Il ministro Galletti, la biodiversità, i Parchi e le Aree marine protette

[4 aprile 2014]

Nel corso della sua recente audizione alla Commissione ambiente della Camera dei deputati per presentare le linee programmatiche, il  ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, ha affrontato anche le tematiche riguardanti la protezione della natura e del mare, della biodiversità e delle aree protette marine e terrestri. Vi riproponiamo il suo intervento su queste tematiche come contributo al dibattito sulle aree protette che greenreport.it sta ospitando da tempo.

Ecco cosa ha detto il ministro Galletti:

Un  altro tema non meno importante durante il nostro semestre [europeo] è sicuramente rappresentato  dalla biodiversità, che vede una straordinaria concentrazione di eventi internazionali. La seconda metà del 2014 rappresenterà per questo tema un momento determinante per realizzare significativi progressi nei processi globali in tema di tutela, conservazione e valorizzazione della biodiversità e dei relativi servizi eco-sistemici.

E non si può parlare di Unione Europea senza far cenno alle problematiche legate alla protezione della natura e del mare. E’ questo, infatti, un altro dei settori a maggiore rilevanza istituzionale.

E’ a tutti noto, infatti, che il nostro Paese è in Europa il più ricco di biodiversità: circa 58.000 diverse specie animali e oltre 6.000 specie di piante, pari al 30% delle specie animali al 50% di quelle vegetali su una superficie pari a 1/30 del territorio europeo. In più, in questo Paese, sia pure con amare discontinuità, anche recentissime, sta di fatto aumentando il numero complessivo di lupi, orsi, camosci appenninici e tartarughe marine. A tutto questo si aggiunga una fascia costiera di assoluta qualità, ove si avvicendano ovunque località capaci di accendere emozioni e suggestioni per la qualità degli scenari, delle acque marine, degli ecosistemi interessati. Abbiamo oltre 50 aree protette nazionali, terrestri e marine, vero e proprio elemento distintivo in Europa unitamente al rilievo internazionale che ci deriva dai siti UNESCO “naturalistici”, o meglio della “biosfera”, che di recente hanno ripreso ad aumentare.

In poche parole, un Paese al centro della considerazione quanto a ricchezze naturalistiche e marino-costiere, con un patrimonio straordinario di biodiversità. Peculiarità italiane, queste, che diventano davvero “irripetibili” laddove i nostri tesori naturalistici si intrecciano ovunque con un inestimabile patrimonio di beni culturali, storico-architettonici e archeologici.

Nella crisi strutturale che stiamo vivendo, che impone una radicale rivisitazione del modello cui eravamo in passato abituati, credo che la piena valorizzazione del nostro patrimonio naturalistico e culturale può e deve concorrere a pieno titolo alla ricerca e alla ridefinizione delle nuove vocazioni su cui puntare, da oggi e per il futuro, per il lavoro, per la qualità della nostra vita, per le legittime attese delle giovani generazioni. E tutto questo è sottolineato proprio dalla stessa fase storica in cui viviamo. E’ innegabile che la nostra industria manifatturiera di qualità rimane, comunque, un riferimento importante per i consumi internazionali, evidentemente capace di evocare le nostre peculiarità. Anzi, direi che è prodotta secondo, ed evoca al tempo stesso, quella qualità territoriale di cui abbondiamo e su cui dobbiamo puntare con decisione.

La nostra natura, i nostri paesaggi, le nostre bellezze, le nostre ricchezze culturali mantengono intatti quegli elementi distintivi in grado di qualificare e rendere evocativi, e quindi competitivi, anche i nostri prodotti manifatturieri. E’ naturale, così, che tutelare e conservare i nostri valori naturalistici, il nostro straordinario sistema costiero, il nostro mare è un compito necessario per difendere le nostre chances di futuro, anche in termini di occupazione e di lavoro.

Innanzitutto, obiettivo importante è riaffermare una nostra funzione di riferimento per la tutela del Mediterraneo. Il nostro Paese è da tempo all’avanguardia nelle politiche e nelle pratiche di tutela, anche operativa, delle qualità del nostro mare, le cui dimensioni impongono sempre più interventi a livello di bacino, e, quindi, coordinati con le azioni dei Paesi della sponda sud, con i quali dobbiamo rafforzare sedi e iniziative di cooperazione e scambio. Siamo impegnati, infatti, sia sul piano operativo – voglio ricordare che abbiamo una flotta antinquinamento, un’ottima Guardia Costiera e un sistema di controlli che ha sin qui offerto buone prove in molte occasioni – che sul piano normativo – abbiamo, infatti, regole molto attente sui rischi di inquinamento da idrocarburi – con soluzioni di avanguardia sulle quali poterci confrontare con tutti i Paesi del Mediterraneo per alzare la soglia globale delle attenzioni. E’ nostra intenzione, quindi, rafforzare l’impegno per la tutela del Mediterraneo, anche a partire da uno specifico impulso agli interventi di depurazione delle acque che da terra impattano pesantemente sulle qualità delle acque costiere.

