Nelle brine dell’Antartide il segreto della vita su Marte? Una ricerca italiana

A novembre una nuova spedizione al Polo Sud per studiare in maniera più approfondita le brine di alcuni laghi perennemente ghiacciati

[9 luglio 2018]

Lo studio “A thin ice layer segregates two distinct fungal communities in Antarctic brines from Tarn Flat (Northern Victoria Land)” pubblicato su Scientific Reports da Luigimaria Borruso (università di Bozen-Bolzano), Ciro Sannino, Benedetta Turchetti e Pietro Buzzini (università di Perugia), Laura Selbmann e Laura Zucconi (università della Tuscia . Cnr-Iamc), Dario Battistel (università Ca’ Foscari, Venezia), Maurizio Azzaro (Istituto per l’ambiente marino costiero del Cnr – ) e Mauro Guglielmin (università dell’Insubria) fa il punto sulla ricerca effettuata sulle brine in  Antartide, «Liquidi molto salati, in cui prosperano microorganismi che si sono adattati a vivere in crio-ecosistemi (sistemi estremi caratterizzati da basse temperature). Lo studio è stato condotto in un lago perennemente ghiacciato di Tarn Flat, nella Terra Vittoria, dove sono stati rinvenute due distinte comunità di funghi in due strati di brine, separati da un sottile strato di ghiaccio di 12 cm».

Azzaro sottolinea che «Quanto evidenziato rende possibile ipotizzare una prospettiva di vita anche in ambienti analoghi, quali le Lune ghiacciate del sistema solare o Marte. L’ipotesi che possa esistere una qualche forma di vita in ambienti extraterrestri è legata al fatto che vi è stata rilevata la possibile presenza di brine, come in Antartide. I crio-ecosistemi sono studiati per comprendere come queste realtà funzionino sulla Terra e quali potrebbero essere le fonti di energia in grado di consentire la vita in analoghe condizioni estreme. Ancora non sappiamo se nelle brine di altri pianeti del sistema solare ci siano microbi ma per studiare la possibile abitabilità di tali sistemi extraterrestri, in futuro, si potrebbero impiantare microbi terrestri».

Nell’ambito del Programma nazionale di ricerche in Antartide (Pnra), finanziato dal ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e attuato dall’Enea per gli aspetti logistici e dal Cnr per la programmazione e il coordinamento scientifico, un team di ricercatori partirà per il Polo Sud  per studiare in maniera più approfondita le brine di alcuni laghi perennemente ghiacciati e Azzaro spiega che «La missione comincerà a novembre, durerà circa un mese e riguarderà i crio-ecosistemi (già studiati in due passate spedizioni scientifiche del Pnra, nel 2014 e nel 2017) che sappiamo ospitano brine in forma liquida. Inoltre, ci avvarremo del geo-radar per individuare altri laghi che possano racchiudere brine. Bisognerà perforare i laghi ghiacciati con un carotatore, quindi le brine saranno prelevate sterilmente per essere trattate e analizzate nei laboratori della stazione scientifica italiana Mario Zucchelli. Cercheremo quindi di isolare e caratterizzare in laboratorio i ceppi microbici presenti, ricorrendo sia a metodi colturali sia a estrazione del Dna della componente procariotica (batteri e archeobatteri) ed eucariotica. L’obiettivo di questi studi è aumentare le conoscenze sulla vita microbica in ambienti estremi e capire come possa essere sostenuta nei crio-ambienti terrestri, per acquisire elementi utili a ipotizzare sistemi analoghi in altri mondi ghiacciati dell’Universo».