Nell’Antropocene non c’è spazio per gli spostamenti dei mammiferi

Nei territori modificati dall’uomo i mammiferi si spostano molto meno che in quelli naturali

[29 gennaio 2018]

Nei territori modificati dall’uomo, i mammiferi si spostano in media solo da metà a un terzo delle distanze che percorrono abitualmente in natura. Sono i risultati dello studio “Moving in the Anthropocene: Global reductions in terrestial mammalian movements”, pubblicato su Science da un foltissimo gruppo internazionale di 115 ricercatori guidato della Senckenberg Gesellschaft für Naturforschung e della Goethe-Universität Frankfurt de che esamina per la prima volta questo tema a livello globale e per molte specie diverse contemporaneamente. Gli autori sottolineano che «Questi risultati possono avere conseguenze di vasta portata per gli ecosistemi e, a loro volta, per la società».

La maggior parte dei mammiferi si sposta quotidianamente in cerca di cibo, per trovare un compagno o per cercare riparo. Genelalmente, alcuni mammiferi più grandi come la zebre si spostano su distanze maggiori, mentre i mammiferi più piccoli, come le lepri, di solito coprono distanze più brevi. Il team di ricerca guidato dalla biologa Marlee Tucker, del Senckenberg Gesellschaft für Naturforschung e della Goethe-Universität, ha dimostrato che l’are in cui avvengono questi spostamenti è significativamente ridotta nelle aree modificate dall’uomo: «In queste aree, i mammiferi si spostano su distanze che sono solo dalla metà a un terzo di quelle che coprono in aree più naturali.

I 115 coautori dello studio, provenienti da varie istituzioni scientifiche e università, hanno raccolto dati sui movimenti di 803 individui di 57 specie di mammiferi  e per farlo hanno utilizzato il portale di dati Movebank, che archivia i dati sugli spostamenti inseriti dai ricercatori di tutto il mondo. La Tucker spiega: «Il nostro studio esamina tutto, dalle lepri ai cinghiali agli elefanti. Gli scienziati del nostro team hanno equipaggiato i singoli animali con un dispositivo di tracciamento GPS che registrava la posizione di ciascun animale ogni ora per un periodo di almeno due mesi». I ricercatori hanno poi confrontato questi dati con l’Human Footprint Index delle aree in cui vagavano gli animali. L’indice misura quanto un’area è stata cambiata dalle attività umane come infrastrutture, l’urbanizzazione  o l’agricoltura.

Ne è venuto fuori che nelle aree con un’impronta umana relativamente elevata, come un tipico paesaggio agricolo europeo, in 10 giorni  i mammiferi coprono solo da metà a un terzo della distanza abitualmente percorsa dai mammiferi che vivono in paesaggi più naturali e questo vale sia per la distanza massima che per la distanza media percorse in un arco di tempo di 10 giorni.

Però, lo studio  dimostra  che per tempi più brevi di 10 giorni, ad esempio un’ora, i mammiferi non si spostano  in modo diverso nei territori con Human Footprint Index diverso e i ricercatori dicono che «Questo significa che l’impronta umana influisce sul comportamento di ranging dei mammiferi su intervalli di tempo più lunghi, ma non influenza i loro movimenti in periodi di tempo più brevi. Potenzialmente, i mammiferi si muovono meno perché hanno cambiato il loro comportamento nei territorimodificati dall’uomo».

Un altro autore dello studio, Thomas Mueller, anche lui del Senckenberg Gesellschaft für Naturforschung e della Goethe-Universität, sottolinea che «In alcune di queste aree potrebbe esserci più cibo disponibile, facendo in modo che gli animali non debbano coprire distanze così grandi. Inoltre, la frammentazione del territorio e le barriere create dalle infrastrutture potrebbero limitare i movimenti dei mammiferi».

I ricercatori sono preoccupati del fatto che le distanze di spostamenti ridotte potrebbero influire sulle funzioni degli ecosistemi che dipendono dai movimenti degli animali: «E’ importante che gli animali si spostino, perché muovendosi svolgono importanti funzioni ecologiche come il trasporto di nutrienti e semi tra aree diverse. Inoltre, gli spostamenti dei mammiferi riuniscono diverse specie e quindi consentono interazioni nelle reti alimentari che altrimenti potrebbero non verificarsi. Se i mammiferi si spostano meno, questo potrebbe alterare alcune di queste funzioni ecosistemiche. Ad esempio, la dispersione di semi delle piante da parte degli animali tra habitat diversi potrebbe essere in pericolo».