Ma in Europa, ad oggi, la legge rimane impotente

Nel Mediterraneo gli alieni arrivano in yacht e barca a vela

Le chiglie delle barche che si spostano da una marina turistica all’altra sono spesso incrostate di organismi che riescono così a compiere lunghi tragitti (giungendo da Nord America, Giappone, Galapagos) e a sostituirsi alle specie locali

[14 agosto 2017]

L’invasione di specie marine esotiche (o “aliene”), oggi riconosciuto come uno dei più potenti meccanismi di alterazione delle comunità e degli ecosistemi marini, è un problema in continuo aumento in Mediterraneo. Le nostre coste proliferano di alghe e animali provenienti da oceani lontani e immessi nei nostri mari dalle acque di zavorra delle navi, dagli acquari privati o dagli impianti di acquacoltura che hanno importato molluschi asiatici destinati all’allevamento e al consumo. Il Canale di Suez, recentemente ampliato per permettere un più veloce passaggio delle navi, sta favorendo l’ingresso spontaneo di specie del Mar Rosso, alcune delle quali stanno raggiungendo anche le coste italiane, con possibili conseguenze per la biodiversità locale e il turismo.

Ma a quanto pare esiste un ulteriore vettore di introduzione, fino ad ora ignorato e non regolato da normative specifiche: la navigazione da diporto. Le chiglie delle barche che si spostano da una marina turistica all’altra sono infatti spesso incrostate di organismi che riescono così a compiere lunghi tragitti e insediarsi in ambienti nuovi, andando talvolta a sostituirsi alle specie locali. Le marine turistiche più frequentate dagli amanti del mare diventano così dei veri ricettacoli di specie aliene, che col traffico da diporto vengono ulteriormente diffuse da un sito all’altro.

È quanto ha scoperto un team dell’Università di Pavia, composto da Jasmine Ferrario, Sarah Caronni, Anna Occhipinti-Ambrogi e Agnese Marchini, membri della Società italiana di biologia marina, che si occupa da anni di studiare le specie aliene nei mari italiani. In uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Biofouling, le ricercatrici hanno analizzato gli organismi che incrostano le banchine portuali di cinque grandi porti lungo la costa Ligure, Toscana e Sarda (Genova, La Spezia, Livorno, Olbia e Porto Torres) e cinque marine turistiche vicine a ciascuno di essi (Santa Margherita Ligure, Lerici, Viareggio, Porto Rotondo e Castelsardo).

L’idea alla base dello studio era che i grandi porti, frequentati da imbarcazioni internazionali, fungessero da punto di arrivo per specie marine aliene, e che alcune di esse potessero raggiungere anche le vicine marine turistiche, favorite dal traffico locale di yacht e barche a vela. In pratica, ci si aspettava che nelle marine turistiche fossero presenti alcune delle specie aliene già presenti nei porti. Ma i risultati hanno rivelato uno scenario diverso dalle aspettative. Alcune marine turistiche abbondano più del previsto di specie aliene dalle origini più svariate (Nord America, Giappone, Galapagos, ecc), spesso diverse da quelle presenti nei porti, e in numero comparabile a quello dei grandi porti. Sorprendentemente, alcuni alieni mai registrati prima d’ora in Mediterraneo non sono stati osservati nei grandi porti, bensì solo nelle marine.

Questo ha rivelato che le barche a vela e gli yacht che d’estate affollano i nostri mari rappresentano vettori di introduzione e dispersione di specie aliene marine da non sottovalutare. Sebbene gli alieni che destano maggiore preoccupazione siano soprattutto le specie di grosse dimensioni e quelle pericolose per l’uomo, quali meduse o pesci velenosi, anche alcune specie che incrostano le chiglie delle barche sono da considerarsi ospiti indesiderati, perché in grado di alterare localmente la biodiversità e i flussi di energia nell’ambiente marino.

In alcuni Paesi (Australia e Nuova Zelanda) è tassativamente vietato entrare in un porto con lo scafo incrostato di organismi. In Europa non esiste al momento una simile legislazione; occorre pertanto sensibilizzare chi pratica navigazione ricreativa e promuovere comportamenti “virtuosi” che possono contrastare la diffusione di alieni nocivi, come la pulizia frequente dello scafo, soprattutto in  prospettiva di lunghi viaggi.

di Agnese Marchini, Università di Pavia, per greenreport.it

contatto: agnese.marchini@unipv.it