Montagna e inazione climatica: devastanti costi economici. Il caso del Montana

A rischio non solo natura ed habitat, ma l’intera economia turistica invernale e quella outdoor

[23 dicembre 2015]

Montana 3

Mentre la montagna italiana affronta una stagione turistica invernale senza neve, con i cannoni sparaneve al massimo per imbiancare le piste durante le feste natalizie  e con il terrore che il caldo record e la mancanza di precipitazioni continuino a lungo, dallo studio The Impact of Climate Change on Montana’s Outdoor Economy”, realizzato da Power Consulting  per  Montana Wildlife Federation (MWF), la più antica organizzazione ambientalista dello Stato Usa del Montana, vengono cattive notizie: «Il riscaldamento globale potrebbe ostacolare gravemente l’economia dello stato Montana ricco natura. Nei prossimi decenni potrebbero essere a rischio migliaia di posti di lavoro e circa un miliardo di dollari».

Siccità, inondazioni  ed incendi collegati ai cambiamenti climatici avranno profonde ripercussioni negative sulle attività outdoor del Montana  e la loro onda d’urto si propagherà sull’intera economia.

Il manto nevoso del Montana sta diminuendo e i corsi d’acqua hanno portate sempre minori, mentre le estati sono più calde e gli eventi meteorologici estremi prodotti dal cambiamento climatico minacciano di cambiare radicalmente le attività all’aperto praticate nello Stato, causando perdite di posti di lavoro e diminuzione dei redditi.

Lo studio realizzato da Thomas Power, professore emerito dell’università del Montana, che ha presieduto il dipartimento di economia per 30 anni, e Donovan Power, un geologo esperto di  cambiamenti climatici, chiarisce che l’inquinamento proveniente dalle ciminiere di fabbriche e centrali elettriche, dai tubi di scappamento di auto e camion e da altre fonti sta provocando un riscaldamento senza precedenti e che «se continuiamo a non fare nulla per arginare questo tipo di inquinamento, il Montana vedrà un aumento della temperatura di 4-5 gradi F al 2055».  Questo si tradurrà in estati più calde e secche, aumento degli incendi, riduzione del manto nevoso e una serie di impatti sui pesci e gli habitat della fauna selvatica, così,  «Entro il 2050, questi cambiamenti alla fine minacceranno 11.000 posti di lavoro e 281 milioni di dollari di redditi del lavoro nell’economia outdoor del Montana».

Secondo il direttore esecutivo della MWF, Dave Chadwick, «Il cambiamento climatico è una minaccia per la fauna selvatica del Montana, per il nostro patrimonio di caccia e la pesca e,  in ultima analisi, per la nostra economia a outdoor. Ora è il momento di imporsi sull’inquinamento da gas serra, per limitare i danni non solo al nostro stile di vita, ma a quello dei nostri figli e nipoti».

Gli operatori turistici sono preoccupati, Scott Nicolarsen, proprietario del Montana Topwater Fly Fishing Outfitters di Missoula, ha detto ai ricercatori che: «La scarsa portata dei torrenti della scorsa estate e le chiusure dell’Hoot Owl dimostrano quello che ci si può aspettare da un futuro più caldo e più secco. Se non facciamo qualcosa per l’inquinamento del riscaldamento globale, la mia attività, e altre imprese intorno a Montana, sono sull’orlo del precipizio».

Anche per Doug Wales, direttore marketing di Bridger Bowl, «Con gli attuali trend al riscaldamento che  minacciando la lunghezza della nostra stagione invernale, perdere la stagione sciistica delle vacanze di Natale a causa della mancanza di manto nevoso può essere devastante per la nostra industria e la nostra intera economia del turismo invernale, della quale  molte persone dipendono per vivere. La neve è la nostra industria dello sci, così come quello delle motoslitte. Non possiamo ignorare le prove scientifiche che l’impatto dell’umanità sul cambiamento climatico minaccia il nostro livello di vita».

Lo studio evidenzia che «Decenni di ricerca scientifica indicano che il cambiamento climatico sta alterando le risorse naturali del Montana in molti modi». La diminuzione del manto nevoso sulle montagne significa una minore portata dei corsi d’acqua che diventeranno anche più caldi, prococando una riduzione della pesca il che significa 1.800 posti di lavoro e 49 milioni di reddito in meno.

Il cambiamento climatico in atto porterà le specie animali a spostarsi più in alto e la carenbza di neve a scendere meno in basso l’inverno e la riduzione della caccia significa 1.600 posti di lavoro e 39 milioni di dollari.

La stagione sciistica e delle motoslitte sarà più breve a causa del calde e della diminuzione del manto nevoso. «Le Stazioni sciistiche saranno costrette a produrre più neve – evidenzia lo studio – Le motoslitte saranno costrette a spostarsi più lontano  e più alto per trovare condizioni favorevoli». La riduzione del turismo sportivo legato alla neve significherà circa 1.500 posti di lavoro e 37 milioni di dollari persi.

Turisti ed abitanti del  Montana e residenti si troveranno ad affrontare le estati più calde e una stagione degli incendi molto più lunga I  Parchi Nazionali del Glacier e di  Yellowstone vedranno una drastica  riduzione  dei visitatori e questo significherà la perdita di 3.300 posti di lavoro e di 94 milioni di dollari di entrate.

Gli incendi, la riduzione degli habitat  e i cambiamenti nel comportamento degli animali faranno calare le attività di wildlife watching del Montana, attualmente ai primi posti nel mondo, questo significherà la perdita di 2.800 posti di lavoro e di 61 milioni di reddito.

Entro il 2050 nel Montana dovrebbero raddoppiare gli incendi, intanto i  montanans sembrano sempre più propensi a costruire le loro case ai confini delle foreste pubbliche, così l’espansione urbanistica sarà sempre più a rischio incendi e questo si tradurrà in perdite potenziali di 227 case all’anno, per un valore di  53 milioni di dollari.

Chadwick conclude: «Proteggere ora il patrimonio naturale del Montana dagli effetti del cambiamento climatico, ci farà risparmiare miliardi di dollari in costi economici a carico dei montanans oggi, a lungo e in futuro».  Un monito che riguarda da vicino anche la montagna italiana che aspetta la neve alla fine dell’anno più caldo mai registrato.