Salvare la biodiversità delle barriere coralline si rivelerà molto utile per l’umanità

Il morso indolore “all’eroina” della bavosa con le zanne velenose

Il veleno di un piccolo pesce australiano potrebbe portare a nuove terapie del dolore

[31 marzo 2017]

Un folto team di ricercatori britannici, australiani e olandesi ha pubblicato su Current Biology lo studio “The Evolution of Fangs, Venom, and Mimicry Systems in Blenny Fishes” che da conto di una scoperta eccezionale: una piccolo bavosa disattiva  i suoi avversari con il veleno simile all’eroina che potrebbe servire a creare una nuova generazione di analgesici.

I componenti del veleno di questa piccola bavosa, simili alla morfina o all’eroina,  provocano nel pesce che viene morso un improvviso calo della pressione arteriosa, che a quanto pare disorienta il predatore e lascia alla bavosa il tempo di fuggire comodamente. Il tram di scienziati ha cominciato  a interessarsi  di questi piccoli pesci colorati, perché nel mondo marino il morso indolore è molto insolito

Uno dei ricercatori che hanno contribuito alla scoperta,  Bryan Fry,  del Venom evolution lab, della School of biological sciences dell’università del Queensland, spiega che «La bavosa con le zanne velenosa è stata scoperta nella regione del Pacifico, anche nella Grande Barriera Corallina. Il pesce inietta agli altri pesci peptidi oppioidi che agiscono come l’eroina o la morfina, inibendo il dolore piuttosto che provocandolo. Il suo veleno è chimicamente unico. Il veleno  provoca nei pesci che vengono morsi il rallentamento dei movimenti e vertigini, agendo sui loro recettori degli oppioidi. Per metterla in termini umani, i peptidi oppioidi sarebbero l’ultima cosa che un nuotatore olimpico di élite userebbe come sostanze dopanti. Sarebbe più probabile che annegasse che vincesse l’oro».

Intervistato da BBC News, Fry, sottolinea che i pesci dotati di spine velenose «producono un dolore immediato e accecante» e ricorda come «inferno puro”  quando è stato punto alla schiena da una razza.

Le bavose con le zanne, conosciute anche come bavose con le zanne velenose o bavose dai denti a sciabola, appartengono al genere meiacanthus, sono pesci tropicali che si trovano in molti acquari casalinghi, ma Fry dice che «Le bavose con le zanne sono i pesci più interessanti che abbia mai studiato e hanno uno dei veleni più intriganti. Questi pesci sono affascinanti per il loro comportamento. Attaccano  senza paura i loro potenziali predatori, intanto lottano intensamente anche per il territorio con i pesci di dimensioni simili.  Le loro armi segrete sono due grandi denti scanalati sulla mascella inferiore che sono collegati alle ghiandole velenifere».

Secondo Fry, è grazie a questo veleno unico che la bavosa con le zanne può più facilmente sfuggire a un predatore o sconfiggere un concorrente e conclude: «Questo studio è un ottimo esempio del perché dobbiamo proteggere la natura. Se perdiamo la Grande Barriera Corallina, perderemo gli animali come la bavosa con le zanne e il suo veleno unico che potrebbe essere la fonte del prossimo farmaco antidolorifico ad alto potenziale».

Il leader del team di ricerca, Nicholas Casewell , dell’Alistair Reid venom research Unit del  parasitology Department della Liverpool school of tropical medicine, spiega a sua volta che  gli scienziati sapevano che la bavosa con le zanne era velenosa, mo non capiavano perché il suo morso fosse indolore: «Una puntura o un morso dolorosi sono un meccanismo di difesa utile: i predatori imparano a evitarlo».

Inizialmente Casewell ha letto gli studi sulle bavose con le zanne degli anni ’70 che analizzavano  le reazioni di pesci predatori più grandi nei quali venivano “introdotte” le piccole bavose zannute: «Hanno inghiottito le bavose, poi hanno rapidamente iniziato tremante e hanno riaperto le bocche. La bavosa con le zanne doveva semplicemente nuotare fuori dalla bocca e fuggire».

Esaminando la composizione del veleno il team di  Casewell ha scoperto che i superpoteri paralizzanti delle bavose dipendono dagli oppioidi un gruppo di sostanze chimiche, che comprende la morfina e la codeina, che hanno effetti anti-dolorifici  ben noti, ma che causano anche un calo della pressione sanguigna. «Questo  farebbe sentire deboli  e storditi – spiega ancora Casewell a BBC News – E il calo sembra causare una perdita di coordinamento nel predatore, che permette la bavosa per allontanarsi».

Nell’impressionante biodiversità delle barriere coralline, ci sono altre specie che “mimano” le bavose con le zanne con livree a strisce e colori brillanti simili a questi pesci velenosi, lo fanno per ingannare i predatori che stanno lontano dalle bavose con il morso agli oppioidi.

Il team internazionale di ricercatori non si aspettava che da un pesciolino che ritenevano semplicemente “strano” si potesse pensare di sviluppare nuovi farmaci antidolorifici, ma anche Casewell  evidenzia che la ricerca ha rivelato  «Quanto sia ancora nascosto nelle barriere coralline, che sono in pericolo in tutto il mondo mentre le temperature del mare salgono. Rischiamo di decimare delle specie che potrebbero avere in loro qualcosa che potrebbe andare a beneficio degli esseri umani. Potremmo aver distrutto qualche risorsa anche prima di avere la possibilità di trovarla».

Commentando lo studio su BBC News, John Bythell, un biologo dell’università di Newcastle che è considerato uno dei maggiori esperti di barriere coralline, si è detto d’accordo sul fatto che  si siano «assolutamente molti prodotti naturali da scoprire nelle barriere coralline che si riveleranno utili  per gli esseri umani … abbiamo appena cominciato a grattare la superficie. Pensate  a quanto c’è ancora da imparare sul genoma umano (con tutte le risorse che ci abbiamo investito), da quando  è stato sequenziato nel 2003, quindi, moltiplicate  per diversi milioni di specie nell’ambiente barriera corallina, e  vi dà una qualche idea. Credo che il valore intrinseco della biodiversità sia che non siamo in grado di capire come può essere utilizzata o che cosa significherà per le generazioni future. Ma una volta che è andata è andata».