necessità di una gestione dei rifiuti e della risorsa della plastica che chiuda davvero il cerchio di raccolta differenziata, riciclo e riutilizzo di una materia così preziosa e che invece finisce per inquinare il mare e la sua vita per indifferenza privata e mala-gestione pubblica. Un problema che, come dimostra la spedizione scientifica,  richiede politiche nazionali e transnazionali ed almeno a livello di bacino del Mediterraneo. «Le plastiche – concludono i ricercatori – sono infatti tra i principali inquinanti del Mar Mediterraneo e rappresentano una grave minaccia per l’ambiente marino e per gli organismi che lo abitano. La rilevanza di questo problema è attestata anche dalla presenza del “Marine Litter” all’interno degli 11 descrittori di valutazione dello stato di salute del mare stabiliti dalla Marine Strategy».