La Costa Crociere e la Carnival in fondo alla classifica dei Friends of the Earth

Le navi da crociera anche nel 2014 hanno scaricato più di 3,7 miliardi di litri di liquami negli oceani. E chi è la peggiore?

L'intera industria crocieristica si rifiuta di rivelare le sue pratiche ambientali

[9 dicembre 2014]

Nel loro rapporto Cruise Ship Report Card 2014 i Friends of the Earth dicono che «Le navi da crociera quest’anno hanno scaricato più di un miliardo di galloni  di liquami in mare, in gran parte non depurati e trattati male», si tratta di qualcosa come 3,7 miliardi di litri di reflui e i Friends of the Earth  continuano a chiede «Regole più forti per proteggere gli oceani, le coste, la vita marina e della gente».

Le enormi quantità di cibo e bevande consumate sulle navi da crociera, insieme alle acque delle lavanderie, delle piscina, strutture sanitarie, dei laboratori fotografici, delle spa  e delle dry cleaning stations,  devono andare da qualche parte. Questi reflui contengono sostanze inquinanti, compreso materia fecale, batteri, virus, agenti patogeni, i nutrienti, rifiuti e prodotti farmaceutici pericolosi, ognuno dei quali può essere dannoso per la salute umana e la vita acquatica.

Come fa una nave da crociera la gestione delle acque reflue? Ci sono 3 metodi principali: 1) Le navi da crociera possono utilizzare i cosiddetti Marine Sanitation Devices (Msd), una tecnologia obsoleta che, secondo l’Epa, produce reflui che spesso contengono significative quantità di batteri fecali, metalli pesanti e sostanze nutritive in eccesso rispetto agli standard Usa di qualità dell’acqua. 2) Le navi da crociera possono utilizzare le tecnologie di trattamento delle acque reflue più avanzate disponibili (Awts), che forniscono un migliore screening, trattamento, disinfezione e il trattamento dei fanghi. Però anche le Awts hanno difficoltà a rimuovere tutti i metalli ed i nutrienti disciolti e possono rilasciare sostanze nocive negli ambienti costieri e marini. 3) L’ultimo e più protettivo metodo per l’ambiente metodo è che le  navi da crociera stocchino i liquami trattati a bordo e non li scarichino vicino alle nostre coste sensibili ed alle aree marine protette.

La buona notizia del rapporto è che qualcuna delle 16 più grosse compagnie da crociere sta diventando gradualmente più “verde”, la cattiva è che oltre il 40% delle 167 navi si basano ancora su una tecnologia di trattamento dei reflui vecchia 35 anni. «Tali sistemi di trattamento antiquati lasciano livelli nocivi di materia fecale, batteri, metalli pesanti e altri contaminanti nell’acqua – denunciano i Friends of the Earth –  Per legge, le acque reflue scaricate entro le tre miglia nautiche dalla costa devono essere trattate, ma al di là le navi sono autorizzate a scaricare i liquami direttamente in mare. Per questo motivo, la questione della responsabilità è fondamentale per la classifica 2014». Una classifica che vede agli ultimi posti, con una pessima “F”, la compagnia di navigazione italiana – che in realtà fa parte dell’impero della multinazionale statunitense Carnival –  Costa Crociere, diventata ancora più nota dopo il naufragio della Costa Concordia al Giglio. Il rapporto ha analizzato le performance ambientali di Costa: Atlantica (3.600 persone a bordo); Deliziosa (3.926), Diadema (6.200);  Fascinosa (4.880);  Favolosa (4.880);  Fortuna (4.538); Luminosa (3.747), Magica (4.538), Mediterranea (3.600);  Neoclassica (2.330);  neoRiviera (2.370);  neoRomantica (2.307);  Pacifica (4.863);  Serena (4.880); Victoria (3.194), tutte, meno una, navi che fanno crociere anche nel Mediterraneo, e le performance ambientali di queste città galleggianti sono risultate tra le più basse.

Inoltre, «Con una completa inversione per la cooperazione e trasparenza rispetto agli anni precedenti, tutte le 16 principali linee di crociera hanno rifiutato – attraverso la loro associazione di categoria, Cruise Lines International Association –  di rispondere alle richieste degli Amici della Terra di informazioni sulle loro tecnologie di riduzione dell’inquinamento. Pertanto, la scheda del Cruise Ship Report Card 2014 contiene una nuova categoria: “Trasparenza”, nella quale ogni linea di crociera ha ricevuto un voto “F”».

E’ chiaro che le compagnie di navigazione crocieristiche hanno fatto cartello per non rispondere alla fastidiosa indagine e Marcie Keever, direttrice dell’’Oceans and vessels program di Friends of the Earth, «Lavorando per soffocare il Cruise Ship Report Card, l’industria ha cercato di proteggere se stessa da un controllo continuo delle proprie pratiche ambientali, e la conoscenza di questi dati oscuri da parte dei consumatori coscienziosi cambierebbe le loro scelte in base a come una nave da crociera o una compagnia di navigazione compare nella pagella. Per l’industria crocieristica è tempo di smettere di cercare di nascondere le navi sporchi della sua flotta».