Altro tema di rilievo, connesso con il precedente, è il commercio illegale di specie della flora e della fauna protette – il riferimento è alla convenzione di Washington-CITES. Occorre colpire con sempre maggiore determinazione un commercio che oggi è ai vertici delle classifiche internazionali dell’import/export di beni proibiti, dopo la droga e le armi. Dobbiamo implementare alleanze e condivisioni: per aumentare i controlli e, soprattutto, la loro effettività. Va rafforzata la cooperazione con il Corpo Forestale dello Stato e semplificate le procedure per gli operatori onesti interessati al commercio legittimo.

Sugli Organismi Geneticamente Modificati (OGM), la priorità è incrementare l’autonomia decisionale degli Stati membri dell’Unione europea. Il sistema attuale vede tuttora un protagonismo di fatto esclusivo delle strutture dell’Unione europea, a detrimento dell’autonomia dei singoli Stati. L’Italia è parte attivissima di un processo che finalmente s’è avviato e che vorremmo concludere al più presto con la riapertura di concreti ed effettivi spazi di autonomia per i singoli Stati. Sono fiducioso che il processo possa avere una svolta decisiva nel corso del semestre di Presidenza italiana.

Al pari dei cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità è un’emergenza grave, non solo perché colpisce il futuro della nostra civiltà ma, soprattutto, perché mette a rischio concrete ed effettive chances di competitività del nostro Paese. Per questo ritengo sia necessario invertire le tendenze in atto. Infatti, la tutela della biodiversità è una grande opzione strategica per il nostro “sistema Paese”, anche per concretizzare l’obiettivo comunitario volto ad arrestare la perdita di biodiversità al 2020.

I Parchi e le aree marine protette, per esempio, sono già luoghi di riferimento per le politiche di cura e manutenzione di risorse preziose come aria, acqua e suolo, e per la valorizzazione dei servizi resi dagli ecosistemi: occorre modernizzarne e semplificarne procedure e modalità operative, per una maggiore efficacia delle politiche di tutela attiva con piena valorizzazione delle vocazioni e delle qualità territoriali. Mio preciso intendimento è tradurre la necessaria tutela e la salvaguardia dei nostri tesori naturali in veri e propri asset del modello di sviluppo che dobbiamo ricostruire, a partire appunto dalla piena valorizzazione di queste nostre peculiari ricchezze. Sono convinto, infatti, che non ci sia bisogno di un profondo impegno per la piena comprensione del valore delle risorse naturali e territoriali, senza le quali in un Paese fragile come il nostro non si innescano effettive e durature politiche di crescita. Di certo però, come dicevo all’inizio, c’è bisogno di robuste scelte innovative e coerenti, con strutture e strumenti ammodernati, potenziati e resi efficienti, finalmente consapevoli di non dover salvaguardare il margine suggestivo di un modello di sviluppo ma il centro, il cuore delle autentiche e “naturali” chance di futuro del nostro Paese.

L’obiettivo dell’Unione europea di arresto della perdita di biodiversità sarà raggiungibile solo se pienamente inserito nella strategia europea per lo sviluppo sostenibile, per una crescita intelligente e duratura imperniata su un’occupazione di qualità.

Ad oltre vent’anni dalla legge quadro sulle aree protette, possiamo dire che siamo di fronte ad un impegno vincente, capace di tracciare esperienze di sviluppo qualitativo e quindi durevole, tuttora di riferimento per i turismi e l’alimentazione di qualità. Esperienze, oggi, da diffondere a tutto il Paese, anche fuori dalle aree protette, con il pieno coinvolgimento dei soggetti economici che guardano al futuro.

Altro tema nevralgico per il nostro Paese sono le strategie di tutela del mare, mediante un pieno impegno per attuare gli strumenti comunitari – e intendo riferirmi alla c.d. Marine Strategy – con il pieno concorso delle Regioni e degli stakeholder. Assieme al Parlamento, vorrei ragionare di un aggiornamento delle regolazioni vigenti unitamente ad un maggiore efficientamento e razionalizzazione degli strumenti operativi di cui oggi disponiamo.

Prossimamente, il nostro Paese è atteso alla prova di due appuntamenti di assoluto rilievo: il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea – di cui ho fatto cenno in precedenza – e la realizzazione dell’Expo 2015. Saranno due banchi di prova ove dobbiamo far valere appieno le nostre peculiarità nazionali fatte di natura e di cultura, davvero capaci di farci apprezzare dal mondo intero.