Muri, migranti, giaguari, architetti e gas serra. Il disastro della politica migratoria di Donald Trump

Mette in pericolo animali selvatici rari e ambiente e farà aumentare le emissioni di CO2

[30 gennaio 2017]

La decisione di Trump di bloccare immediatamente l’ingresso di tutti i musulmani provenienti da Siria, Iraq, Iran, Yemen, Somalia, Sudan e Libia  – ma di lasciare entrare sauditi, a qatariani ed emiratini che sono accusati di aver finanziato gli attentati negli Usa – sta sollevando numerose proteste e ha portato una giudice coraggiosa a sospenderla.  Ma l’avventuristica politica migratoria di Trump – che è stata criticata perfino dalla premier conservatrice britannica – potrebbe avere anche gravi conseguenze ambientali ed ecologiche.

Il Massachusetts Institute of Technology aveva già dimostrato che il muro di confine con il Messico pensato da Donald Trump «potrebbe costare fino a 40 miliardi di dollari, ma ora la sua MIT Technology Review scrive che «Come se non bastasse, i materiali richiesti per realizzarlo avrebbero un pesante effetto sull’ambiente». Infatti, un muro lungo 1.000 miglia, alto 50 piedi e con findanenta di 15 piedi richiederebbe 9.7 milioni di metri cubi di calcestruzzo e 2.3 miliardi di kg di acciaio (presumibilmente americano).

Secondo l’Institute for sustainable energy and the environment dell’università di Bath, a ciascun metro cubo di calcestruzzo colato corrispondono approssimativamente 380 kg di anidride carbonica emessa. Il muro di Trump, quindi, produrrebbe fino a 3.7 milioni di tonnellate di CO2 (parte dei quali verrebbe riassorbita, lentamente, dal calcestruzzo).

Il Massachessetts. Jamie Condliffe sulla  MIT Technology Review spiega: «Dato che,  a seconda della quantità di metallo riciclato al suo interno, ci sono circa 1,8 kg di emissioni di biossido di carbonio incorporate in un chilogrammo di acciaio. Ciò significa che l’acciaio dovrebbe causare  ulteriori 4,1 milioni di tonnellate di CO2».  In tutto, il muro di Trump provocherà l’emissione di 7,8 milioni di tonnellate di anidride carbonica, quanto ne emettono in un anno 823.654 case. E si tratta di una cifra prudenziale che non tiene conto della manutenzione, del re-instradamento del traffico  e di altre conseguenze imprevedibili potrebbero far salire molto le emissioni.

Il muro rappresenta anche una grande minaccia ecologica. Motherboard, ricorda che il “Trump WallIPaC Trust Resources Report” pubblicato nel 2016 dall’US Fish and Wildlife Service evidenziava che la costruzione del muro potrebbe avere un impatto negativo su «111 specie in via di estinzione, 108 specie di uccelli migratori, quattro wildlife refuges e fish hatcheries, e un numero imprecisato di zone umide protette».

Secondo il Center for biological diversity il muro lungo il confine con il Messico è «Un progetto che perpetuare la sofferenza umana, danneggia le comunità di confine e blocca il movimento transfrontaliero di giaguari, ocelot, lupi e altri animali selvatici. Tra gli animali, il muro sarebbe particolarmente dannoso per i giaguari altamente a rischio di estinzione. Negli ultimi anni, due giaguari sono stati fotografati a nord del confine, ma la popolazione degli Stati Uniti non si potrà mai ristabilire se la migrazione dalla piccola popolazione nel nord del Messico viene bloccata».

Secondo Kieran Suckling, direttore esecutivo del Center for biological diversity, «Donald Trump continua ad aggrapparsi alla sua fantasia paranoica di murare il confine Usa-Messico, a prescindere dal danno che farebbe alle comunità di frontiera e alla fauna selvatica. Sappiamo già che i muri non impediscono alle persone di attraversare il confine, ma il piano di Trump farebbe piazza pulita di ogni possibilità di recupero per giaguari, ocelot, e lupi in via di estinzione nella regione di confine».

Le precedenti Amministrazioni Usa hanno già speso miliardi di dollari sono già stati spesi per costruire e mantenere le centinaia di miglia di muro di confine esistenti, realizzate con poco o nessun controllo ambientale, e he hanno innescato processi erosivi ed inondazioni che hanno colpito le comunità di confine, ma hanno anche bloccato il normale movimento della fauna selvatica attraverso il confine. «Eppure – fanno notare al Center for biological diversity . i funzionari di Border Patrol e Homeland Security hanno ripetutamente testimoniato che il muro di confine non è altro che un “speed bump” che non impedisce alla gente di passare».  Pochi giorni fa la  Homeland Security aveva ufficialmente definito il progetto di Trump «Assurdo» e «Un incredibile spreco di denaro dei contribuenti».

