Nel 2016 in Italia spiaggiati 256 cetacei: quasi quintuplicati lungo la costa ionica

Ancora Morbillivirus, ma anche Herpesvirus e il Toxoplasma gondii trasmesso dai gatti

[21 aprile 2017]

Secondo il rapporto pubblicato oggi dal  Centro di referenza nazionale per le indagini diagnostiche sui mammiferi marini spiaggiati (C.Re.Di.Ma) del ministero della salute «Sono 256 i cetacei spiaggiati lungo le coste italiane nel corso del 2016».

Il L C.Re.Di.Ma, che ha sede  presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Sottolinea che «Il numero di esemplari spiaggiati risulta ampiamente superiore a quello evidenziato negli ultimi anni anche a causa di un evento di mortalità anomala (Unusually mortality event- Ume) verificatosi dal mese di luglio lungo il tratto ionico delle Regioni Puglia, Calabria e Sicilia dove il numero di esemplari spiaggiati è risultato quasi quintuplicato. Proprio in questo periodo è stato rilevato un aumento delle positività al Morbillivirus in concomitanza con il riscontro inusuale di lesioni microscopiche compatibili con un’infezione acuta sub-acuta nella maggior parte dei soggetti».

Gli istituti zooprofilattici, coordinati dal C.Re.Di.Ma, hanno effettuato necroscopie sul 39% de i cetacei spiaggiati,  avanzando un’ipotesi sulla  causa di morte in oltre la metà degli animali e al Centro del ministero della salute evidenziano che «Rispetto alle cause di origine infettiva, come negli anni precedenti, è stata evidenziata la persistente circolazione di agenti virali, come appunto Morbillivirus, ma anche Herpesvirus, protozoari, come Toxoplasma gondii, e la presenza sporadica di altri agenti virali come il Poxvirus».

Il C.Re.Di.Ma fa presente che «La percentuale di spiaggiamenti legati ad interazione con l’attività umana rimane elevata anche se in linea con quanto osservato negli anni precedenti. Nel 35% dei casi, infine, non è stato possibile avanzare ipotesi per le cause del decesso, molto spesso a causa del cattivo stato di conservazione delle carcasse esaminate».

Diventa sempre più consistente la teoria secondo la quale l’elevata  mortalità dei delfini per infezioni sia causata da stress ambientali legati all’inquinamento marino che indebolirebbero il loro sistema immunitario, esponendoli a ricorrenti – e sempre più ravvicinate – epidemie di Morbillivirus. Ma preoccupa anche il ritrovamento nei delfini spiaggiati del  Toxoplasma gondii, un protostista parassitario con un complicato ciclo vitale che passa dall’ospite principale, il gatto, e alle sue prede – roditori o uccelli – per ritornare al gatto. Infatti il  Toxoplasma gondii trasmesso dai gatti domestici ha infettato anche le rarissime foche monache delle Hawaii, i beluga dell’Artico e ora i nostri delfini.