Miracolo alle Seychelles: eradicare le specie invasive fa bene all’ecosistema

Il ripristino degli habitat rafforza la resilienza e la funzione degli impollinatori

[8 febbraio 2017]

«Eradicare le specie vegetali esotiche ha un impatto molto maggiore sugli ecosistemi di quanto si pensasse. I processi di impollinazione diventano più efficienti, e la rete di impollinazione presto diventa più resiliente». A dirlo è lo studio “Ecosystem restoration strengthens pollination network resilience and function”,  pubblicato recentemente su Nature da un team di ricercatori tedeschi, britannici, danesi e della Seychelles National Parks Authority e che è il risultato di una ricerca sul campo sbolta alle Seychelles.

Il principale autore dello studio, Christopher N. Kaiser-Bunbury dell’Ecological networks del Dipartimento di biologia della Technischen Universität Darmstadt di Hessen, spiega che «Ii Ripristino degli ecosistemi spesso si concentra sulle specie vegetali, E’ stato utilizzato un metodo stabilito  per rimuovere tutte le piante non autoctone che stavano diventando troppo dominanti e invasive. Però, fino a questo punto, non sapevamo se interferire con la vegetazione in questo modo avrebbe avuto qualche effetto sul impollinatori e, a sua volta, su processi importanti all’interno dell’ecosistema».

Per rispondere a questo interrogativo, il team internazionale ha svolto un progetto di ricerca su otto aree montane di Mahé, l’sola più grande delle Seychelles: in una zona che comprende 4 montagne isolate è stata eradicata tutta la flora non autoctona, come la cannella, l’eucalipto e i prugni, lasciando solo la vegetazione autoctona. Nelle altre 4 aree montane isolate la vegetazione non è stata toccata.

Kaiser-Bunbury e il suo team hanno tenuto sotto controllo le piante e, per un periodo di 8 mesi dal settembre 2012 al maggio 2013, hanno contato e catalogato gli animali impollinatori: api, vespe, mosche, coleotteri, falene, farfalle, uccelli e gechi. Ora dicono che «I dati risultanti rivelano l’impatto significativo del ripristino della vegetazione». Nelle zione montane ripristinate, il team ha osservato fino al 22% in più di specie impollinatrici, con gli impollinatori che fanno visita piante il 23% più di frequentemente. Le piante hanno prodotto circa il 17% in più di fiori, con una resa di frutti significativamente più alta.

Secondo la Technischen Universität Darmstadt, «Questi risultati osservati consentono ai ricercatori di trarre conclusioni non solo direttamente dai modelli delle specie, ma forniscono anche una panoramica delle sottostanti interazioni all’interno dell’ecosistema».

Kaiser-Bunbury aggiunge: «Il ripristino ha migliorato la qualità dell’impollinazione. Le piante necessitano di meno visite degli impollinatori per produrre una maggiore percentuale di frutta e per il loro sviluppo. L’interazione tra le piante e gli impollinatori è diventata anche più complessa: le specie impollinatrici nei sistemi ripristinati sono più generaliste di quelle nelle zone isolate montane non ripristinate. In generale, gli impollinatori erano notevolmente meno selettivo e visitato più specie vegetali nelle comunità restaurati. I nostri esperimenti suggeriscono che il ripristino da come risultato delle reti vegetali e animali funzionalmente diverse e più forti. Lo studio dimostra che i danni all’interno di un ecosistema sono reversibili, almeno in una certa misura». E i ricercatori sottolineano che questi risultati sono stati osservati solo pochi mesi dopo aver effettuato il lavoro di eradicazione delle specie aliene.

Kaiser-Bunbury evidenzia che «Uno dei fattori che permettono al sistema di rispondere rapidamente al ripristino potrebbe essere il concetto di “memoria ecologica”. L’alto tasso di impollinazione può essere causato dalle interazioni tra le diverse specie di impollinatori che mostrano analogie funzionali nelle comunità e nei processi originari. Questo spiega come possono rapidamente ed efficacemente reagire a qualsiasi disturbo. E’ anche possibile che gli impollinatori dalle foreste circostanti siano in grado di tornare nelle zone montane isolate una volta che sono state ripristinate, per visitare i fiori autoctoni. Poiché la crescita eccessiva di piante esotiche è stato rimossa, gli impollinatori possono trovare più facile avvicinarsi fiori nativi. La vegetazione più rada significa anche che gli impollinatori perdono meno polline mentre si spostano da una pianta all’altra».

Quando il ripristino comporta l’eradicazione di specie esotiche, permette alle piante autoctone di avere a disposizione più luce, acqua e  soprattutto sostanze nutritive che  sono scarse sulle Seychelles. Questo studio va oltre questi effetti diretti del ripristino e gli autori dimostrano che «C’è una chiara relazione tra la composizione della rete ecologica e le sue funzioni complessive».

Kaiser-Bunbury conclude: «Il ripristino non ha lo scopo di restituire una zona degradata al suo stato originale. Abbiamo dimostrato che il ripristino ha un ruolo nella riattivazione dei processi naturali. In altre parole, si tratta di un aiuto per ristabilire l’equilibrio del sistema».