Suckling aggiunge: «Come molte delle idee di Trump, questo non ha nulla a che fare con la realtà. Da qualsiasi parte lo si guardi, il confine Usa-Messico è più sicuro oggi di quanto lo sia mai stato. Non c’è ragione di sacrificare la salute delle comunità di confine e la fauna selvatica a una simile grandezzata politica. I corridoi migratori sono essenziali per il recupero e la sopravvivenza della fauna selvatica lungo il confine, in particolare per quella con piccole popolazioni, tra cui lupi, ocelot e giaguari. La regione di confine ospita una ricca varietà di esseri viventi. E’ un luogo dove nord e sud si incontrano e si sovrappongono, l’unico posto al mondo in cui giaguari e orsi neri vivono fianco a fianco. E’ questa diversità che ci rende forti, non uno spreco immorale come il muro». Nonostante quello che vogliono far credere Trump e i repubblicani, l’opposizione al muro è molto forte nelle comunità di confine del sud-ovest degli Usa e Suckling conclude con un appello: «Non stiamo a guardare mentre Trump crea un muro di Berlino al  confine degli Stati Uniti. Combatteremo questa proposta dell’Età della Pietra in ogni modo possibile e, se necessario, metteremo i nostri corpi davanti alle ruspe».

Dan Millis, direttore del progetto Borderlands di Sierra Club, conferma: «In termini di adattamento climatico, la costruzione di un muro di confine è un atto di auto-sabotaggio. E la ragione per cui lo dico che è stiamo già vedendo le migrazioni della fauna selvatica bloccate dai muri e dalle recinzioni attuali che sono già state costruiti. Abbiamo centinaia di miglia di queste muri che sono state costruite senza nessuna  tutela ambientale».

L’unico possibile beneficio ambientale proveniente dal  muro probabilmente non piacerebbe a Trump: secondo Bloomberg, il suggerimento di finanziarlo con una tassa del 20% delle importazioni dal Messico, compresi  petrolio e gas, potrebbe fa salire di 30 centesimi di dollari al gallone il prezzo della benzina Usa, quando i prezzi salgono le persone guidano meno, quindi, in teoria, potrebbero diminuire le emissioni di gas serra.

Anche gli architetti statunitensi hanno definito il muro «Un progetto faraonico», che non rappresenta in nessun modo una priorità infrastrutturale e hanno smentito Robert Ivy, vice.presidente esecutivo dell’American institute of architects (Aia) che aveva dichiarato che la sua associazione stava lavorando con Trump a  un piano di spesa per rafforzare le infrastrutture obsolete. Ivy ha ritrattato la sua dichiarazione in un video, l’Aia non ha commentato, ma il suo portavoce ha detto che la maggior parte degli architetti vede il muro più come un valore ingegneristico che come una questione di design».

Raphael Sperry, presidente dell’Architects, designers and planners for social responsibility ha ribattuto che Ora l’Aia «Dovrà decidersi a prendere una posizione. Gli architetti e gli ingegneri hanno l’obbligo di proteggere la salute pubblica, la sicurezza e il benessere come una priorità etica nel loro lavoro. E a questo  non c’è davvero nessuna eccezione. Alimentare il cambiamento climatico non aiuta la salute pubblica, la sicurezza e il benessere. In realtà mette a repentaglio la salute pubblica, la sicurezza e il benessere».

Dopo l’annuncio di Trump, molti attivisti del clima ha detto che il nuovo presidente ha all’indietro: arginare il flusso di rifugiati e immigrati inizia affrontando i cambiamenti climatici.

Gene Karpinski, presidente della League of conservation voters, fa notare che «Queste azioni ciniche e profondamente tristi non aiutano a risolvere i veri problemi che ha di fronte il nostro Paese. Il lavoro del nostro governo è quello di proteggere la gente, non di voltargli le spalle.. Se il presidente Trump fosse preoccupato per i veri problemi di sicurezza nazionale della nostra nazione, affronterebbe i cambiamenti climatici a testa alta, salvaguardando i rifugiati e gli immigrati provenienti dai luoghi con i peggiori impatti di un pianeta che si surriscalda e dai disordini in corso nei loro paesi d’origine,

Per Bryan Lee Jr., civic design director dell’Arts Council di New Orleans, conclude «Trump ha una comprensione poco definita di cosa significa costruire un muro. L’energia incorporata in migliaia e migliaia di miglia di parete è folle e inutile in molti modi. L’energia incorporata nella creazione è una cosa che ha ripercussioni negative dal punto di vista climatico. Ma l’energia incorporata ne ha anche dal punto di vista sociale. Gli aspetti della costruzione di muri separa e dirige  flussi. Un muro di confine non ha intenzione di fermare l’afflusso delle persone, Significa solo che troveranno modi diversi. A New Orleans, i muri sono pensati come una protezione, il che ha fatto del bene. Ma non hanno fatto smettere nulla, in particolare non hanno fatto rallentare lo scorrimento dell’acqua che trascina via il terreno o l’innalzamento del livello del mare. Sono stati concepiti come un ripiego, questo è ciò a cui servono queste cose. Se non affronti la causa principale, non c’è mai intenzione di risolverla».