Il misterioso mondo delle cime degli alberi svelato dalle foto-trappole [FOTOGALLERY]

Ci sono pochissimi posti ancora inesplorati e fotografati, e alcuni stanno proprio sopra le nostre teste

[16 luglio 2014]

Anche se le foto-trappole si sono dimostrate uno strumento non invasivo ed altamente efficace per il monitoraggio della fauna selvatica, questa tecnica non è ancora ampiamente utilizzata negli studi alberi, anche se ancora sappiamo pochissimo delle cui abitudini delle specie arboree.A colmare questa lacuna ci ha provato con successo un team di ricercatori delloSmithsonian Conservation Biology Institutee dell’università della Florida,  che ha pubblicato i risultati della loro ricerca in Perù (Arboreal camera trapping: taking a proven method to new heights) su Methods in Ecology and Evolution.

I ricercatori statunitensi sottolineano che «Nonostante le sfide uniche che pone lo scattare immagini con fotocamere nelle fronde, la sua versatilità e la natura relativamente non-invasiva, insieme ai recenti miglioramenti tecnologici delle telecamere stesse, fanno delle foto-trappole uno strumento molto utile per la ricerca arborea».

Il team di ricerca presenta i dati sulla metodologia e l’efficacia del foto-trappolamento arboreo realizzato per 6 mesi nella regione del basso Urubamba, in Perù,  che ha riguardato l’utilizzo da parte degli animali di corridoi arborei naturali, costituiti da rami, che permettono di oltrepassare un gasdotto costruito di recente nella foresta pluviale.  I ricercatori hanno piazzato trappole fotografiche Reconyx PC800 Hyperfire in 25 punti di attraversamento di 13 distinti  “ponti” tra le chiome degli alberi ad un’altezza media di 26,8 metri. Alla fine hanno ottenuto 1.522 foto che mostrano 20 specie di mammiferi, 23 di uccelli e 4 specie di rettili che non mostrano nessuna risposta negativa alla presenza della foto-trappola. L’unico problema riscontrato è che le macchine fotografiche sulle cime degli alberi vengono attivate più frequentemente da stimoli non bersaglio (ad esempio le foglie) rispetto alle foto-trappole sul terreno,  ma questo inconveniente si è significativamente ridotto dopo la rimozione delle foglia dai rami per un raggio di 1,5 m della fotocamera.

Gli scienziati dicono che i loro risultati «Suggeriscono che il foto-trappolamento è in grado di fornire una robusta documentazione su una diversità di specie di vertebrati impegnate in una serie di attività, e fornire raccomandazioni ad altri ricercatori interessati su come utilizzare questo metodo». Quello realizzato sul gasdotto peruviano è il più ampio studio sul camera trapping arboreo mai realizzato sia in termini di durata che per numero di fotocamere utilizzate sugli alberi, quindi gli insegnamenti tratti da questa esperienza possono essere utilizzati per migliorare la progettazione dei futuri studi sulla fauna arborea.

Come spiega Elisabeth Preston su  Discover, nel mondo ci sono pochissimi posti inesplorati e fotografati  tra 0 e 2 metri da terra, «ma le cime degli alberi, come il fondo del mare, sono una storia diversa».

Una dei ricercatori che hanno partecipato allo studio in Perù, Tremaine Gregory del Center for Conservation Education and Sustainability, Smithsonian Conservation Biology Institute, National Zoological Park, ha spiegato alla Preston: «Sappiamo molto meno sulle attività di un mammifero arboreo che sull’attività mammifero terrestre». Quindi la Gregory  ha pensato di applicare un metodo comune per l’osservazione di animali terrestri anche a quelli che si nascondono le cime degli alberi, armata di corde, ha cominciato a scalare gli alberi della foresta amazzonica del basso Urubamba per piazzare foto-trappole sulle cime degli alberi. Poi gli scienziati hanno anche posizionato trappole fotografiche a terra, sotto gli alberi, per fare un confronto.

Ma ci sono state anche altre difficoltà: una fototrappola è stata infestata dagli insetti e 4 quattro sono state rosicchiate e aperte da porcospini arborei. «Ma alla fine –  dice la Gregory – ne è valsa la pena.

Le foto scattate ritraggono più animali durante la notte che durante il giorno  «Questo è stato particolarmente emozionante – spiega ancora la Gregory – perché un recente studio sul terreno aveva trovato molto pochi primati, forse alcuni di questi primati si nascondevano durante il giorno, e non erano semplicemente diminuiti a causa della caccia».

Le foto-trappole rivelano anche che  gli animali utilizzano spesso i ponti naturali ed a quelli che li usano non piace per attraversare spazi aperti a terra: le 17 specie di mammiferi fotografate sul terreno non hanno quasi nessuna sovrapposizione di habitat con quelli tra gli alberi.

Le trappole fotografiche arboree hanno anche ritratto animali  mentre si ripulivano, mangiavano e trasportavano i loro cuccioli, gli scienziati hanno potuto così vedere come i gruppi di vertebrati si spostano tra le cime degli alberi e come si sviluppano i loro giovani ed hanno anche verificato la presenza di diversi animali feriti, con arti e code rotte o senza un occhio.

La Gregory è molto soddisfatta  perché la spedizione nella foresta peruviana conferma che le foto-trappole sono una tecnologia poco costosa e non invasiva che si può utilizzare anche in condizioni estreme: «Penso che i frutti delle fotocamere arboree non abbiano prezzo».