Migliorare la governance del mare, Zee ed opportunità per la blue economy nel Mediterraneo

[11 luglio 2013]

La Commissione europea ha presentato un nuovo studio, “Costs and benefits arising from the establishment of maritime zones in the Mediterranean Sea”, nel quale afferma che «la creazione di zone marittime, comprese le zone economiche esclusive (Zee), nel Mediterraneo favorirebbe la crescita blu dell’Unione e consentirebbe di ampliare l’agenda in materia di sostenibilità».

Lo studio esamina i costi e i benefici legati alla creazione di Zee nel Mediterraneo e fornisce un’analisi degli impatti derivanti dalla loro istituzione su diverse attività legate al mare. Secondo la Commissione, «la creazione di Zee potrebbe consentire una politica di assetto territoriale più efficace, che a sua volta potrebbe contribuire ad attrarre investimenti e altre attività economiche».

Nel Mediterraneo, come in altri bacini marittimi, gli Stati costieri devono regolamentare le attività antropiche  e sviluppare la loro blue economy in modo sostenibile. Il rapporto ricorda che «gran parte della superficie marina del Mediterraneo è attualmente al di fuori della giurisdizione o della sovranità degli Stati costieri e resta quindi in larga misura non protetta per quanto riguarda le risorse acquatiche vive e l’ambiente marino. L’incertezza del quadro normativo rende inoltre difficile realizzare un vero e proprio sviluppo economico».

Nel 2002, in occasione del vertice mondiale di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile, la comunità internazionale si è impegnata a preservare la produttività e la biodiversità di zone marine e costiere importanti e vulnerabili, sia all’interno che al di fuori delle giurisdizioni nazionali. Non esiste tuttavia un regime giuridico specifico per attuare le disposizioni pertinenti della United Nations convention on the law of the sea (Unclos), soprattutto per quanto riguarda la protezione dell’ambiente marino in zone non soggette a giurisdizione nazionale».

È dal 2006 che l’Onu discute di questo problema e la Commissione europea è convinta che «l’inclusione di una parte più estesa del Mediterraneo nella giurisdizione degli Stati membri dell’UE garantirebbe l’applicazione in tali zone dei regolamenti dell’Ue in materia di pesca, ambiente e trasporti, da cui conseguirebbe un livello di protezione più elevato».

La commissaria europea agli affari marittimi e la pesca ha sottolineato che «nel Mediterraneo esistono enormi opportunità inutilizzate che potrebbero essere sfruttate grazie alla creazione di zone economiche esclusive (Zee). La designazione e la creazione di zone marittime restano un diritto sovrano di ciascuno Stato costiero. È responsabilità comune dell’Ue garantire che sussistano le condizioni adeguate per permettere all’economia blu di prosperare. Gli Stati costieri del Mediterraneo potrebbero accordarsi sulle loro zone marittime sulla base dell’United Nations convention on the law of the sea (Unclos)».

Lo studio si concentra sulle opportunità offerte dalle Zee e da altre zone simili  in termini di costi e benefici economici, sostenibilità e governance dello spazio marino, nel quadro dell’agenda della Commissione europea sulla crescita blu che punta «a generare crescita economica sostenibile e occupazione nei settori marino e marittimo per contribuire alla ripresa economica europea».

Si tratta di settori economici che forniscono 5,4 milioni posti di lavoro e che contribuiscono per un valore aggiunto complessivo di circa 500 miliardi di euro, cifre che entro il 2020 dovrebbero salire a 7 milioni di posti di lavoro ed a quasi 600 miliardi di euro.

La strategia individua i cinque settori che presentano le maggiori potenzialità di crescita: l’energia blu, l’acquacoltura, il turismo marittimo, costiero e di crociera, le risorse minerali marine e la biotecnologia blu.