Esulta il Parco regionale di Migliarino San Rossore Masaciuccoli

Nasce la Riserva della biosfera Unesco “Selve Costiere di Toscana”

Carlo Galletti: «Ma la Regione se n’è accorta?»

[24 marzo 2016]

Selve Costiere di Toscana Unesco

A San Rossore si festeggia: 9 Comuni appartenenti a 3 province si sono riuniti insieme al Parco Migliarino – San Rossore – Massaciuccoli per annunciare e commentare il rinnovo – con consistente ampliamento della superficie – della Riserva della Biosfera da parte dell’Unesco.

In un comunicato il Parco spiega che «Dal 2004 il Parco è stato riconosciuto dall’Unesco (sezione dell’Onu per l’educazione, la scienza e la cultura) quale Riserva della Biosfera, col nome di “Selva pisana”. Questa Riserva, parte del Programma mondiale MaB (Man and the Biosphere), coincideva esattamente con i confini del Parco regionale. Allo scadere dei 10 anni da tale riconoscimento l’Ente Parco, su espressa volontà del Presidente Manfredi e del Consiglio Direttivo, ha voluto rilanciare chiedendo la riconferma non sulla medesima area, ma addirittura raddoppiando la superficie ed includendo il complesso dei Monti pisani (nei loro due versanti pisano e lucchese) e del territorio agroforestale di Collesalvetti».

Il 19 marzo, al quarto Congresso mondiale del programma MaB a Lima in Perù, l’Unesco ha premiato questa proposta del Parco, costruita con un intenso lavoro durato due anni e con la preziosa e convinta collaborazione dei Comuni e di diversi soggetti istituzionali, universitari, associativi e privati.

«Nasce dunque la nuova Riserva della Biosfera Selve costiere di Toscana (in Italia ve ne sono solo 13) – annuncia con legittima soddisfazione il Parco – caratterizzata da importanti novità: mentre Pisa e Viareggio confermano la loro fondamentale presenza con estesissimi territori di grande valenza, San Giuliano Terme, Vecchiano e Massarosa mettono addirittura tutto il loro territorio comunale dentro i confini della nuova Riserva. Decisiva novità è però l’ingresso di comuni che non fanno parte del Parco ma con esso hanno deciso di condividere un’importante sfida: entrano dunque Lucca e Capannori, con la loro porzione di Monti Pisani,  così come Calci, che entra con tutto il suo pregiato territorio. Infine, si aggiunge anche Collesalvetti, che con estremo entusiasmo aggiunge alla Riserva i suoi Siti di Importanza Comunitaria assieme ad estese porzioni di aree agricole e forestali delle Colline livornesi, in parte già aree protette. Il nome della nuova Riserva “Selve costiere di Toscana”, risulta particolarmente azzeccato per la sua capacità di descrivere il territorio nella sua interezza, ma anche per rappresentarlo a livello internazionale con incredibile efficacia comunicativa, evocando la foresta, la costa e il potente brand “toscana”. Nella Riserva ci sono eccellenze naturali, storiche e culturali (basti pensare al Parco, al Museo della Certosa, ai paesaggi agrari delle colline, ai mille luoghi di cultura dei 9 comuni, alla costa ed alle terme) che hanno impressionato anche il Bureau dell’Unesco a Lima».

Ma il riconoscimento Unesco comporta ulteriore lavoro da parte di tutti i soggetti pubblici e privati chiamati a valorizzarlo: «Il gruppo di lavoro, coordinato dal Parco, si misurerà sulla scelta di un efficace logo, sulla segnaletica della Riserva MAB, sulla costruzione di reti di sentieri e connessione tra i territori, sulle strategie di comunicazione anche a fini turistici ma soprattutto sui progetti di valorizzazione delle attività umane come strumento di conservazione della natura, del paesaggio e della qualità della vita – dicono a San Rossore –  E’ questo, del resto, l’obiettivo principale delle Riserve MAB dell’UNESCO nel mondo, con le quali anche le Selve costiere di Toscana entreranno da subito in rete, partecipando a progetti di livello internazionale. Sarà importante quindi anche il contributo dei soggetti privati che hanno già aderito (e che il Parco ringrazia di cuore) e di quelli che lo vorranno fare: un’occasione davvero d’oro per la tutela e valorizzazione di questo straordinario tratto di costa toscana».

Anche Carlo Galletti, rappresentante uscente delle associazioni ambientaliste nel Consiglio del Parco Migliarino – San Rossore – Massaciuccoli, sottolinea che si tratta di «Un rinnovo per nulla scontato, per il quale altre realtà regionali stanno faticando, ottenuto grazie al lavoro del Parco e dei comuni, metà dei quali: Lucca, Capannori, Collesalvetti e Calci, non fanno parte del Parco, a differenza degli altri 5: Pisa, Viareggio, Vecchiano, Massarosa e San Giuliano Terme, che sono già compresi nell’area protetta regionale, e in alcuni casi hanno notevolmente ampliato il territorio destinato a Riserva della Biosfera. Dato importante non solo quello tecnico, con un lavoro approfondito di documentazione svolto dagli uffici coordinati dal Parco, ma al contempo quello politico, con un’adesione alla richiesta di rinnovo/ampliamento discussa e approvata nei vari Consigli Comunali e nelle Giunte che stamani hanno fatto sentire una voce concorde e appassionata per la difesa e il rilancio del territorio nel nome della conservazione delle emergenze ambientali e storico-culturali, del turismo, dell’agricoltura di qualità».

Per Galletti esiste invece un livello istituzionale che sulla vicenda è stato molto meno attivo: «Grande assente invece il livello politico della Regione Toscana che non ha sentito il bisogno di far partecipare nessun Assessore, Consigliere o rappresentante della Presidenza, né di inviare messaggi di solidarietà o incoraggiamento di qualsiasi tipo. La stessa Regione che, nel riorganizzare le aree protette le sta dimezzando grazie all’abolizione delle Anpil (mentre a livello internazionale, con la convenzione sulla Biodiversità, se ne chiede il raddoppio); Regione che non ha ancora definito neppure un budget minimo per la Aree Protette che sopravvivranno alla sua riforma (Parchi e Riserve Naturali), mentre alcuni assessori dichiarano guerra a queste istituzioni promettendo di consegnarle in mano ai cacciatori; Regione infine che sta smantellando la vigilanza ambientale volontaria delle associazioni ambientaliste, con un progetto di destinazione dei fondi alle associazioni venatorie. Chiare scelte di campo, in cui sembra che lo spazio per la valorizzazione del territorio stia solo in qualche isolato proclama e nel denunciare emergenze fittizie: cinghiali, nutrie o piccioni, rinunciando a quel ruolo organizzativo e propulsivo che ormai è un ricordo di qualche legislatura – e presidenza – passata».

Galletti conclude con l’augurio «che questa sia solo una sensazione, dovuta a un caos legislativo e amministrativo momentaneo, e che il ruolo che in altre epoche ha visto la nostra Regione protagonista di un sistema originale di governance delle emergenze naturalistiche del territorio, possa essere presto recuperato e rilanciato».