Successo del progetto Life Wolfnet

Nel Parco della Majella più lupi che a Yellowstone

Ma l'orso marsicano resta ad alto rischio

[8 novembre 2013]

Oggi a Caramanico Terme, nel cuore del Parco Nazionale della Majella, si conclude l’International Wolf Congress che per una settimana ha fatto diventare il piccolo centro abruzzese la capitale internazionale del lupo. Non poteva essere migliore la conclusione del Progetto Life Wolfnet, avviato dal 2010 e cofinanziato dalla Commissione Europea.  Il meeting ha dato ottimi risultati e gli organizzatori sottolineano che «Dopo circa 40 anni dall’emanazione delle prime leggi di tutela del Lupo in Italia, la Majella si pone oggi, a livello internazionale, come luogo unico per la ricerca e per la proposta di modelli di gestione del Lupo. Nei 75.000 ettari di natura protetta del Parco della Majella, ricca ancora delle attività dell’uomo, di borghi, attività agricole, zootecniche e turistiche, si nasconde uno dei casi di conservazione del Lupo più interessanti al mondo».

La situazione è ormai ben diversa da quella degli anni ’70, il periodo di massima contrazione della popolazione di lupi che li aveva portati al limite dell’estinzione: il numero complessivo di lupi in tutto l’Appennino era inferiore ai 100 individui, oggi sarebbero più di 1.000 e solo nel Parco Nazionale della Majella oggi sono presenti 9- 10 branchi, per un numero complessivo di 80 individui. Quelli di Wolfnet spiegano che «Il Parco può infatti vantare un numero di lupi che, in proporzione al territorio, è ben superiore, per esempio a quello del famoso Parco di Yellowstone, e può soprattutto offrire un modello di gestione della presenza del lupo compatibile con le attività dell’uomo: i danni recati al bestiame domestico sono tra i più bassi mai registrati, le misure di prevenzione e mitigazione tra le più innovative nel contesto europeo e, ultimamente, grazie al Progetto Life Wolfnet, anche gli studi condotti sui branchi di lupo della Majella risultano essere tra i più dettagliati ed approfonditi nel contesto internazionale. Proprio nella Majella, 40 anni fa, fu applicato il primo radiocollare ad un lupo. Il Parco della Majella ha inoltre restituito agli allevatori oltre 150 pecore predate dal lupo negli ultimi 3 anni».

Secondo Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente, «L’alto livello qualitativo del progetto Life  Wolfnet, che si conclude con il congresso internazionale sul lupo, rende merito al lavoro svolto dai Parchi nel lavoro di costituzione di una rete appenninica per la conservazione e la salvaguardia della biodiversità. È un risultato importante per la sopravvivenza delle specie a rischio, così come avvenuto anche per il camoscio appenninico. È un metodo di lavoro che necessariamente deve essere mutuato anche per la conservazione dell’orso bruno marsicano che, dopo decenni di tentativi di protezione, resta ad alto rischio estinzione. In termini di conservazione delle biodiversità, i Parchi abruzzesi hanno tenuto alta l’immagine dell’Abruzzo e hanno introdotto sistemi innovativi di conservazione tali da contribuire alla stesura e all’aggiornamento delle linee guida per i piani d’azione nazionali del Ministero dell’Ambiente».

Si tratta di risultati che legittimano anche l’approccio di Legambiente, che già nel 1995, prima con il progetto Appennino Parco d’Europa (Ape) e poi con la Convenzione degli Appennini, ha introdotto politiche di sistema per la conservazione e lo sviluppo sostenibile delle aree interne valorizzando l’intera rete istituzionale locale.

Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo, non si nasconde però i problemi che esistono ancora: «L’immagine dell’Abruzzo è però funestata da una perdita di esemplari di lupi e orsi che in buona parte poteva e può essere evitata. E qui non possiamo non rimarcare come le deleghe da parte degli assessorati regionali vengano esercitate su binari paralleli; da una parte apprezziamo lo sforzo del settore turismo, che si è avvalso dei parchi per spingere una comunicazione integrata dell’immagine dell’Abruzzo, e lo sforzo del settore agricoltura, che nell’ambito dello sviluppo rurale ha attuato una serie di misure a tutela della biodiversità. Parallelamente, invece, notiamo una mancanza di politiche del settore urbanistica e aree protette che, nell’ambito del governo del territorio e delle politiche di conservazione, manifesta una rumorosa assenza».