Mola: come massacrare una Zona umida protetta dal Parco e dall’Europa

Lavori del Consorzio di Bonifica, Legambiente scrive a Sammuri

[24 agosto 2016]

Mola 14

Legambiente ha scritto al presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, Giampiero Sammuri,  per  chiedere spiegazioni sui lavori eseguiti dal Consorzio di Bonifica 5 Toscana Costa nella Zona umida di Mola, che documenta con scattate tra  l’11 e il 19 agosto 2016. Gli ambientalisti ricordano a Sammuri che Mola è  una Zona B – Riserva generale che, come sui legge nel sito del Parco Nazionale “E’ il vasto spazio verde di foresta e prati, in parte umanizzato da millenni di storia ma ancora sostanzialmente genuino e indenne da alterazioni gravi o segni di squilibrio. Qui le attività del passato possono continuare a svolgersi  in modo limitato e razionale  con un  ragionevole sfruttamento  delle risorse naturali per produzioni di alto valore aggiunto (artigianato, zootecnia specializzata ecc..). Anche il visitatore vi trova l’ambiente ideale per escursioni e vita all’aria aperta. La zona B., è in sostanza, il punto di incontro e della convivenza tra uomo e natura”. «Quello che invece mostrano le foto  – scrive il Cigno Verde isolano – è la competa cancellazione di una gran parte dell’habitat della Zona umida più importante dell’Elba e dell’Arcipelago Toscano insieme a quella di Schiopparello-Le Prade. L’intervento di completo abbattimento e trinciatura del canneto con mezzi meccanici è avvenuto proprio mentre le rare gallinelle d’acqua (Gallinula chloropus) – l’unica popolazione di questo rallide esistente all’Elba –  ed altre specie che stavano completando l’allevamento delle nidiate nate quest’estate, provocando un forte rischio per molte specie animali e comunque un disturbo intenso che dovrebbe essere assolutamente evitato in un’area B così delicata da essere difesa anche dalle normative Habitat e Uccelli dell’Unione europea.  Non solo le gallinelle d’acqua e le altre specie nidificanti o stabilmente visibili nell’area oggetto dell’intervento – come il corriere piccolo (Charadrius dubius), e il piro piro  (Actitis hypoleucos) – ,  sono scomparse, ma le foto mostrano anche un’anatra morta. Inoltre il completo abbattimento del canneto permette a diversi cani vaganti – o lasciati liberi di vagare – presenti nell’area di disturbare ulteriormente la fauna protetta».

La presidente di Legambiente Arcipelago Toscano, Maria Frangioni, sottolinea che «L’intervento, proprio perché fatto in una zona umida nella quale bisognerebbe consentire all’acqua di occupare spazi, appare del tutto sovradimensionato e in contrasto con la necessità di proteggere la fauna – comprese e molte specie di insetti che con un intervento del genere sono state private di un habitat essenziale – e la flora in una Zona B di un Parco Nazionale che è anche Zona di protezione speciale e Zona speciale di conservazione e per la quale sarebbe necessario ben altro tipo di interventi. A questo si aggiunga che la zona umida di Mola e  Zona B del Parco Nazionale viene ogni giorno presa d’assalto  da imbarcazioni a motore che raggiungono la spiaggia e che vengono tirate in secca, da auto che penetrano tranquillamente al di là della steccato  del Parco che dovrebbe delimitare l’area vietata alle auto non autorizzate e che la discutibile scelta di realizzare una dog beach in una zona umida che è uno degli ultimi habitat insulari di specie rare, si sta trasformando nella presenza di cani che si intrufolano nella zona protetta e disturbano l’avifauna».

Legambiente denuncia che «Sono visibili tracce di idrocarburi nei fossi  praticamente in secca e i prelievi di Goletta verde realizzati nei due fossi al centro dell’intervento di abbattimento/trinciatura del canneto e alla foce hanno mostrato un alto livello di inquinamento batterico che non sembra provenire dallo scarico del depuratore pubblico di Capoliveri.  Durante l’estate la spiaggia è stata più volte ripulita dai volontari di Legambiente e Diversamente Marinai, ma l’intera zona avrebbe bisogno di un intervento di radicale bonifica dei rifiuti accumulatisi provenienti dal mare e da quelli che continuano ad essere scaricati da vandali incivili e dalle imbarcazioni abbandonate».

Per questo l’associazione ambientalista chiede a Sammuri se: «I lavori di abbattimento e trinciatura del canneto hanno ricevuto il necessario nulla-osta del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e per quale motivo sia stato eventualmente concesso; se quanto realizzato è conforme all’eventuale nulla-osta e al Piano del Parco per quanto riguarda le Zone B; se sia stata presentata la valutazione di incidenza necessaria per qualsiasi intervento realizzato in un’area ZPS/ZSC, in particolare per uno di questo tipo che mostra un fortissimo impatto sulla flora e la fauna che si dovrebbero tutelare».

Intanto Legambiente Arcipelago Toscano sta rifinendo un dossier frutto di un anno di osservazioni e un progetto di valutazione e corretto utilizzo di un’area così delicata, che verrà presto presentato.