Mola e le Prade, paradisi perduti non ancora ritrovati

Le proposte di Legambiente per salvare le due Zone umide dell’Elba

[2 febbraio 2017]

Il 2 febbraio 2011, in occasione della Giornata mondiale delle zone umide, Legambiente Arcipelago Toscano scrisse all’assessore all’ambiente della Regione Toscana, a quello ai parchi della Provincia di Livorno, al sindaco di Portoferraio ed al presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano per porre alla loro attenzione la situazione della zona umida dello Schiopparello-Le Prade (allora sito di importanza regionale – SIR Le Prade-Mola, candidato a diventare Osai naturalistica e Ara marina protetta) e delle altre residue nell’area costiera di Portoferraio, all’Isola d’Elba.

Allora Legambiente scriveva: «La gestione e difesa della Zona umida delle Schiopparello-Le Prade (la maggiore delle uniche due di una certa dimensione  rimaste all’Elba (l’altra è Mola nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano) che si estende per circa 4 ettari nella costa del Comune di Portoferraio, a ridosso di una spiaggia) dovrebbe però maggiormente interessare la Regione Toscana che, per il suo grande valore naturalistico e la sua importanza per la migrazione, sosta e nidificazione dell’avifauna, l’ha protetta come Sito di Interesse Regionale (Sic) e la Provincia di Livorno che negli anni passati l’ha proposta come Oasi (tanto che la pubblicazione dell’Arsia “Le Oasi di protezione faunistica in Toscana” la include nel suo elenco specificando che “deve ancora essere deliberata, esiste al momento la proposta di istituzione nel Piano faunistico-venatorio provinciale 2001-2005), senza però mai arrivare ad una sua istituzione definitiva».

Legambiente Arcipelago ricordava anche a Regione, Provincia e Comune che «In molte pubblicazioni scientifiche ed ornitologiche viene sottolineata l’importanza delle Zone umide residue dell’Elba per l’avifauna nidificante (con numerose specie incluse nella Lista Rossa e negli elenchi di tutela nazionali e regionali) e per quella migratoria e svernante , come attestano gli eccezionali avvistamenti negli anni passati di gru, smerghi e nitticore.  Proprio questa zona umida, insieme a quella di Mola, rappresentando un importantissimo elemento della Important bird area (Iba) dell’Elba e una zona umida nell’immediate vicinanze del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano». Quindi il cigno Verde isolano chiedeva «Immediati interventi di salvaguardia (ad iniziare dalla tabellazione e dall’apposizione di cartellonistica con i divieti e le condizioni di utilizzo del Sir) per fare in modo che simili episodi non accadano più  e di recupero e valorizzazione della Zona umida di Schiopparello-Le Prade che, si ricorda, negli anni passati è stata oggetto anche di incendi dolosi».

La Regione veniva invitata a «Un maggiore controllo del Sir», mentre alla Provincia di Livorno, alla quale era affidata la gestione, veniva chiesto di «Realizzare davvero ed al più presto quell’Oasi promessa e mai realizzata». Inoltre Legambiente chiedeva che «Il Sir venga esteso alle vicine Zone umide di San Giovanni, Punta della Rena e Fosso di Riondo con importanti acquiferi superficiali, resti delle saline ed Habitat di foce» e che «Questa preziosa rete di piccole zone umide costiere residue presente nel Comune di Portoferraio venga inserita nel Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano per dare continuità alla necessaria protezione». Quella lettera non ha avuto nessuna risposta e la situazione da allora è ulteriormente peggiorata.

Se la Zona umida di Mola è ora inclusa nella Zona di protezione speciale (Zps – Direttiva Habitat) dell’Elba Orientale di quella di Schiopparello Le Prade non si capisce nemmeno più la classificazione, visto che i Sir non esistono più, anche se Le Prade fanno comunque parte deli siti della Rete Natura 2000 per i quali la Legge regionale 19 marzo 2015, n. 30, Norme per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturalistico-ambientale regionale, prevede piani di gestione. Peccato che poi la stessa legge, rispetto agli interventi dei Consorzi di Bonifica,  pali solo di zone umide di importanza internazionale.

Le due più grandi Zone umide dell’Isola d’Elba – le uniche ancora di un certo rilievo dell’Arcipelago Toscano insieme allo Stagnone di Capraia – scontano una mancanza di gestione e vera tutela che a Mola (Zona B del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano) hanno raggiunto livelli davvero preoccupanti: ingresso non autorizzato di auto e alaggio di imbarcazioni; ormeggio disordinato e immediatamente sotto costa; inquinamento dei fossi (le analisi di Goletta Verde hanno più volte trovato dati molto al di sopra dei limiti di legge), abbandono di rifiuti, disturbo continuo della fauna selvatica, pesca di frodo, taglio scriteriato di vegetazione, accensione di fuochi per grigliate, incendi dolosi; utilizzo improprio dell’intera area, trasformazione in una dog beach di una parte di un’area in Zona B del Parco, cani vaganti, inefficacia del piccolo laghetto creato con i precedenti lavori di ripristino; grande spiazzo retrostante la spiaggia, reso “sterile” e lasciato aperto al traffico di auto e camion; pessima o inesistente manutenzione di camminamenti, ponticelli e altana..

