Sulla modifica della legge 394 serve una pausa di riflessione

[28 aprile 2014]

Anche se il  Pdl di modifica della legge 394 contiene parti sicuramente migliorative della normativa in vigore, esso non imprime  quella svolta  politico-culturale e quegli adeguamenti normativi  che sono necessari per innovare davvero la politica nazionale per la conservazione della natura in questa fase storica , caratterizzata da una crescente crisi dei sistemi naturali. 

Per questo il confronto in atto finisce inevitabilmente per fare riemergere prepotentemente  una concezione della difesa dei Parchi intesi come  strumenti salvifici, come isole assediate e come tali da tenere lontane ,sotto il profilo gestionale, dalle comunità che li vivono.

Insomma ,a mio parere, quello in atto è, purtroppo,  un confronto  con la testa rivolta all’indietro.

I contenuti che caratterizzano le due posizioni (pro e contro il PdL) sono  al momento  privo di un qualsiasi aggancio  con le problematiche più attuali  in discussione  a livello europeo e mondiale per la conservazione della  biodiversità  , quali ad esempio le  strategia dell’ONU e  dell’UE per arrestare la perdita della Biodiversità entro il 2020.

E’ invece dentro quel dibattito che la nostra discussione  sui Parchi andrebbe collocata per rilanciarne in avanti la loro funzione .

In altre parole; alcuni punti   migliorativi della 394 ,inseriti in un Pdl  affastellato, non fanno una riforma e tanto meno una buona riforma.

A mio avviso le posizioni ( che considero essenzialmente sbagliate) espresse nel  recente articolo apparso su L’Unità e firmato da Vittorio Emiliani ,andrebbero contrastate con  una battaglia improntata all’innovazione    e non tanto con degli appelli affinché la cosi detta riforma della legge 394 vada avanti senza ripensamenti .

Quello che occorre  è impostare una  legge che sia allo stesso tempo di revisione della normativa sulle aree protette e che contenga principi e norme per la conservazione della biodiversità  .

Che cioè ampli l’orizzonte e non lo restringa.

Una legge che dovrebbe essere  basata  su  nuovi paradigmi per la tutela della natura ed il mantenimento dei servizi ecosistemici   ed allo stesso tempo capace anche di  coniare una nuova idea di Parco che sia  al passo con i tempi .

Insomma , in altre parole, io penso che il Pdl in discussione al Senato prenda il tema della conservazione della natura “dalla coda” (la tecnicità gestionale dei parchi nazionali e delle aree marine protette ) e non “dalla testa” (a cosa servono i parchi oggi e che funzione debbono giocare nel quadro delle politiche per la conservazione della biodiversità).

Esso  infatti   è prevalentemente  incentrato su   aspetti particolari ,certamente importanti (composizione dei consigli, finanziamenti , gestione faunistica , gestione delle aree marine protette ecc.), ma  non va oltre una  dimensione puramente gestionale-organizzativa .

Quello che andrebbe modificato  è invece il  ruolo specifico dei Parchi  all’interno di una moderna politica nazionale per la conservazione della biodiversità e non tanto  il numero dei componenti dei consigli o  a chi competa la nomina del presidente.

Inoltre serve definire una moderna classificazione dei Parchi che  andrebbe  fondata ,anziché sulla ripartizione delle  competenze gestionali tra stato centrale e regioni ,    sulla  missione di scopo dei singoli Parchi  ,nel quadro di una nuova architettura degli strumenti per la conservazione  e per la valorizzazione della natura (Parchi, SIC e ZPS, Aree di collegamento ecologico, Paesaggi protetti, Riserve ecc.)concepiti come parte del sistema nazionale unitario delle aree protette.

Purtroppo in Italia ,più che in qualsiasi paese europeo, i Parchi sono  diventati l’oggetto della conservazione anzichè uno dei mezzi per affermarla .

Così facendo  essi  vengono spesso  banalizzati e derubricati al ruolo di un ente generalista di gestione del territorio che finisce così per perdere la sua specialità e infine la sua stessa ragione di essere.

