Missionario ucciso dai Sentinelesi: secondo All Nations non era una minaccia. La replica di Survival

Corry: «Dimostrano uno straordinario livello di ignoranza»

[30 novembre 2018]

Secondo Mary Ho, a capo di All Nations, l’agenzia di missionari che appoggiava John Chau, ucciso il 16 o 17 novembre sull’sola dl North Sentinel, il missionario 26enne non costituiva un rischio per i Sentinelesi: «Parliamo di un’epoca diversa, parliamo di un’epoca in cui c’è la medicina moderna, ci sono gli antibiotici».

Stephen Corry, Direttore generale di Survival International, ha replicato:

Queste affermazioni dimostrano uno straordinario livello di ignoranza, che spiega perché è così pericoloso che certe persone si avvicinino alle tribù incontattate. All’agenzia ci sono volute quasi due settimane per elaborare questa risposta, ma analizziamo cosa effettivamente stanno chiedendo.

Dicono che Chau aveva una formazione medica. In effetti aveva una laurea in medicina sportiva e, apparentemente, aveva seguito anche qualche corso in medicina d’urgenza. Ma non era un medico. Quando, negli anni Settanta e Ottanta, l’Agenzia brasiliana per gli Affari Indigeni Funai  avviò le missioni di “primo contatto” era accompagnata da dottori specializzati. Eppure, neanche loro riuscirono a prevenire il dilagare di epidemie mortali e le missioni furono abbandonate.

Il loro capo, Sidney Possuelo, ha poi affermato: «Pensavo che fosse possibile stabilire un contatto senza causare dolore o morte, organizzai la squadra migliore che il Funai avesse mai avuto. Avevo definito tutto… avevo creato un sistema con dottori e infermieri, avevo fatto scorta di farmaci contro le epidemie che si scatenano sempre dopo ogni contatto. Avevo veicoli, un elicottero, radio e personale di esperienza. “Non lascerò morire un solo Indiano” pensavo. E il contatto ci fu, arrivarono le epidemie, e gli indigeni morirono».

Secondo i missionari, Chau  «aveva cercato di avere 13 tipi diversi di vaccinazioni». Non abbiamo idea di cosa significhi. In ogni caso, non esiste vaccino contro il raffreddore comune, che è da sempre uno dei maggiori problemi per i popoli incontattati. L’infezione virale iniziale (contro la quale gli antibiotici sono inutili) generalmente porta infatti ad altre infezioni, che si rivelano letali.

Hanno affermato anche che Chau «si è messo in quarantena per molti, molti giorni». Non sappiamo cosa intendano con “molti” e probabilmente non lo sanno neanche loro, altrimenti avrebbero fornito un numero. Prima di una missione di contatto è necessaria almeno una settimana di quarantena, anche in caso di emergenza. È il minimo. Ad ogni modo, Chau è entrato poi in contatto con i pescatori che l’hanno portato all’isola, vanificando così gli effetti di ogni quarantena preventiva autoimposta.

Sembra che John Chau sia stato ucciso il 16 novembre. Se ha trasmesso patogeni ai Sentinelesi, è probabile che si siano già manifestati. Naturalmente non sappiamo come potrebbero reagire se fossero malati. Cercherebbero di chiedere aiuto dalla spiaggia – e in questo caso le autorità indiane dovrebbero avere squadre di specialisti al largo delle coste, in attesa – o si ritirerebbero semplicemente nell’entroterra, probabilmente l’ipotesi più verosimile, divenendo così irraggiungibili? Non possiamo saperlo, dobbiamo solo aspettare.

L’idea secondo cui le epidemie mortali tra le tribù appena contattate sia un problema del passato è facile da sfatare. Negli ultimi decenni sono stati molti casi in cui questo è avvenuto, soprattutto in Brasile e in Perù. Negli anni Ottanta, ad esempio, il 50% dei Nahua del Perù morì a seguito del contatto.

di Stephen Corry