Navi Ue nel Mare Adriatico per rafforzare il controllo della pesca

Garantire un'effettiva protezione di almeno il 10% del Mediterraneo entro il 2020

[20 dicembre 2017]

Dal primo dicembre la nave di ispezione “Aegis I” sta pattugliando il  Mare Adriatico come parte di un piano di dispiegamento congiunto per il Mediterraneo. L’Agenzia europea di controllo della pesca (European fisheries control agency – Efca) sta collaborando con  Italia, Grecia e Croazia che hanno ispettori a bordo dell’Aegis I.

Secondo l’Efca, «Il rispetto delle norme della politica comune della pesca dell’UE è cruciale per il raggiungimento di stock ittici sani e sostenibili. L’Agenzia europea di controllo della pesca contribuisce ad un’applicazione efficace e uniforme di queste norme. Attraverso piani di impiego congiunto, l’Efca facilita la cooperazione tra Stati membri attraverso lo scambio di ispettori, la pianificazione congiunta e il coordinamento dello spiegamento di navi da pattugliamento nazionali.

L’Efca spiega che per quanto riguarda le attività in atto nel Mare Adriatico, «Lo scopo principale è monitorare ed eseguire ispezioni su pescherecci che praticano la pesca di piccoli pelagici, tonni rossi e pesce spada. Inoltre, l’operazione controllerà l’attività di pesca nell’area di Jabuka/Pomo Pit, dove nel 2018 entrerà in vigore una nuova area di restrizione della pesca, nel quadro di una raccomandazione del General fisheries council for the mediterranean (Cgpm)».

La raccomandazione Gfcm e il regime di controllo nel Mare Adriatico sono risultati degli impegni presi nella dichiarazione ministeriale Malta Medfish4, che ha riconosciuto che «il controllo e l’ispezione sono elementi essenziali per il successo delle misure di conservazione e gestione nel Mediterraneo».  L’Efca spiega inoltre che «La dichiarazione ha cercato di sviluppare ulteriormente sia le zone soggette a restrizioni della pesca che le aree marine protette nel Mar Mediterraneo. Si prevede che la Dichiarazione garantirà un’effettiva protezione di almeno il 10% del Mediterraneo entro il 2020, in linea con l’obiettivo 14.5 di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e le priorità della conferenza Our Ocean ospitata dall’Ue in ottobre».