Infatti il problema di queste gigantesche compagnie di navigazione sembra quello di creare difficoltà alla redazione di un rapporto che  ha lo scopo di attirare l’attenzione all’impatto ambientale del settore in piena espansione delle crociere e di aiutare i viaggiatori a scegliere le crociere più eco-responsabili. La solidarietà omertosa tra questi giganti dei mari è così forte che da questo atteggiamento ci rimn mettono alla fine anche le compagnie più virtuose. Il rapporto dei Friends of the Earth per stilare la sua classifica si basa su 4 criteri: la tecnologia di trattamento delle acque reflue; se le navi possono collegarsi all’energia a terra e se utilizzare combustibile pulito così come richiesto dalle leggi Usa e dal diritto internazionale; rispetto delle norme di qualità delle acque dell’Alaska per proteggere la costa dello Stato;  trasparenza.  I Friends  dicono che «La Disney Cruise Line, con sede a Lake Buena Vista, in Florida, è stata classificata come la compagnia di navigazione più responsabile nei confronti dell’ambiente, guadagnandosi  una A per il trattamento delle acque reflue. Il suo voto complessivo sarebbe rimasto una avesse risposto alle nostre richieste di informazioni, ma quest’anno ha ricevuto un C+».

Anche la “casa madre” della Costa Crociere, la colossale Carnival che ha la più grande flotta di navi da crociera del mondo e  la sua base operativa a Doral, in Florida, non ci fa una bella figura: delle sue 24 navi da crociera solo 3 2 sono dotate di una tecnologia di depurazione avanzata e per questo ha ricevuto una pessima F. Carnival Lines,  Carnival Corp. & PLC di Miami e Londra  gestiscono alter 6  compagnie in classifica nel rapporto e tutta la costellazione dell’impero Carnival si è rifiutata di rispondere al questionario di Friends of the Earth.

La Keever stigmatizza duramente questo comportamento: «In qualità di leader dell’industria, la Carnival Corp. deve fare passi in avanti nel suo ruolo ambientale in tutte le sue differenti  compagnie. Non c’è da stupirsi  se Carnival Corp. si rifiuta di rispondere a Friends of the Earth  o di essere completamente onesta  con i suoi clienti quando continua ad utilizzare una tecnologia obsoleta che inquina i nostri oceani e minaccia la nostra salute e quella dell’ecosistema marino, la vita del mare e di noi tutti».

Secondo l’Environmental Protection Agency Usa (Epa), una nave da crociera media con 3.000 passeggeri e l’equipaggio produce circa 21.000 galloni di liquami al giorno, abbastanza per riempire 10 piscine “da giardino” in una settimana, un dato che porta agli oltre un miliardo di galloni all’anno che l’industria crocieristica scarica nei mari e negli oceani di tutto il mondo, ma il rapporto avverte che si tratta di «Una stima prudente, dal momento che alcune delle nuove navi trasportano fino a 8.000 persone tra passeggeri ed equipaggio e la classifica non comprende l’intera flotta in tutto il mondo. Inoltre, ogni nave produce e scarica circa  volte più “acque grigie” da lavandini, docce e bagni, che possono contenere molte delle stesse sostanze inquinanti degli impianti fognari ed influiscono significativamente sulla qualità dell’acqua».

Poi c’è l’altro problema ambientale più eclatante: le navi da crociera sono responsabili anche di notevoli quantità di inquinamento atmosferico derivanti dal carburante sporco che bruciano. Anche quando sono attraccate in un porto, le  navi da crociera spesso utilizzano inquinantissimi motori diesel per fornire energia elettrica ai passeggeri ed all’equipaggio. Secondo l’Epa, ogni giorno una nave da crociera media emette più anidride solforosa di 13 milioni di automobili e più fuliggine di un milione di auto. A partire dal 2015, le norme sui carburanti più puliti negli Usa e in Canada ridurranno la quantità di zolfo emessa da ogni nave di circa il 97% cento e la quantità di fuliggine dell’85%, ben oltre le norme provvisorie dei combustibili già in atto in Nord America. Norme simili per ridurre l’inquinamento delle navi sono state approvate dall’Unione europea, ma il comportamento “omertoso” con il quale le compagnie crocieristiche hanno affrontato le richieste dei Friends of the Earth non fa ben sperare.

Come può una nave da crociera ridurre l’inquinamento atmosferico in porto? Fortunatamente, alcune linee di crociera hanno adottato una tecnologia, conosciuta come “cold ironing” che riduce notevolmente le emissioni delle navi da crociera in porto. Questa tecnologia permette di navi da crociera in banchina dei collegarsi allenergia a terra ed utilizzarla per far funzionare i propri sistemi di refrigerazione, di climatizzazione, di riscaldamento, di illuminazione senza dover bruciare il combustibile sporco nei motori delle navi.

La Keever  conclude: «Questo è un’industria che vale miliardi di dollari e che potrebbe installare le più avanzate tecnologie disponibili  per il trattamento delle acque reflue e la riduzione dell’inquinamento dell’aria. Siamo incoraggiati dal fatto che alcune compagnie crocieristiche stanno prendendo misure supplementari per migliorare le loro prestazioni, ma l’intera industria deve smetterla di nascondersi dietro normative deboli ed agire per assicurarsi che gli oceani nei quali le loro navi navigano rimangano chiari come le foto nelle brochures  delle crociere. Sfortunatamente Quest’anno l’industria ha deciso di fare alcuni passi indietro e si è rifiutata di rispondere alle nostre richieste di informazioni».