Riceviamo e pubblichiamo

Nelle aree protette del Paese la gestione alle competenze

[18 aprile 2014]

Continua subdola e sottosilenzio, la modifica alla legge quadro sulle aree protette 394/91, che con il pretesto di normare le Aree Protette Marine, la sburocratizzazione delle procedure e il miglioramento della “governance”, oltre che un concreto rilancio economico e sociale delle aree protette la cosiddetta “modifica” prevede la occupazione sempre più incisiva delle lobby e degli interessi delle associazioni venatorie e di categoria interessate più ai propri iscritti che al bene comune.

Parte un Appello al Presidente della Repubblica e alle autorità competenti per esortare il Parlamento e coloro che hanno funzioni decisionali a una riflessione profonda, trasparente e partecipata sui parchi e sulle altre aree protette, nel rispetto dei principi costituzionali richiamati nella legge quadro sulle aree protette n.394/91, a tutela non solo dell’immagine straordinaria dell’Italia nel mondo, ma soprattutto per il significato del valore della natura nella vita di ciascuno di noi e la responsabilità che tutti abbiamo di trasmettere questo valore alle future generazioni.

I Parchi, ed in particolare quelli nazionali, hanno bisogno di competenze, nel rispetto dell’art. 9 della legge quadro specifica “Il Consiglio direttivo è formato dal Presidente e da otto componenti, nominati con decreto del Ministro dell’ambiente, sentite le regioni interessate, scelti tra persone particolarmente qualificate per le attività in materia di conservazione della natura”, da quando questo disposto di legge è stato sistematicamente eluso la gestione dei Parchi ha perso ogni prospettiva di corretta attuazione della legge.

Ma cosa sono “le competenze in materia di conservazione della natura” ? , un semplice titolo o incarico politico amministrativo (per essere stato, dipendente, amministratore, presidente o vice presidente di un parco o di una riserva naturale ?) o la competenza scientifica, tecnico operativa, dimostrata da attività di studio e ricerca, da pubblicazioni in materia regolarmente certificate da istituti universitari e di ricerca?

la legge non è generica e definisce la competenza con una precisazione: “particolarmente qualificato per le attività in materia di conservazione della natura” .

Di fatto il Ministero dell’Ambiente nel richiedere le designazione agli organi deputati (Ministeri, ISPRA, Associazioni Ambientaliste, Comunità dei Parchi) con nota dell’ottobre 2013, ha precisato che le “designazioni devono pervenire corredate dai curriculum dei designati” per il rispetto del citato art. 9 della legge quadro. A questo punto si è scatenata la corsa al chiarimento e alla precisazione da parte delle Comunità dei Parchi, tanto che si potesse confondere il chiaro intento del legislatore , come è stato nel recente passato, determinando una condizione di ingovernabilità e gestione approssimata e mediocre, sfaldando completamente, per responsabilità plurime (centrali e locali), il Sistema delle Aree Protette che negli anni ’90 aveva dato tante speranze a territori marginali e periferici.

Questa volta se le Commissioni Ambiente di Camera e Senato non metteranno un freno alle modifiche richieste per soli interessi di parte e al rispetto delle norme in materia di nomine nelle Aree Protette, saranno i Tribunali Amministrativi a porre un freno come sta accadendo per molte aree protette italiane.

La conservazione e tutela della natura, appartiene alle componenti essenziali del governo del territorio e le competenze in questo campo soprattutto in Italia sono marginalizzate in ruoli scientifici od accademici, più che operativi e gestionali.

I danni sul dissesto idrogeologico, sul patrimonio naturale ed ambientale sono la causa di mancanza di competenza nei ruoli di responsabilità. La legge quadro con lungimiranza aveva affrontato questa materia, che con leggerezza ed indolenza viene superata dagli interessi localistici spesso interessati più a prebende e clientelismo che a governare processi d’interesse nazionale e talvolta internazionale ai quali il Governo dovrebbe porre maggiore attenzione. Per concludere, come piace dire al Presidente dell’ITKI Pietro Laureano, l’Italia è sempre stata considerata “il Giardino d’Europa” solo che mancano i giardinieri.

di Domenico Nicoletti*

*responsabile Comitato locale Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Docente di Gestione e salvaguardia delle aree protette – università di Salerno