Nel mare delle Bocche di Bonifacio meno rifiuti che nell’arcipelago Toscano e nel Lazio

[24 febbraio 2014]

I rifiuti marini stanno diventando  un vero problema per la salute del mare. Grandi quantitativi di rifiuti, frutto di una cattiva gestione del ciclo dei rifiuti e del recupero e riuso delle materie,   giungono da terra e, soprattutto le plastiche, che non riescono a degradarsi, possono essere ingeriti da tartarughe, cetacei ed uccelli. La plastica può frammentarsi in particelle più piccole che vengono ingerite dai pesci entrando così a far parte anche della catena alimentare dell’uomo. Anche nel Mediterraneo le correnti hanno creato vortici di “zuppa” di microplastica, uno dei più grossi dei quali è stato individuato negli anni scorsi a nord dell’Isola d’Elba, in pieno Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos.

Ma per poter valutare i quantitativi di plastica in mare, l’Accademia del Leviatano sta monitorando, in specifiche aree di valutazione nel Tirreno, la distribuzione e l’abbondanza di plastiche galleggianti più grandi di 25 cm. Per raccogliere i dati i ricercatori utilizzano un metodo sperimentale già utilizzato in altre parti del mondo ed adattato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dall’Università di Pisa per la situazione mediterranea. «Il metodo  – spiegano all’Accademia del Leviatano, utilizza per il monitoraggio i traghetti di linea come piattaforme di osservazione, permettendo così sia di poter monitorare aree di mare alto, sia di poter ripetere le osservazioni lungo la stessa rotta».

Secondo l’associazione «I risultati preliminari della campagna di monitoraggio invernale dei rifiuti galleggianti nella Regione transfrontaliera delle Bocche di Bonifacio, tra Italia e Francia, mostrano valori bassi rispetto ad altre aree costiere nel Tirreno». I dati raccolti sembrano positivi: «E’ stato infatti censito, nella regione delle Bocche di Bonifacio, dopo più 1.100 km percorsi, circa un oggetto per km quadro. Questo valore aumenta del 50% proprio nell’area dello Stretto. Rispetto alle altre aree monitorate, l’arcipelago Toscano e le coste Laziali, il quantitativo di rifiuti censito è di circa la meta».

Però, i ricercatori sottolineano, che «Il dato è preliminare e che riguarda solo il periodo invernale. Il turismo estivo, infatti, potrebbe apportare nell’area un maggior quantitativo di rifiuti».

Lo studio dell’Accademia del Leviatano proseguirà fino all’estate ed è reso possibile grazie alla collaborazione delle compagnie di traghetti Grimaldi Lines e Corsica-Sardinia Ferries e riguarderà tutto il Tirreno. Anche Legambiente, con Goletta Verde, partecipa al monitoraggio utilizzando la stessa metodologia di raccolta dati. Il protocollo di monitoraggio è all’interno del network internazionale che monitora i cetacei utilizzando traghetti di linea. Al network, coordinato da Ispra, partecipano anche la Fond. Cima, l’Università di Pisa, l’Area marina protetta di Capocarbonara, Ketos, oltre agli enti francesi EcOcean e Gis3M e l’associazione tunisina Atutax e l’Università di Bizerte.