Mufloni all’Elba, la Lav scrive al ministro: fermare lo sterminio. Il Parco Nazionale: tuteliamo fauna e flora

Sammuri: «Il muflone non fa parte della fauna delle piccole isole del Mediterraneo e distrugge gli habitat delle altre specie, che rischiano l’estinzione»

[9 agosto 2018]

Il 4  agosto  è apparso sulla stampa e sui social  un appello della Lav al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa  “Fermiamo lo sterminio dei mufloni dell’isola d’Elba” nel quale si legge che «Il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano ha deciso lo sterminio dei mufloni del’Isola d’Elba, e noi da sabato 4 agosto saremo all’imbarco del porto di Piombino e sull’isola d’Elba, per informare cittadini e turisti con i volantini e i manifesti della campagna#IOVIVOQUI”».

Secondo la Lav «Sono circa 500 i mufloni dell’Isola d’Elba (in realtà sono molti di più, ndr) per i quali è stata pronunciata la condanna a morte: l’intera colonia di ungulati presenti sull’Isola – introdotti quasi sessanta anni fa  (in realtà sono stati introdotti dai cacciatori e da Provincia di Livorno e Comuni per scopi venatori/ornamentali nel 1984, ndr) per fornire ai cacciatori locali una preda in più per la loro sanguinaria passione – sarà “eradicata” a colpi di fucili di precisione, ad opera di Polizia Provinciale e degli stessi cacciatori. A questi ultimi, inoltre, saranno regalati gli animali uccisi, a titolo di rimborso spese. Uno sterminio di massa, con battute di caccia durante tutto l’anno, giustificato con i soliti presunti danni al rinnovamento della vegetazione dell’isola. Per questo abbiamo chiesto al Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, di intervenire nei confronti dell’Ente Parco per fermare il piano di eradicazione e identificare, in alternativa, metodi incruenti per regolare il numero dei mufloni sull’Isola, nel rispetto degli animali e dell’equilibrio ambientale».

Agli animalisti risponde Giampiero Sammuri, presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e di Federparchi-Europarc Italia, con una nota nella quale si legge: «Mi fa piacere che la Lav coinvolga  il Ministro dell’Ambiente Costa per due motivi: il ministro è persona seria e competente, che conosce le norme sulla biodiversità e sulla fauna in particolare. Inoltre, in tutte le uscite che ha fatto dall’inizio del suo mandato ogni volta che sono venute alla ribalta questioni che riguardavano la fauna, come ad esempio le problematiche relative all’orso ed al lupo, ha sempre affermato che si sarebbe rivolto all’Ispra per pareri di carattere tecnico. È un atteggiamento di grande serietà in un periodo in cui la scienza sembra perdere colpi. L’Ispra sull’eradicazione dei mufloni all’Elba ha dato parere favorevole e senza questo autorevole condivisione non ci saremo neanche sognati di iniziare il progetto di eradicazione«.

Sammuri in passato ha chiarito più volte le  motivazioni degli interventi dell’Ente Parco sulla popolazione dei mufloni e ora scrive: «Approfittiamo per  ricordarle  per una maggiore comprensione del problema. La decisione di eradicare il Muflone all’isola d’Elba non è stata presa per i danni che fa all’agricoltura,  ma perché  si tratta di specie aliena cioè una specie introdotta dall’uomo intenzionalmente o accidentalmente al di fuori del suo naturale areale distributivo, presente o passato. Le specie aliene sono la seconda causa di perdita di biodiversità nel mondo, dopo la distruzione dell’habitat. L’eradicazione di una specie aliena è indicata da direttive e norme internazionali per  la salvaguardia della biodiversità e alle quali ogni stato membro dell’Unione europea  e in particolare un parco nazionale si deve attenere. Essa viene consigliata soprattutto nelle isole, dove le specie  aliene invasive fanno i danni più grandi alla fauna e flora autoctone. Per fare un esempio nella parte occidentale dell’Isola d’Elba, dove vive la popolazione di mufloni, i boschi di leccio hanno un potenziale di rinnovazione molto minore rispetto a quello che accade negli altri settori. Da una indagine condotta nel  2012 si evidenzia infatti che sul massiccio del Monte Capanne il numero delle plantule per ettaro è tra le otto-nove volte più basso rispetto a quello registrato in altri boschi dell’Elba centro-orientale».

Il presidente di Federparchi ricorda alla Lav che «Nessuna delle persone che amministrano o lavorano nel Parco prova piacere al pensiero che degli animali vengano uccisi e si fa il  possibile per evitargli inutili sofferenze. D’altra parte,  mentre per il cinghiale la cattura è un metodo di controllo molto efficace, per il Muflone la situazione è diametralmente opposta: è piuttosto difficile da catturare, mentre è più facile da abbattere, L’Ente ha preso in considerazione “metodi non letali” ma sono poco efficaci. Anche l’Unione europea  ha previsto l’uso di entrambi i metodi, letali e non letali, e ribadisce che la possibilità di attivare  misure che evitino inutili sofferenze alle specie target non debba  compromettere l’efficacia dell’obiettivo di gestione. La sperimentazione di metodi di sterilizzazione ad esempio, al momento non ha garantito risultati  efficaci, ovvero specie-specifici e duraturi nel tempo».

Il presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano conclude ricordando agli animalisti che «Il muflone non fa parte della fauna delle piccole isole del Mediterraneo e distrugge gli habitat delle altre specie, che rischiano l’estinzione. Varie  specie di uccelli, i fiori e gli insetti ad essi legati, i boschi che, tra qualche anno, se questi animali dovessero proliferare, non ci saranno più. L’appello del Parco è: aiutateci a divenire difensori di queste specie che hanno voce solo attraverso il nostro operato e a far capire ai turisti che l’Isola è bella per le piccole cose nascoste, per gli animali schivi da osservare anche con occhio attento, per le fioriture di orchidee di soli pochi giorni l’anno. E’ per questo che  il Parco lavora tutti i giorni: per la tutela degli animali e della vegetazione e per rimuovere, in ossequio alle norme, alle direttive e alle convenzioni nazionali ed internazionali, alcune delle specie aliene invasive, considerate ormai in modo inequivocabile una forte minaccia per le entità autoctone limitando per quanto possibile l’uso di metodi cruenti».