Nasce “Orto genuino”, il progetto che accompagna nella creazione di un orto urbano

[16 settembre 2013]

Gli orti urbani o periurbani sono spazi agricoli destinati alla produzione di fiori, frutta, ortaggi che combinano le funzioni produttive associate al consumo domestico con finalità sociali e ambientali. In particolare con la crisi economica, e quindi con l’esigenza di maggior risparmio per le famiglie, è aumentato il “fai da te” per procurarsi frutta e verdura di stagione. Sono molti gli abitanti in aree urbane che hanno adattato anche un semplice spazio nel proprio terrazzo ad esigenze “produttive” di autoconsumo.

Naturalmente nulla si improvvisa e se si vogliono coniugare i fattori economici con quelli sociali e ambientali è necessario rivolgersi ad esperti del settore. A Roma ad esempio è nata la microazienda “l’Orto genuino”, pronta a dare una mano a chi vuole cimentarsi in questa esperienza.

«Siamo un’impresa dedicata alla progettazione e alla creazione di orti urbani per il consumo domestico», ha dichiarato uno dei soci, Adal Almeida Haroun. «Siamo convinti che, al giorno d’oggi, siano necessari nuovi processi di recupero degli spazi urbani che consentano di migliorare la sostenibilità della città e delle sue abitazioni, tanto a livello ambientale quanto relazionale. Nell’attuale momento di crisi economica, ma soprattutto ecologica, in cui ci troviamo è necessario inventarsi nuove opportunità lavorative, opportunità però che rispettino l’ambiente e che aiutino a migliorare la qualità di vita dei cittadini. Nell’era delle multinazionali, dei grandi supermercati che offrono cibi sempre più scadenti, pieni di agenti chimici e poco salutari, noi vorremmo offrire ai cittadini la possibilità di farsi un orto, biologico, a chilometri zero, nel proprio giardino, terrazza o balcone (coltivazione in vasi) anche senza le conoscenze e il tempo necessari».

Il progetto è nato da poco e per ora è portato avanti da tre persone: Adal, che viene dalla Spagna dove la realtà degli orti urbani è già ad uno stadio più avanzato, ha già realizzato progetti di orti urbani verticali e tradizionali; Antonella, 40 anni, esperta giardiniera; Silvia, 29 anni, laureata in Economia dell’Ambiente, dello Sviluppo e del Territorio.

«In pratica, noi andiamo a casa delle persone, facciamo tutto il “lavoro sporco” e il cliente si ritrova un orto impostato secondo i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica come la rotazione, l’associazione delle coltivazioni  e l’uso di rimedi naturali contro i parassiti».

Gli orti urbani, oltre alla tradizionale produzione di frutta e verdura destinata all’autoconsumo, possono svolgere molte altre funzioni:  salutare, con effetti positivi sul benessere personale;  ambientale-urbanistica, per il mantenimento dei valori e gli aspetti ambientali, culturali e paesaggistici degli spazi aperti, in particolare nelle zone periurbane; culturale, la tradizione e la cura degli orti è da sempre cultura di ogni singolo popolo e ne rappresenta lo specifico stile di vita, il tenore e le caratteristiche; estetica, nonostante la diversità degli orti nelle differenti culture, di solito questi costituiscono un punto di riferimento, di ricchezza, armonia e possono svolgere un ruolo positivo nell’immaginario collettivo della società urbane.

In particolare, con il progetto l’Orto genuino, viene creato un orto urbano di carattere familiare basato sul principio di ecologia e sostenibilità ambientale, in cui si incoraggia il consumo di alimenti di qualità e di prossimità (prodotti a km zero), si proteggono le varietà autoctone di colture locali, si mantiene la biodiversità e la conoscenza delle tradizioni popolari, si riutilizzano materiali scartati per la realizzazione delle forniture necessarie e si promuove la creazione di un tessuto sociale che aiuti a migliorare la qualità di vita delle persone appartenenti a diversi gruppi sociali residenti della zona.

«Non si tratta di un ritorno allo stato naturale, ma di creare paesaggi umanizzati, basati sul lavoro e la cura del territorio: modellare il territorio, garantire l’irrigazione e il drenaggio, monitorare la crescita delle colture e, infine, dirigere tutti gli sforzi per una produzione destinata all’autoconsumo» ha concluso Adal.