Nel Parco della Maremma ridotti del 40% i daini e del 50% i cinghiali rispetto al 2010

Molto ridotte anche le superfici e i quantitativi agricoli danneggiati

[30 aprile 2018]

La presidente del Parco regionale della Maremma, Lucia Venturi, il direttore Enrico Giunta ed il comandate dei Guardiaparco Luca Tonini hanno presentato i  risultati ottenuti sulla gestione della fauna selvatica,  in particolare dal 2010 ad oggi, per gestire il contenimento numerico di daini e cinghiali e di conseguenza i danni alle attività agricole.

Al Parco spiegano che «Le stime e i numeri derivano da studi specifici sulle presenze degli ungulati selvatici all’interno dell’area protetta e da monitoraggi continui che rappresentano una delle finalità istitutive del Parco regionale della Maremma. Già a partire dalla fine degli anni ’70, infatti, vengono effettuati monitoraggi annuali sulla popolazione degli ungulati selvatici utilizzando tecniche che si sono maggiormente specializzate nell’ultimo decennio e che dimostrano che le attività intraprese per il controllo numerico sono state efficaci e hanno portato – in particolare dal 2010 – ad una riduzione sia delle superfici agricole danneggiate sia delle quantità agricole soggette a danno».

La staff del parco sottolinea: «I numeri parlano chiaro: in questo periodo temporale c’è stata una riduzione di circa il 50% della densità del cinghiale nell’area protetta del Parco e di circa il 40% della presenza dei daini; volendo ipotizzare una stima numerica, potremmo dire che a fronte di un range di cinghiali da 1.600 a 2.000 individui nel 2010, il numero di capi stimabili nel 2017 è in un range che va da 800 a 1.000 individui, mentre per i daini a fronte di un numero pari a circa 1.200 individui nel 2010, il numero di capi stimabili nel 2017 è pari a circa 750 individui. Una riduzione delle densità e della presenza degli ungulati che deriva da un’intensa attività finalizzata al contenimento numerico tramite operazioni di prelievo (abbattimenti e catture), svolti e/o coordinati direttamente dal personale di vigilanza del Parco della Maremma».

Per quanto riguarda le superfici agricole i quantitativi di prodotti danneggiati e quindi dei conseguenti risarcimenti, «l’attività del Parco non si limita all’indennizzo forfettario, ma anche in questo caso ad un accurato lavoro svolto durante l’intera annata agraria attraverso il proprio agronomo, che provvede ad effettuare numerosi sopralluoghi nelle singole aziende al fine di determinare i danni arrecati dagli ungulati selvatici e, conseguentemente, quantificare gli indennizzi che il Parco rifonde nella misura del 100%. Un lavoro continuo ed attento basato non solo sul dato economico preso in valore assoluto e sul numero delle stime effettuate annualmente ma che tiene conto anche dell’andamento dei prezzi unitari del prodotti nella relativa annata agraria. E che accompagna le aziende nell’individuazione delle necessarie attività di prevenzione dei possibili danni attraverso la comunicazione, l’organizzazione e lo scambio di informazioni e di attività programmate tra conduttore, personale di vigilanza, tecnico estimatore e struttura tecnica del Parco».
E anche qui il successo è innegabile: «nel periodo ricompreso tra il 2010 e il 2017, l’entità dei quantitativi danneggiati (in quintali di prodotto) e delle superfici agricole danneggiate (in ettari), si riduce in maniera direttamente proporzionale seguendo l’andamento della riduzione di daini e cinghiali – dicono al Parco – Considerando la superficie agraria utilizzata all’interno dell’area protetta (3.927,63 ettari-dato Arte 2016) quella danneggiata e quindi oggetto di indennizzo ( 126,67 ettari) rappresenta poco meno del 4%».

ùLa Venturi ricorda che si tratta di «Un’attività, svolta seguendo quanto determinato nel Piano annuale di gestione, che ha dimostrato quindi di avere efficacia e che proseguirà negli anni a venire: il contenimento numerico degli ungulati selvatici è un obbligo per l’Ente Parco sia per motivi conservazionistici, e dunque per proteggere il patrimonio di biodiversità in essa presente, sia per salvaguardare la presenza dell’agricoltura che rappresenta essa stessa un patrimonio fondamentale dell’area protetta in termini economici, sociali e culturali. La gestione della fauna selvatica è dunque un lavoro complesso, che coinvolge molte persone e diverse professionalità lungo l’intero anno dell’anno e che viene condiviso anche con le associazioni agricole del territorio con cui è stato istituito un tavolo tecnico proprio per avere un continuo confronto con chi rappresenta le aziende che operano nel settore».

Quello del Parco della Maremma è un lavoro che è stato preso a modello a livello nazionale da Federparchi che ha voluto organizzare proprio ne Parco toscano un seminario tecnico sulla gestione degli ungulati selvatici per fornire indicazioni utili ai gestori delle aree protette che si trovano ad affrontare il problema della loro presenza e che il Parco della Murgia materana vuole esportare sul proprio territorio per risolvere il problema dei cinghiali.