Nella Lista Rossa il 99% delle specie endemiche del Bhutan, il Paese dell’indice della felicità

Nella Lista rossa Iucn anche specie selvatiche parenti delle specie coltivate

Vicine all’estinzione piante selvatiche considerate essenziali per la sicurezza alimentare

[6 dicembre 2017]

Secondo l’ultimo aggiornamento della Lista Rossa dell’International union for conservation of nature (Iucn), «L’agricultura non sostenibile e l’urbanizzazione minacciano le specie imparentate con le piante coltivate».

Si tratta anche di 26 specie selvatiche di grano, 25 specie di riso selvatico e di ben 44 specie di igname selvatico che, spesso per la prima volta, entrano a far parte della Lista Rossa grazie alla patnership strategica  Iucn-Toyota istituita per conoscere meglio le minacce alla biodiversità mondiale.

Toshio Niimi, di Toyota Motor Corporation Toyota ha detto che «Questa partnership si inscrive nel Toyota Environmental Challenge 2050, un progetto mirante a ridurre a zero, o oltre, gli effetti negativi del settore automobilistico sull’ambiente, creando allo stesso tempo degli effetti positivi per la società. Di fronte alle sfide del cambiamento climatico, la buona salute della biodiversità è sempre più importante per il benessere umano e la sicurezza alimentare. Apportando il suo sostegno alla Lista Rossa delle specie minacciate dell’Iucn, Toyota aiuta a salvaguardare il numero crescente di spec ie che rischiano l’estinzione, tra le quali le specie selvatiche imparentate alle colture e i rettili del Giappone. Queste nuove valutazioni delle specie selvatiche di grano, di riso e di igname contribuiranno all’adattamento al cambiamento climatico».

3 specie selvatiche di riso, 2 di grano e 17 di igname sono minacciate di estinzione e l’Iucn spiega che «Il disboscamento e l’urbanizzazione crescente, associatu a un’agricoltura intensiva, in particolare con il sovra pascolo e l’utilizzo generalizzato di erbicidi, rappresentano le principali minacce per queste specie».

Paul Wilkin, che dirige il Natural Capital & Plant Heath e incaricato della ricerca sull’igname al Royal Botanic Gardens, Kew, evidenzia che «Gli ignami selvatici forniscono gli steroidi utilizzati per la produzione della pillola contraccettiva originaria e sono anche alimenti stagionali a base di amidi consumati in Madagascar e altrove. I loro cugini coltivati, che sono stati domesticati a partire dagli ignami selvatici, in Africa nutrono circa 100 milioni di persone, i Royal Botanic Gardens, Kew ed altre istituzioni agiscono per la conservazione delle specie selvatiche imparentate con le colture, come gli ignami,  perché queste piante possano continuare a fornirci degli alimenti e delle medicine dappertutto nel mondo, adesso e in futuro. Forniranno anche dei tratti chiave per ottenere delle varietà coltivate migliorate e adattate all’evoluzione futura. Questa valutazione permette di mettere a punto delle azioni di conservazione che diano la priorità alle specie più minacciate di igname e ad altre piante selvatiche imparentate».

La direttrice dell’Iucn, Inger Andersen, sottolinea che «Degli ecosistemi in buona salute e ricchi di specie sono una condizione indispensabile per nutrire la crescente popolazione mondiale e realizzare il secondo Obiettivo di sviluppo sostenibile: eliminare la fame entro il 2030. Le specie vegetali selvatiche im parentate con le specie coltivate mantengono la diversità genetica delle colture agricole, permettendo così loro di adattarsi ai cambiamenti climatici e di garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale a livello mondiale. Questo nuovo aggiornamento della Lista Rossa dell’Iucn ci allerta syul loro declino e sottolinea il bisogno di rispondere, per salvaguardare il nostro stesso futuro».

Gli esperti della Lista Rossa Iucn ricordano che «Le varietà moderne ottenute per incrocio con delle specie selvatiche imparentate arricchiscono la necessaria diversità genetica, migliorando così la resistenza alla siccità, alle malattie e ai parassiti. D’altronde, questi problemi dovrebbero aggravarsi con i cambiamenti climatici«. Secondo uno studio recente, il 72% delle specie selvatiche imparentate con le colture non sono salvaguardate in maniera appropriata in banche genetiche e la conservazione in situ allo stato selvatico rimane molto difficile. L’Iucn rficorda che «Le specie selvatiche imparentate hanno una grande importanza economica: apportano annualmente 115 miliardi di dollari all’economia mondiale e questa cifra potrebbe ancora crescere di molto in futuro».

Nigel Maxted, co-presidente dell’Iucn Ssc Crop wild relative specialist group, spiega a sua volta che «La diversità genetica proveniente dalle specie selvatiche imparentate  ci permetterà  di mettere a punto delle colture più resilienti di frongte al cambiamento climatico, contribuendi così alla sicurezza alimentare a livello mondiale. Se ignoriamo la sorte di queste specie. è a nostro rischio e pericolo. La valutazione delle specie selvatiche imparentate  da parte della Lista Rossa dell’Iucn mette a nostra disposizione delle informazioni dettagliate sulle minacce che pesano su queste specie. Grazie alle nuove valutazioni, adesso siamo in grado di agire in modo sistematico per salvaguardare le specie selvatiche imparentate con le nostre colture, riducendo le pratiche agricole sovraintensive come il sovra pascolo e l’utilizzo generalizzato di erbicidi».

L’aggiornamento della Lista Rossa Iucn dedica una particolare attenzione alle piante endemiche del Bhutan e inserisce per la prima volta nel suo elenco ben il 99% delle piante autoctone del piccolo regno himalayano; «Sulle 125 specie aggiunte – dice l’IIucn – circa un quarto sono minacciate a causa della distruzione e del degrado degli habitat, dovuti principalmente all’urbanizzazione crescente e alla realizzazione di infrastrutture, così come alla raccolta insostenibile. Le specie miacciate comprendono due orchidee (Oreorchis sanguinea e Cheirostylis sherriffii), minacciate dall’allargamento delle strade e dai cambiamenti nell’utilizzo dei suoli, e la Neopicrorhiza minima, classificata in pericolo, una pianta utilizzata localmente dalla medicina tradizionale per curare il raffreddore e disturbi minori, minacciata da un raccolta non sostenibile».

E’ evidente che anche il Bhutan, il Paese che ha inventato l’indice della felicità, abbandonando il Pil, ha qualche problema con lo sviluppo e la tutela dell’ambiente.