Tutto questo avviene anche perchè quasi nessuna legge italiana istitutiva dei Parchi, sia nazionali che regionali, definisce per ognuno di loro degli specifici obiettivi da raggiungere nel campo della tutela e non fissa dei precisi indicatori di risultato .

La legge 394 andrebbe perciò superata non già per negarne il valore storico e la sua efficacia ,bensì per adeguare i contenuti della legislazione nazionale in questa materia alle profonde innovazioni che si sono fatte strada nel frattempo in europa e nel mondo.

Per  renderci conto della necessità di una profonda svolta nella nostra legislazione basta ricordare che dopo l’approvazione della legge 394 ,che è del 1991 ,è stata approvata dall’UE  la Direttiva Habitat (1992) che ha impostato , sulla base della costruzione della Rete Natura 2000, tutta la politica di salvaguardia della biodiversita dell’Unione Europea.

Una Direttiva rivoluzionaria sotto molti punti di vista e che giustificherebbe  , da sola, una profonda modifica della legge 394.

Poi, nel frattempo,  ci sono svolti  due Congressi dell’IUCN dedicati ai Parchi che hanno coniato visioni e prospettive che di fatto sono molto più innovative rispetto a  quelle contenute nella   legge 394.

Una nuova legge sulle aree protette a mio avviso dovrebbe servire in sintesi a queste cose: a innovare le finalità della 394 ,a fondare la Rete Ecologica Nazionale,a rivedere la classificazione delle aree protette impostandola su criteri totalmente nuovi  (non in base a chi le gestisce ma in funzione della loro missione, della loro collocazione geografica dentro la Rete ecc.),a stabilire un diverso rapporto improntato alla sussidiarietà verticale ed orizzontale tra livelli istituzionale (in sostanza per stabilire meglio chi fa che cosa tra Stato centrale, Regioni , EELL e portatori di interesse), a valorizzare il volontariato ,a stimolare le donazioni verdi, a riconoscere i servizi ecosistemici che rende la natura ,ad incentrare maggiormente  la gestione dei Parchi sulla partecipazione delle comunità locali,a definire la funzione  e le competenze  per il monitoraggio sullo stato della biodiversità .

Per queste ragioni considero   un errore difendere “a testa bassa” la proposta di modifica della legge 394 ,  anche perché  il risultato negativo che sta profilandosi  è quello di approfondire  il fossato  all’interno del campo delle  forze che sono a favore  della conservazione della biodiversità e  dei Parchi.

Sono fermamente convinto  che molti dei  firmatari dell’appello contro il testo varato dalla commissione del Senato abbiano una visione moderna e non “difensivistica” dei Parchi ed è per questo che essi  debbano essere coinvolti nella messa a punto di una nuova normativa e non considerati “a priori” dei conservatori .

Cosa andrebbe fatto allora ? Innanzitutto si dovrebbe sospendere la discussione parlamentare sulla  proposta di modifica della 394 e immediatamente  si dovrebbe chiedere  al Ministero dell’Ambiente di promuovere   una conferenza nazionale nella quale affrontare il tema su basi nuove e dove   dare voce a tutti i soggetti in campo.

Infine occorrerebbe   sviluppare una elaborazione “coinvolgente”, tesa a  redigere, in un arco di tempo di sei mesi, un  progetto nazionale per la conservazione della biodiversita e le aree protette.

Solo dopo  andrebbe ripreso il lavoro parlamentare ma  non tanto per  aggiustare  la legge 394 quanto  per varare una nuova legge sulla conservazione e la valorizzazione della biodiversità.

Una sorta di testo unico per difendere e valorizzare  la natura del nostro paese che contenga al suo interno anche la disciplina per le aree naturali protette. Solo in questo modo  si   può dare vita ad una azione di grande respiro politico e culturale per fare affermare   nel nostro paese  un nuovo e più avanzato rapporto tra natura, cultura ed  economia.

Enzo Valbonesi

già Presidente di Federparchi