A Mola arriva anche il Totano moro. Una sosta all’Elba per ripartire verso l’Artico

Vita e morte nell’area umida più importante dell’Arcipelago Toscano

[30 marzo 2017]

Con la primavera arrivano nuovi ospiti a Mola, alcuni sostano per riprendere le forze, altri si fermano per nidificare, aggiungendosi all’eccezionale fauna che resiste in questo avamposto di natura sul mare assediato da mille problemi.

L’ultimo arrivato di eccezione, fotografato ancora una volta da Gian Carlo Diversi il 29 marzo tra le 12,30 e le 13,00, è un Totano Moro (Tringa erythropus) considerato a rischio di estinzione, anche se minimo, e un ospite non usuale delle due zone umide dell’Elba: Mola e Schiopparello-Le Prade.

Il Totano moro di Mola si è solo riposato per rifocillarsi e prendere il volo verso i suoi lontanissimi territori di nidificazione nella Scandinavia settentrionale e nell’estremo nord russo, dove passerà l’estate nelle zone umide della tundra, o nelle paludi e coste marine artiche.

L’esemplare fotografato da Diversi può essere scambiato per una Pettegola (Tringa totanus) ma, come spiega l’ornitologo Francesco Mezzatesta di Biowatching Arcipelago Toscano, «E’ un Totano moro in abito non ancora nero come in periodo riproduttivo. Rispetto alla Pettegola:  è più alto e slanciato, ha il becco più lungo e leggermente ricurvo in punta, ha il rosso solo sulla parte inferiore della mandibola e il sopracciglio bianco è più esteso».

A Mola è arrivata la primavera e sulla riva scorrazzano anche i corrieri piccoli (Charadrius dubius), ma insieme alla vita c’è anche la morte: quella di una femmina di germano reale (Anas platyrhynchos) – che non sembrerebbe dovuta a cause del tutto naturali – che faceva parte della vivace colonia che si è installata a Mola e alla quale recentemente si è aggregato anche in raro Fistione turco   (Netta rufina). La femmina di germano reale è stata trovata morta il 28 marzo e il giorno prima era in piena forma  vivacemente corteggiata da diversi maschi.

Inoltre ci è stato segnalato che, in seguito ai lavori di “pulizia” intorno al rudere acquistato dal Parco Nazionale, il gruppo di gallinelle d’acqua (Gallinula chloropus) che si era insediato nell’area si è spostato nel terzo fosso.

I lavori – avviati dal Parco dopo le segnalazioni di Legambiente –  che i detenuti del carcere di Porto Azzurro stanno realizzando a Mola contribuiscono probabilmente ad attirare ancora di più l’avifauna migratrice nell’area attualmente liberata dalle canne infestanti, ma gli animali sono sicuramente più esposti e bisogna avvicinarsi loro con la massima cautela, tenersi a distanza, tenere i cani al guinzaglio e non disturbare assolutamente l’avifauna.