Anche alle Prade il disturbo antropico, soprattutto estivo è molto elevato e si riscontrano molti dei problemi riscontrati a Mola, compresi interventi del Consorzio di Bonifica non consoni ad una Zona umida che comunque ospita habitat e specie protette dalle Direttive europee Habitat e Uccelli.  Inoltre, episodi come il recente crollo del muro litoraneo della Tenuta della Chiusa stanno a dimostrare la forte erosione di tutto il tratto di costa che va da San Giovanni ai Magazzini che  fa parte integrante del progetto “Il Cammino della Rada” presentato da  Italia Nostra Arcipelago Toscano – Legambiente Arcipelago Toscano, Elba2020Team – Gruppo Aithale ed è il cuore di un’area costiera che Legambiente chiede da anni che venga diciarata Zps Sic/Zsc e inserita nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Le proposte di Legambiente per Schiopparello- Le Prade e Mola:      

Chiediamo che tra le due Zone umide residue dell’Elba venga creata un area di collegamento ecologico funzionale – prevista dalla Legge Regionale – e che l’intera area costiera da San Giovanni alle Prade e il retroterra non urbanizzato fino al Volterraio entrino a far parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Per le Prade, e per tutta la delicata area litoranea limitrofa, sono necessari interventi per contrastare l’erosione costiera e per evitare che progetti impattanti come un possibile ampliamento del porto di San Giovanni aumentino tali impatti. Le Prade vanno immediatamente trasformate in un’Oasi/Riserva –  così come promesso e non mantenuto da diverse Istituzioni – in vista di un loro inserimento nel Parco Nazionale e va realizzato il Cammino della Rada  che collega importanti siti naturalistici, archeologici e paesaggistici.

Per Mola è necessario chiudere immediatamente l’accesso alle auto al piazzale di fronte alla Zona Umida – realizzato  dall’ex Comunità Montana dell’Elba e Capraia ai tempi della costruzione e varo  delle condotte sottomarine di scarico dei reflui fognari – e vietare l’alaggio delle barche nella stessa area, creando anche un’area di rispetto marina di fronte a una spiaggia che, non essendovi divieti, risulta comunque balneabile.

Occorre verificare attentamente – e sanzionare e impedire – quali siano le fonti di inquinamento dei fossi e che determinano i macroscopici episodi di intorbidimento e cattivi odori e la continua presenza patine oleose galleggianti. Mola ha bisogno di una più attenta e costante opera di vigilanza per impedire il continuo ripetersi di danneggiamento di fauna e flora, di pesca abusiva, di violazione delle norme della Legge 394/91 e del Piano del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Per questo, Legambiente chiede al PNAT di individuare subito una forma di controllo e vera gestione di Mola e ai Comuni di Porto Azzurro e Capoliveri di eliminare qualsiasi elemento di disturbo e di forte impatto sull’area.

Un’occasione è certamente il Progetto territoriale integrato (Pit) Elba e Arcipelago che vede come capofila l’Università di Firenze e che prevede misure specifiche per Mola, a tutela della fauna e della flora e di ripristino e recupero. Un progetto che speriamo venga condiviso con chi si è battuto per la difesa dell’area e che tenga conto dei nostri suggerimenti, a partire dalla rinaturalizzazione del piazzale tra mare e Zona umida e dallo spostamento verso la foce del fosso e il mare dell’attuale inutile e secco stagnetto artificiale.

Per entrambe le Zone umide è necessario valutare l’impatto dei pesticidi usati nei dintorni sulle due aree e indirizzare le aziende agricole (ma anche il Campo da Golf) verso una loro drastica riduzione.

La presenza a monte delle due Zone umide di due depuratori pubblici (Capoliveri e Schiopparello) potrebbe consentire di utilizzare parte dei reflui per mantenere costantemente allagate alcune piccole aree, vitali nei lunghi periodi di siccità estiva, contribuendo al mantenimento di specie che nell’Arcipelago Toscano vivono solo in queste due aree.

Gli interventi del Consorzio di Bonifica non possono essere realizzati – né a Mola né alle Prade – come nel resto dell’Elba. Le due Zone umide vanno lasciate al massimo alla loro naturalità, tutt’al più con il ripristino e la manutenzione di “chiari” a favore di avifauna, anfibi, rettili e insetti ed altri invertebrati che costituiscono la preziosa e resiliente rete della biodiversità, che ha consentito a Mola e alle Prade di non essere ancora del tutto dei paradisi perduti, ma di poterli ritrovare.